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Sanità
03 Marzo 2026 - 18:54
Chivasso, infermiere demansionato per anni: l’AslTo4 condannata dal Tribunale di Ivrea
Non è solo una causa di lavoro. È uno squarcio aperto sull’organizzazione della sanità pubblica.
“Grave demansionamento”. È con queste parole che il Tribunale di Ivrea, con la sentenza n. 122/2026 pubblicata il 25 febbraio scorso, ha condannato in primo grado l’AslTo4 al risarcimento del danno nei confronti di un infermiere in servizio all’ospedale di Chivasso.
Al centro della vicenda c’è il reparto di Psichiatria. Migliaia di turni senza personale Oss (Operatore socio sanitario). Un dato che non è rimasto sulla carta, ma che si è tradotto nella quotidianità del lavoro: mansioni di supporto svolte stabilmente da chi avrebbe dovuto occuparsi di altro.
L’infermiere coinvolto è iscritto al Si Cobas di Torino, e proprio attraverso il sindacato è stata portata avanti la vertenza. Per anni – secondo quanto ricostruito in giudizio – avrebbe svolto compiti inferiori rispetto alla propria qualifica, subendo una dequalificazione continua e protratta nel tempo. Non un episodio sporadico, ma una condizione strutturale.
La sentenza fotografa una situazione che in molti, nelle corsie, conoscono bene: quando manca il personale di supporto, il confine tra ruoli si dissolve.
"Pazienti e familiari - dice il sindacato - si rivolgevano abitualmente all’infermiere anche per incombenze proprie degli Oss, con una progressiva sovrapposizione delle funzioni e una evidente compromissione della sua professionalità e dignità...".
Il punto non è solo giuridico. È politico e organizzativo.
La vertenza, spiegano dal Si Cobas, non è stata promossa esclusivamente per il riconoscimento del danno individuale, ma per far emergere un problema più ampio: il sovraccarico strutturale che attraversa numerose realtà ospedaliere. Infermieri costretti a barcamenarsi tra compiti clinici, responsabilità assistenziali e mansioni alberghiere pur di garantire i servizi minimi ai pazienti.
Una spirale pericolosa. Perché quando le competenze si diluiscono e i carichi aumentano, cresce anche il rischio di stress, burnout ed errori. E a pagare non è solo il lavoratore, ma l’intero sistema.
Secondo il sindacato, casi analoghi non sarebbero isolati. Ci sarebbero altri infermieri che da tempo segnalano di essere impiegati in attività che esulano dal loro profilo professionale. Una prassi che, se confermata, aprirebbe interrogativi pesanti sull’organizzazione del lavoro all’interno dell’AslTo4.
Il nodo, ancora una volta, è quello degli organici. La carenza di personale di supporto non può diventare la giustificazione permanente per ridefinire nei fatti le mansioni di chi resta. Se il vuoto viene colmato stabilmente con il “fare tutto”, il rischio è che il demansionamento non sia più un’eccezione, ma un modello silenzioso.
Si Cobas parla di cattiva organizzazione del lavoro e di carenze sistematiche che affondano le radici in anni di definanziamento della sanità pubblica e in processi di privatizzazione che hanno progressivamente compresso le risorse. Un quadro che, a detta del sindacato, si riflette direttamente sulle condizioni di chi lavora in corsia.
La sentenza rappresenta un precedente significativo e potrebbe incoraggiare altri lavoratori a far valere le proprie ragioni.
Resta da capire quale sarà la risposta dell’AslTo4. Se l’azienda impugnerà la decisione o se, invece, si aprirà una riflessione interna sull’organizzazione dei reparti più esposti.
Di certo, il pronunciamento del Tribunale accende un faro su una realtà che va oltre il singolo caso. Perché la questione non riguarda solo un risarcimento. Riguarda il riconoscimento dei confini professionali, dei ritmi umani, della dignità del lavoro sanitario.
E in un sistema già sotto pressione, è un tema che difficilmente potrà essere archiviato in fretta.

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