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Ombre su Torino

“Ascolta subito, ascolta Emanuele” – Il nastro che riapre il caso di Letizia Teglia

Un’audiocassetta ritrovata dopo dodici anni interrompe il silenzio sulla scomparsa della giovane non vedente sparita nel 1995 tra Rivoli e Borgaro: un sogno registrato, un sospetto di violenza, una madre che attende ancora verità

30 anni di buio

Niente.
Niente è più assordante del silenzio, soprattutto se perdura da dodici anni.
Altrettanto, però, nulla può essere terribile e inquietante come un silenzio che, dopo dodici anni, viene interrotto così.

Siamo nel 2007 e, dentro un comò, la signora Angela trova un’audiocassetta TDK da 90 minuti. In un'epoca in cui gli mp3 sono già particolarmente diffusi e i CD non rappresentano più una novità, un nastro come quello, seppur non ancora arcaico, è già un oggetto quasi desueto.
A renderlo ancora più polveroso, sono le parole vergate sopra l’etichetta: “Ascolta subito, ascolta Emanuele”.
Vittorio Emanuele Sia in quel momento ha 37 anni. Ipovedente, non frequenta più l’abitazione di Angela da un po’, anche se in passato trascorreva molto tempo da quelle parti. È stato il fidanzato della figlia della signora tra il 1986 e il 1989, ma poi la lascia. La ragazza soffre tremendamente l’addio, ma, quasi subito, i due si riappacificano diventando grandi amici.

Ma cosa c’è registrato in quella cassetta? Che cosa deve, ascoltare, subito, Emanuele?

Angela preme play, riconosce la voce della figlia, si emoziona, si commuove, trasalisce. L’incisione dura molto a lungo, ma c’è un passaggio terrificante che merita di essere riportato per intero. La giovane sta parlando di un sogno. “Sono a letto, nel mio letto. Mi hanno assalita due ragazzi, ma io vedevo. Mi sono difesa, gli ho dato calci e sberle. Uno mi ha sollevata per le braccia e l’altro armeggiava con i pantaloni. Io ti chiamavo e chiedevo aiuto. Chiedevo aiuto a delle persone, urlavo di chiamare la polizia perché c’era una ragazza violentata e quella ragazza ero io”.


Interrogato sul ritrovamento, il fratello della fanciulla riferisce che, secondo la sua esperienza, quello era il modo che la sorella utilizzava per raccontare verità che diversamente non era in grado di confessare. Emanuele, poi, rivela che la stessa usava le cassette registrate, e quindi la voce, come “antidoto al buio” sia metaforicamente che letteralmente, in quanto cieca.

Il problema è che la protagonista di quell’audio si chiama Letizia Teglia. E che il 30 agosto 1995 è sparita nel nulla.

Letizia nasce nel 1971 e, dall’età di 3 anni, è non vedente. Abita da sempre coi genitori, Angela e Renzo, in via Inghilterra 7 a Borgaro, pochi km a nord di Torino. Nonostante la sua disabilità, affronta la vita in maniera grintosa, senza la necessità di dipendere dagli altri, ma anzi con un certo grado di libertà e autonomia. Esce spesso da sola e con gli amici, va a cavallo, le piace la montagna, prende i mezzi pubblici, ha le sue storie d’amore e, a partire dal 1990, viene assunta come centralinista al Tribunale per i minorenni di corso Unione Sovietica 325, a Torino.



Il giorno in cui scompare, finisce di lavorare intorno alle 14 e poi, in pullman, si reca all’ospedale di Rivoli. Qui, tra le 16,30 e le 17, inserisce qualche gettone in un telefono pubblico, provando a contattare per due volte la scuola elementare che frequentava, la cui direttrice, suor Delia, è rimasta per lei un punto di riferimento, una confidente speciale. La considera una seconda mamma, ma non la sente da sette anni. Che cosa doveva dire alla religiosa? Non si è mai saputo.

Perché è in ospedale? Perché il giorno prima ha chiamato la dottoressa Maida, una ginecologa che ha conosciuto come accompagnatrice in una gita organizzata dall’Unione Italiana Ciechi, a cui ha chiesto se potesse sottoporsi a un test di gravidanza senza coinvolgere i genitori. Daniele Costamagna, il suo ultimo fidanzato, anche egli non vedente, lo aveva lasciato da poco. Anche se pure lui, quel pomeriggio, riceve una sua chiamata. Dopo aver atteso l’esito delle analisi, negative, Letizia saluta la sanitaria, che è l’ultima persona a vederla.

Da li in avanti il buio.
I genitori, che non hanno mai creduto all’allontanamento volontario, riferiscono che il loro rapporto con la figlia era ottimo, di assoluta fiducia e che, anzi, le rare volte che tardava, anche solo di mezzora, avvertiva con una telefonata. A breve, tra l’altro, sarebbe partita per Rimini per le vacanze, un momento che aspettava da tutto l’anno.
La coppia setaccia palmo a palmo tutte le strade che collegano l’ospedale di Rivoli alla loro casa di Borgaro, ripercorre ossessivamente l’eventuale percorso che la ragazza avrebbe potuto effettuare, chiede informazioni in tutti gli ospedali, stampa foto e poster che vengono affissi ovunque, partecipa a Chi l’ha visto. Ma non serve a niente.

L’unica testimonianza più attendibile di altre sembra essere quella di un vicino di casa che, verso le 18, l’avrebbe vista nei pressi di una fermata della linea 60 in via Lanzo, ma questa non porterà mai a sbocchi investigativi decisivi.

Le “speranze” si riaccendono in qualche maniera con la scoperta dell’audiocassetta nel 2007. Angela, sua madre, è convinta fin dal ritrovamento che Letizia sia stata effettivamente stuprata e che, quelle stesse persone, l’abbiano rapita e uccisa. ”Poco prima di scomparire, Letizia continuava a lavarsi di continuo, sembrava una mania, come se si sentisse “sporca” dentro per qualcosa di tremendo le era capitato”.

Il 13 dicembre 2025, a 30 anni dalla sparizione, il comune di Borgaro ha svelato una targa a memento, proprio davanti al 7 di via Inghilterra.

Alla cerimonia partecipano le autorità, cittadini comuni ma anche tanti parenti di altre persone svanite nel nulla.
Tra loro anche una donna di 91 anni che prende la parola e pronuncia un breve discorso.

Si chiama Angela, Angela Vortici, coniugata Teglia.
Ancora oggi in attesa di sapere che fine abbia fatto sua figlia.

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