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Punto Rosso
02 Marzo 2026 - 07:28
Ivrea, il capolinea del disordine: passeggeri in trappola tra cantieri e bus
Risulta difficile soffermarsi sulle criticità della nostra realtà provinciale mentre il mondo è sotto attacco per la mai sazia fame di supremazia, profitto e sangue degli Usa e suoi sodali che ha fatto scoppiare, solo ultima in ordine di tempo, la terza guerra del Golfo. Tuttavia, è necessario tornare alla dimensione quotidiana per non soccombere alla violenza.
Affronto questa settimana un nodo cruciale della nostra comunità: la gestione del trasporto pubblico.
In un momento storico in cui la transizione ecologica dovrebbe essere il motore della mobilità, il panorama del trasporto pubblico a Ivrea è al momento desolante con i disagi per l'utenza che corrono più veloci dei mezzi. Ivrea si trova oggi al centro di una tempesta perfetta: una combinazione di lavori strutturali sulla ferrovia e l’incognita sul futuro del trasporto pubblico urbano su gomma.
L'elettrificazione della tratta Aosta-Torino con l’innalzamento della galleria, da noi Prc e Unione Popolare sempre osteggiato a favore dei treni bimodali, ha creato e crea ancora forti disagi a chi vive e lavora nei pressi del cantiere e a chi deve attraversare la città. Il blocco della ferrovia ha trasformato il viaggio dei pendolari in un'odissea e la stazione eporediese in un terminale di frontiera, dove il binario si fa da parte per lasciare spazio a una flotta di bus sostitutivi.
A complicare un quadro già fragile, si è aggiunta l'interruzione della tratta Ivrea-Chivasso per i lavori di riqualificazione nelle stazioni di Strambino e Montanaro. Il risultato è una città di fatto tagliata fuori dalla rete ferroviaria attiva, costretta a riversare migliaia di pendolari e studenti su gomma, con tempi di percorrenza dilatati.

Uno degli aspetti più critici riguarda la movimentazione dei mezzi davanti alla stazione. Mentre il piazzale di Corso Nigra è quotidianamente congestionato da una processione di autobus che faticano a manovrare tra auto e pedoni, resta quasi inspiegabile il mancato utilizzo a pieno regime del Movicentro. Questa struttura, concepita appositamente per essere il fulcro dell'interscambio modale, appare oggi come una cattedrale nel deserto, sottoutilizzata proprio nel momento di massima emergenza, costringendo i viaggiatori a trasbordi precari in mezzo alla strada invece di beneficiare di un'area protetta e attrezzata.
E mentre le infrastrutture ferroviarie sono sotto i ferri, il trasporto su gomma vive una transizione incerta. GTT sta progressivamente lasciando le linee extraurbane. Questo processo tocca da vicino anche le linee che servono Ivrea e il suo circondario. Il timore è che il passaggio ai privati, gestito tramite i nuovi bandi dell'Agenzia della Mobilità Piemontese, possa privilegiare il risparmio sulla capillarità delle corse.
In questo scenario è normale che l'amministrazione eporediese si trovi a fare da cuscinetto tra le lamentele di utenti e cittadini e le decisioni degli enti superiori. L'obiettivo dichiarato è quello di garantire che i nuovi bandi per le linee extraurbane non penalizzino i lavoratori e gli studenti del Canavese. Ma è chiaro a tutti che il potere contrattuale locale è limitato di fronte ai tagli lineari della Regione.
In una situazione complessa di questa portata emerge infatti chiaramente la scarsa capacità dei comuni dell’Eporediese di fare "fronte comune" per pretendere da RFI e Trenitalia e dalla Regione, efficienza, programmazione, e viaggi più confortevoli. È invece necessario uscire dalla logica della pura gestione emergenziale per rivendicare un ruolo di guida nei tavoli regionali per le questioni territoriali. Altrimenti corriamo il rischio che, quando nel 2027 avremo finalmente binari lucidi ed elettrificati, i pendolari si siano già tutti organizzati con le auto private, stremati da anni di ritardi e trasbordi, con buona pace della transizione ecologica.
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