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02 Marzo 2026 - 18:51
Sud Sudan, massacro all’alba ad Abiemnom: 169 morti e oltre mille sfollati dopo l’assalto armato
All’inizio si è sentito il crepitio del fuoco. I sacchi di miglio accatastati al mercato di Abiemnom si sono gonfiati mentre il buio non aveva ancora lasciato spazio alla luce. Alle 4:30 circa, gruppi armati sono entrati nella contea di Abiemnom, nel Ruweng Administrative Area, nel nord del Sud Sudan, e hanno aperto il fuoco contro case, bancarelle e magazzini. L’attacco è durato tre o quattro ore. Quando gli spari si sono fermati, a terra sono rimasti almeno 169 morti. Circa 90 erano civili: bambini, donne, anziani. Tra le vittime figurano anche uomini in uniforme e funzionari locali.
Il bilancio è stato diffuso dalle autorità del Ruweng Administrative Area. Decine di persone sono rimaste ferite e oltre mille civili hanno cercato riparo presso una base della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS). La missione ha espresso grave preoccupazione e ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità. Testimoni hanno raccontato di colpi esplosi da più direzioni e di incendi appiccati in diversi punti del centro abitato.
Il ministro dell’Informazione del Ruweng Administrative Area, Stephano Wieu De Mialek, ha accusato “giovani armati” provenienti dallo Stato di Unity. Secondo le autorità locali, alcuni di loro sarebbero legati alla White Army, milizia giovanile attiva nelle comunità nuer, e ad elementi dello Sudan People’s Liberation Movement/Army – In Opposition (SPLA-IO), il movimento di opposizione guidato da Riek Machar. Lo SPLA-IO ha negato ogni coinvolgimento e ha dichiarato di non avere forze dispiegate nell’area. Le accuse restano quindi senza una verifica indipendente.
La fascia di confine tra Ruweng e Unity è da anni una delle aree più instabili del Paese. Negli ultimi tempi si sono susseguiti scontri legati a razzie di bestiame, controllo delle rotte di transumanza e rivalità politiche locali. Nel 2025, ad Abiemnom e nei dintorni, erano già stati registrati attacchi attribuiti a gruppi giovanili armati. In più occasioni la UNMISS ha offerto protezione a centinaia di civili in fuga, segnalando la difficoltà delle autorità statali a garantire sicurezza continuativa.
Dietro l’assalto si intrecciano fattori locali e tensioni nazionali. Le milizie giovanili, spesso autonome e con catene di comando fluide, operano in contesti dove lo Stato è debole e la disponibilità di armi è diffusa. Le rivalità per terra, acqua e bestiame si sovrappongono alla competizione politica tra il presidente Salva Kiir e l’opposizione di Riek Machar. L’accordo di pace del 2018 ha ridotto i combattimenti su larga scala, ma non ha disarmato completamente i gruppi locali né ha ricomposto le divisioni interne. Le Nazioni Unite hanno avvertito più volte del rischio di un ritorno a un conflitto più ampio.
La crisi umanitaria aggrava il quadro. Secondo dati delle agenzie delle Nazioni Unite, 9,3 milioni di persone in Sud Sudan hanno bisogno di assistenza e 7,7 milioni vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Circa 650 mila bambini sotto i cinque anni rischiano la malnutrizione severa. Ogni attacco contro un centro abitato interrompe i mercati, blocca le forniture e costringe nuove famiglie alla fuga.
At least 169 people killed in South Sudan attack https://t.co/srPGghDtML
— BBC News (UK) (@BBCNews) March 2, 2026
Tra le vittime figurano anche il commissario della contea di Awarpiny, Paulino Wal, e il direttore esecutivo della contea di Abiemnom, uccisi durante l’assalto. La loro morte indebolisce un’amministrazione già fragile. In territori dove le istituzioni sono ridotte al minimo, la perdita di funzionari chiave rallenta la distribuzione degli aiuti, la gestione delle scuole e dei servizi sanitari.
Sull’identità degli aggressori restano zone d’ombra. In passato, in episodi simili, le responsabilità sono state difficili da accertare per la presenza di alleanze variabili e combattenti che si muovono tra milizie locali e gruppi politici più strutturati. La dinamica, tuttavia, è ricorrente: incursioni rapide all’alba, attacchi contro obiettivi civili e amministrativi, ritirata prima dell’arrivo di rinforzi.
Abiemnom occupa una posizione sensibile. Si trova in un’area attraversata da corridoi di transumanza e vicina a zone petrolifere dello Stato di Unity. Colpire il mercato significa colpire l’economia locale e spingere parte della popolazione ad abbandonare il territorio. Gli incendi di case e magazzini hanno effetti che vanno oltre la distruzione immediata: modificano gli equilibri demografici e il controllo delle risorse.
Nei giorni successivi all’attacco, centinaia di persone sono rimaste accampate nei pressi della base della UNMISS. I peacekeeper hanno riferito di famiglie separate nella fuga e di minori arrivati senza genitori. La protezione offerta dalle Nazioni Unite ha limitato il numero delle vittime, ma non può sostituire un sistema di sicurezza statale funzionante.
Il governo centrale di Juba è chiamato ora a garantire indagini credibili e a rafforzare la presenza delle forze regolari nell’area. Senza accertamenti indipendenti e senza responsabilità chiare, il rischio è che l’attacco alimenti una nuova spirale di vendette. La comunità internazionale deve sostenere la protezione dei civili e assicurare accesso umanitario senza restrizioni.
La mattina dopo, al mercato di Abiemnom, tra lamiere annerite e cereali bruciati, i sopravvissuti hanno cercato di recuperare ciò che restava. Molti si sono chiesti se restare o partire. In un Paese segnato da conflitti ricorrenti, l’assalto del 1° marzo 2026 non appare come un episodio isolato, ma come l’ennesima manifestazione di un’instabilità che non è stata risolta.
Fonti: Autorità del Ruweng Administrative Area; dichiarazioni della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS); comunicati dello Sudan People’s Liberation Movement/Army – In Opposition (SPLA-IO); rapporti delle Nazioni Unite sulla situazione umanitaria in Sud Sudan; documentazione di Human Rights Watch; rapporti dell’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.
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