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01 Marzo 2026 - 21:24
Fede e famiglia, domenica speciale a Chivasso con Abbà e Bella Tolera
Le parrocchie della Madonna del Rosario di Chivasso e di San Giacomo Maggiore di Torrazza insieme nel cammino verso la Prima Confessione. Domenica 1° marzo è partito il percorso dedicato ai genitori dei bambini di prima, seconda e terza elementare che si preparano a ricevere il sacramento. Un inizio che non ha riguardato solo i più piccoli, ma l’intera comunità.
La giornata si è aperta con la Messa delle 11.30, celebrata insieme dalle due parrocchie. In chiesa anche gli Abbà e la Bella Tolera, maschere storiche del Carnevale di Chivasso, che hanno voluto condividere la celebrazione rendendo l’atmosfera ancora più partecipata. Non folklore fine a sé stesso, ma il segno di una comunità che si ritrova e si riconosce.
Dopo la funzione, tutti nel sottochiesa e in oratorio per il pranzo condiviso: bambini, mamme, papà, catechisti. Un momento semplice, ma denso di relazioni. Perché – come ha ricordato il parroco don Giampiero Valerio – la fede non è mai un fatto privato, ma un’esperienza che cresce dentro legami concreti.
Nel pomeriggio i bambini hanno proseguito le attività in oratorio, mentre ai genitori è stato proposto un tempo di formazione e confronto. Al centro, una domanda che tocca molte famiglie: che posto ha la domenica nella vita di oggi? Don Valerio ha ripreso uno spunto pubblicato su Avvenire lo scorso 19 gennaio, ricordando come per i cristiani la domenica non sia un semplice precetto, ma un giorno identitario. “Senza domenica non possiamo vivere” è l’espressione che ha guidato la riflessione.

Il rischio, è stato osservato, è che la domenica diventi un giorno qualunque, schiacciato tra impegni sportivi, spese, faccende domestiche. E quando i figli crescono e iniziano a dire che non vogliono più andare a Messa? Una ferita per molti genitori. Ma non per forza una sconfitta. Può essere una fase di crescita, un passaggio in cui i ragazzi mettono alla prova anche la fede ricevuta. La strada indicata non è l’imposizione, ma la coerenza: pazienza, rispetto, testimonianza silenziosa.
Il confronto è poi entrato nel vivo dividendo i genitori in due gruppi, papà da una parte e mamme dall’altra. Tre domande semplici hanno acceso il dialogo: com’era la domenica dell’infanzia? Com’è oggi nelle nostre case? Quali sono le difficoltà più grandi nel trasmettere la fede ai figli?
Sono riemersi ricordi di domeniche scandite da ritmi chiari: Messa, pranzo in famiglia, visita ai nonni. Oggi, hanno raccontato in molti, il tempo è più frammentato e meno riconoscibile. Accanto alla fatica, però, è emersa una volontà condivisa: trasmettere qualcosa di autentico, non per abitudine ma per convinzione.
Il punto di arrivo – e insieme di ripartenza – è l’idea della famiglia come “piccola Chiesa domestica”. La domenica può tornare a essere diversa non solo per la partecipazione alla Messa, ma anche attraverso scelte concrete: un pranzo senza fretta, una passeggiata, un dialogo vero. La parola che più è risuonata è stata “insieme”.
Il percorso verso la Prima Confessione, dunque, non riguarda solo i bambini. Coinvolge i genitori, chiama in causa lo stile di vita delle famiglie, interroga le abitudini. È un cammino che parte da un sacramento, ma tocca la quotidianità. E che, passo dopo passo, prova a ricostruire un senso condiviso della domenica dentro la vita di Chivasso e Torrazza.
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