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Vallone di Sea. Dopo la bocciatura del TAR la minoranza va all’attacco

Interrogazione di Andrea Parodi, Giuseppe Rapelli e Antonella Murrocu contro il sindaco Giuseppe Giacomelli: «Progetto non fattibile fin dall’inizio, ora chiarezza su spese e responsabilità»

Groscavallo sotto accusa: la controversa strada nel Vallone di Sea divide il paese

Groscavallo sotto accusa: la controversa strada nel Vallone di Sea divide il paese

Groscavallo – La sentenza del TAR che ha cancellato il progetto della strada agro-pastorale nel Vallone di Sea non chiude la vicenda. La sposta, con forza, dentro il palazzo comunale. E la polemica torna a salire di tono.

Dopo la bocciatura nel merito del progetto – accogliendo il ricorso promosso da ATA Ciriè – a intervenire è il gruppo consiliare di minoranza Groscavallo Cambia, formato da Andrea Parodi, Giuseppe Rapelli e Antonella Murrocu, che rompe il silenzio mantenuto durante il contenzioso.

«Abbiamo scelto di non intervenire pubblicamente mentre il ricorso era in corso, per non alimentare ulteriori tensioni», spiegano. Ma ora che la sentenza è stata depositata, la posizione diventa netta. Per l’opposizione, quella del TAR sarebbe stata una conclusione prevedibile: richiamano il parere tecnico negativo espresso già nel 2017 dagli uffici regionali e sostengono che fin dall’inizio fosse evidente la fragilità dell’impianto progettuale.

Il bersaglio politico è il sindaco Giuseppe Giacomelli, che secondo la minoranza avrebbe fatto della strada in Val di Sea una «bandiera personale», difendendola anche dopo i rilievi tecnici e dopo i gravi eventi alluvionali del 2024 che avevano colpito il vallone con erosioni e depositi di materiale, aggravando un contesto idrogeologico già delicato.

Il progetto prevedeva una pista agro-pastorale fino all’area dell’alpeggio di Balma Massiet, in un contesto ambientale che gli oppositori hanno sempre definito fragile e di straordinario valore paesaggistico. I numeri contestati nel corso degli anni parlavano di superfici pascolabili limitate – circa 6,5 ettari complessivi, con meno di mezzo ettaro nell’area immediatamente circostante l’alpeggio – a fronte di un intervento che avrebbe inciso su un vallone considerato tra i più suggestivi e selvaggi dell’arco alpino, a due passi dal Parco del Gran Paradiso e dal Parc National de la Vanoise.

vallone sea

Non solo ambiente, ma anche identità. Sea non è un vallone qualsiasi: è il luogo delle “Antiche Sere” raccontate da Gian Piero Motti, è il “Sogno di Sea” di Gian Carlo Grassi, è una meta internazionale per l’arrampicata. Attorno al ricorso si era infatti stretto un fronte ampio: associazioni ambientaliste, realtà alpinistiche, centinaia di sostenitori attraverso il crowdfunding, fino alla mobilitazione di nomi noti del mondo dell’arrampicata. Una battaglia che aveva assunto i contorni simbolici di Davide contro Golia.

Ora, con la sentenza che annulla il progetto, Parodi, Rapelli e Murrocu chiedono conto delle conseguenze. Hanno depositato un’interrogazione formale per sapere se l’amministrazione intenda considerare definitivamente chiusa la partita o se stia valutando ulteriori passi. Ma soprattutto chiedono trasparenza sui costi sostenuti dal Comune in quattro anni: incarichi a progettisti, geologi, ingegneri, consulenze legali, studi e perizie. Secondo la minoranza, la scelta di proseguire nonostante i segnali di criticità avrebbe comportato «migliaia di euro» di spesa pubblica.

Nel documento viene richiamata anche la “Bandiera Nera” assegnata nei mesi scorsi da Legambiente a Groscavallo, episodio che aveva già acceso il dibattito e che l’opposizione considera un colpo d’immagine pesante per un paese che vive anche di turismo e accoglienza. Al sindaco Giuseppe Giacomelli viene chiesto ora di prendere posizione anche su questo fronte.

La sentenza del TAR segna uno spartiacque giuridico: la strada, per come era stata progettata e autorizzata, è stata fermata. Ma la partita politica è appena cominciata. In consiglio comunale si preannuncia un confronto acceso, tra chi parla di errore annunciato e chi dovrà spiegare le scelte compiute.

Il Vallone di Sea, ancora una volta, resta al centro del dibattito di una comunità divisa tra visioni opposte di sviluppo e tutela. E se per molti la decisione dei giudici rappresenta la difesa definitiva di un luogo simbolo, ora tocca alla politica fare i conti con ciò che resta: le responsabilità, i costi e il futuro delle scelte amministrative.

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