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Pannoloni fantasma, famiglie lasciate sole: l'assessore regionale alla sanità Riboldi dov’è?

Da dicembre forniture interrotte in molte Asl piemontesi. Tra consegne fantasma, call center irraggiungibili e spese di tasca propria, esplode il caso sollevato da Monica Canalis: quasi 100 mila non autosufficienti aspettano risposte dalla Regione guidata dall’assessore Federico Riboldi

Pannoloni fantasma, famiglie lasciate sole: l'assessore regionale alla sanità Riboldi dov’è?

Pannoloni fantasma, famiglie lasciate sole: l'assessore regionale alla sanità Riboldi dov’è?

“Ho fatto oggi almeno 30 tentativi per contattarvi al telefono ma nulla, non so più cosa fare. Io vorrei solo la fornitura che spetta di diritto a mia moglie”.

Non è uno slogan politico. È la mail di un marito esasperato. Una richiesta di aiuto inviata il 19 febbraio all’Ufficio Relazioni con il Pubblico dopo settimane di silenzio. La moglie è su una sedia a rotelle, non può aprire la porta. La fornitura di pannoloni era stata richiesta il 13 dicembre 2025. A febbraio non è arrivato nulla. Nel frattempo il corriere risulta aver consegnato. Ma la farmacia, indicata come punto di ritiro, smentisce: il materiale non si è mai visto.

Lui chiama il numero verde. Chiama il numero di Torino. Scrive mail. Riscrive. Ricontatta. Il call center risponde, a volte. Dice che “provvede a segnalare”. Dice che “rifà partire l’ordine”. Poi più niente. Un mese. Due mesi. Silenzio.

Nel frattempo i pannoloni finiscono davvero.

E la famiglia paga. Di tasca propria.

Non è un caso isolato. È la fotografia di quello che sta accadendo in Piemonte da dicembre 2025, quando in molte Asl si è di nuovo interrotta la fornitura degli ausili per l’incontinenza destinati alle persone non autosufficienti. Esattamente come era già successo nella primavera 2024, quando per tre mesi il sistema si era inceppato lasciando migliaia di famiglie in balia di se stesse.

Monica Canalis

Monica Canalis, Pd

A sollevare il caso in Consiglio regionale è Monica Canalis, consigliera del PD, che parla senza mezzi termini di “disastro su tutta la linea” e chiede all’assessore alla Sanità Federico Riboldi di intervenire subito, anche valutando la risoluzione del contratto con la CTV srl, la società che si è aggiudicata l’appalto unico regionale.

Il meccanismo, sulla carta, doveva essere semplice: acquisto centralizzato da parte della Regione, consegna attraverso le Asl, risparmi garantiti, organizzazione semplificata per famiglie e Rsa. Nella realtà, invece, si moltiplicano le segnalazioni di ritardi, mancate consegne, pacchi fantasma, centralini irraggiungibili, email senza risposta. E mentre le carte parlano di pianificazione e riassortimento, le persone fanno i conti con la quotidianità: igiene, piaghe da decubito, infezioni, cambi notturni.

Perché un pannolone non è un dettaglio amministrativo. È dignità. È salute. È qualità della vita.

Come se non bastasse, con la delibera regionale di fine 2023 e l’appalto partito nel 2024, sono state anche ridotte le quantità di dispositivi consegnati gratuitamente, sulla base di nuove caratteristiche di “maggiore assorbenza” dei prodotti notturni. Molte Rsa e molte famiglie hanno però segnalato un peggioramento concreto: più cambi necessari, più problemi cutanei, più difficoltà assistenziali.

Risparmio sulla carta, complicazioni nella realtà.

Oggi in Piemonte quasi 100 mila persone non autosufficienti hanno diritto a questi ausili. E da oltre due mesi, in molti casi, devono arrangiarsi. Con una spesa che supera facilmente i 100 euro al mese. Per famiglie che già sostengono costi sanitari, assistenziali, psicologici enormi.

Il marito che scrive all’Urp non chiede rimborsi milionari. Non minaccia azioni legali. Scrive: “Vorrei solo la fornitura che spetta di diritto a mia moglie”.

Dentro quella frase c’è tutto. C’è la frustrazione. C’è l’umiliazione di dover elemosinare ciò che è garantito dal servizio sanitario. C’è la solitudine di chi assiste una persona fragile e si trova davanti un muro fatto di numeri verdi muti e email ignorate.

Ora la palla è alla Regione. Monica Canalis chiede di affrontare la situazione senza ulteriori rinvii. L’assessore Federico Riboldi dovrà dire se il contratto con CTV regge ancora o se è il momento di cambiare rotta.

Perché quando un sistema sanitario non riesce a garantire un pannolone a una donna disabile per due mesi, non è solo un disservizio. È un fallimento politico. Ed è una ferita che colpisce la parte più fragile del Piemonte.

Se questa è politica

C’è un punto oltre il quale non è più un disservizio. È disprezzo.

Quando una Regione non riesce a garantire un ausilio essenziale a una persona non autosufficiente, non siamo davanti a un problema logistico. Siamo davanti a una scelta politica. Perché se salta un concerto, si apre un’inchiesta. Se slitta un evento, partono le conferenze stampa. Ma se saltano i pannoloni per una donna disabile, il rumore è quasi zero. E questo dice tutto.

La verità è che la fragilità non fa audience nelle stanze del potere. Non porta voti rumorosi. Non crea consenso immediato. È silenziosa. È domestica. È nascosta dietro le porte di casa. E quindi può aspettare.

Ma non può aspettare chi vive ogni giorno l’assistenza. Non può aspettare chi dipende da un sistema che promette efficienza e consegna burocrazia. Non può aspettare chi scopre che tra la delibera e la realtà c’è un abisso fatto di scaricabarile.

Qui non si tratta di capire se la responsabilità è tecnica, contrattuale o amministrativa. Qui si tratta di capire se chi governa ha ancora il senso della misura. Perché quando il pubblico non funziona su ciò che è essenziale, la politica non può limitarsi a “monitorare la situazione”. Deve assumersi la responsabilità di aver sbagliato qualcosa. O qualcuno.

Il punto è semplice: se un modello non regge, si cambia. Se un contratto non funziona, si rescinde. Se un sistema produce danni, si interviene. Subito. Non quando il caso diventa imbarazzante.

E invece troppo spesso si aspetta che la tempesta passi. Che l’indignazione si consumi. Che le famiglie si arrangino.

È questa l’idea di sanità pubblica? Un sistema che regge finché non riguarda te?

La politica regionale ama parlare di efficienza, di razionalizzazione, di ottimizzazione delle risorse. Parole lisce, rassicuranti. Ma l’efficienza non si misura nei comunicati. Si misura nelle case. E quando nelle case manca ciò che è essenziale, non c’è slogan che tenga.

Chi governa deve ricordarsi una cosa: la credibilità non si perde sulle grandi opere. Si perde sulle piccole cose indispensabili. Quelle che nessuno vede ma tutti, prima o poi, possono trovarsi a dover chiedere.

E quando lo Stato ti costringe a elemosinare ciò che ti spetta, non è più uno Stato forte. È uno Stato debole con un ottimo ufficio stampa.

Il resto sono parole.

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