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02 Marzo 2026 - 10:55
L’intelligenza artificiale non è più un tema da convegno. È una questione industriale. Torino prova a fare un salto di qualità con un Memorandum of Understanding triennale siglato tra l’Unione Industriali Torino e l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I). L’obiettivo è chiaro: accelerare l’adozione dell’AI nel tessuto produttivo piemontese, soprattutto tra le piccole e medie imprese, trasformando la ricerca in applicazione concreta.
L’accordo, firmato il 2 marzo 2026, punta a colmare una distanza che in Italia pesa ancora: quella tra competenze scientifiche e processi produttivi reali. AI4I, nato nel 2021 per rafforzare ricerca e trasferimento tecnologico nel campo dell’intelligenza artificiale, mette a disposizione infrastrutture, capacità ingegneristiche e servizi di accompagnamento. L’Unione Industriali porta la domanda delle imprese, le esigenze operative, le filiere.
«L’intelligenza artificiale nelle filiere industriali non è più futuro, è presente che richiede decisioni», sottolinea Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino. Il punto non è solo introdurre nuove tecnologie, ma costruire un ecosistema. Percorsi scalabili, ambienti dimostrativi, aggregazione della domanda. L’idea è che una filiera resti competitiva solo se tutti gli anelli evolvono insieme. L’AI, in questa visione, deve ridurre le distanze tra grandi gruppi e Pmi, non ampliarle.
Sul fronte opposto, Fabio Pammolli, presidente di AI4I, insiste sulla necessità di portare l’intelligenza artificiale “dentro i processi produttivi reali”. Non solo sperimentazione teorica, ma integrazione nei cicli industriali. Ricerca applicata, sviluppo, gestione dei processi: quando queste dimensioni lavorano insieme, l’AI diventa leva di competitività.
Il memorandum prevede strumenti concreti. Un ruolo centrale sarà svolto dalla piattaforma SUK (System User Knowledge), pensata per facilitare l’incontro tra chi offre soluzioni di intelligenza artificiale e chi le cerca. Non un semplice marketplace, ma un sistema di accompagnamento mirato che aiuta le imprese a individuare soluzioni coerenti con i propri fabbisogni.
Le aziende associate all’Unione Industriali potranno sviluppare progetti pilota industriali, accedere ai laboratori dell’AI4I R&D Center per attività di ricerca applicata e trasferimento tecnologico, e utilizzare la facility HPC di ultima generazione, la AI4I Foundry, dedicata al calcolo ad alte prestazioni. Infrastrutture che, per molte Pmi, sarebbero altrimenti difficilmente accessibili.

La sfida principale riguarda proprio le piccole e medie imprese. Per loro l’adozione dell’intelligenza artificiale non può essere un esercizio teorico. Deve partire da esigenze concrete: ottimizzazione dei processi, manutenzione predittiva, controllo qualità, gestione dei dati. Serve conoscenza delle best practice, ma anche orientamento tra le opportunità di finanza agevolata disponibili a livello nazionale ed europeo.
Diverso il discorso per le grandi aziende, chiamate a condividere esperienze già avviate e a sperimentare progetti di innovazione che integrino l’AI nello sviluppo di nuovi prodotti e soluzioni di processo. La condivisione diventa elemento strategico per evitare che l’innovazione resti confinata in pochi poli avanzati.
Il memorandum prevede una serie di iniziative territoriali e settoriali per far conoscere le infrastrutture e i servizi di AI4I. Eventi, incontri tra chief technology officer e decision maker, momenti di confronto per costruire sinergie e partecipare a bandi europei e nazionali. L’AI non come tecnologia isolata, ma come parte di una strategia industriale.
Torino, con la sua tradizione manifatturiera e tecnologica, si candida così a diventare un laboratorio avanzato per l’adozione dell’intelligenza artificiale. In un contesto globale in cui la competizione si gioca sulla capacità di integrare dati, automazione e analisi predittiva, restare fermi significa perdere terreno.
Il patto tra Unione Industriali e AI4I è un segnale politico ed economico. Non basta parlare di innovazione: occorre renderla accessibile, misurabile, replicabile. Se funzionerà, l’accordo potrà diventare modello per altre realtà industriali. Perché l’intelligenza artificiale, oggi, non è una scelta opzionale. È una condizione per restare nel mercato.
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