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Cronaca
01 Marzo 2026 - 09:55
Liste d’attesa, medici senza compensi: esplode il caso alla Città della Salute
Hanno lavorato di sera, nei fine settimana, durante le festività natalizie. Hanno aperto ambulatori quando le luci dell’ospedale si spegnevano, per smaltire visite ed esami arretrati e accorciare le liste d’attesa che in Piemonte restano una delle ferite più dolorose del sistema sanitario. Poi, a fine mese, la sorpresa: in busta paga i compensi per quelle ore in più non c’erano. È esploso così, alla Città della Salute di Torino, il caso dei mancati pagamenti al personale impegnato nelle prestazioni aggiuntive di dicembre.
La denuncia arriva dai sindacati, con una nota dai toni durissimi. “Una situazione grave e inaccettabile”, scrivono le organizzazioni dei lavoratori, sottolineando come i professionisti abbiano garantito le attività straordinarie “con ritmi insostenibili” per contribuire al programma regionale di abbattimento delle liste d’attesa. Eppure, denunciano, i compensi attesi non sono stati accreditati.
Lo sconcerto è palpabile. “Non era mai successo che chi ha contribuito concretamente a ridurre le liste d’attesa non venisse pagato”, affermano Roberto De Sio (Fp Cgil), Michele Cutrì (Uil Fpl), Gerardo Scotellaro (Fials) e Claudio Delli Carri (Nursing Up). Parole che fotografano un malumore diffuso nei corridoi delle Molinette e negli altri presìdi del grande polo sanitario torinese.
Il nodo riguarda le prestazioni aggiuntive svolte nel mese di dicembre 2025: visite serali, aperture straordinarie nei weekend, turni extra attivati per rispettare gli obiettivi fissati dalla Regione. Un impegno che aveva un duplice scopo: da un lato offrire risposte ai cittadini in attesa da mesi — in alcuni casi da oltre un anno — per una visita specialistica; dall’altro dimostrare che il sistema pubblico è in grado di reagire all’emergenza.

Proprio sulle liste d’attesa si gioca una delle partite più delicate della sanità piemontese. Oculisti e dermatologi prenotabili a distanza di un anno, esami diagnostici con tempi incompatibili con le necessità cliniche: sono criticità che hanno alimentato proteste e polemiche. La Regione ha rivendicato nel 2025 l’abbattimento del tetto delle 250 mila visite ed esami aggiuntivi, fissando l’obiettivo di una riduzione strutturale entro la fine del 2027. Ma il motore di questa operazione sono stati proprio i professionisti chiamati a lavorare oltre l’orario ordinario.
Di fronte alle accuse, la direzione di corso Bramante interviene per rassicurare. Il direttore amministrativo Giampaolo Grippa spiega che i pagamenti non sono stati bloccati, ma rinviati per ragioni tecniche. La mancata erogazione sarebbe legata a “controlli ordinari connessi alla chiusura del bilancio 2025 e al consuntivo dei fondi destinati alle prestazioni aggiuntive”. In altre parole, verifiche amministrative necessarie prima di liquidare le somme.
L’azienda assicura che gli importi saranno corrisposti con il prossimo cedolino stipendiale. “Verranno saldati i compensi spettanti per le attività svolte”, ribadisce Grippa, cogliendo l’occasione per ringraziare il personale “per l’impegno profuso”. Una presa di posizione che punta a spegnere le tensioni, ma che non cancella l’amarezza di chi si è visto mancare un riconoscimento economico atteso.
Il caso, intanto, assume anche una dimensione politica e sindacale. Lunedì pomeriggio alle Molinette è atteso il segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini, per un’assemblea convocata nell’aula magna dalle 14 alle 16. È la prima volta che un leader nazionale della Cgil partecipa a un incontro in corso Bramante, segnale di quanto il tema sia sentito. Nei giorni scorsi il sindacato ha raccolto domande e istanze da portare al tavolo, e la questione dei mancati pagamenti sarà inevitabilmente al centro del confronto.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà organizzative e carenza di personale. Negli ultimi anni, la sanità pubblica ha fatto ricorso sempre più spesso alle prestazioni aggiuntive per tamponare le falle di organico e contenere le attese. Una soluzione che, però, non può trasformarsi in normalità. I medici chiedono certezze sui tempi di pagamento e una programmazione più stabile, che non scarichi su straordinari continui il peso delle inefficienze strutturali.
Sul piano tecnico, la chiusura del bilancio e la rendicontazione dei fondi possono giustificare un ritardo. Sul piano umano e professionale, però, resta la frattura di fiducia. Perché chi ha accettato di lavorare durante le festività lo ha fatto confidando in un accordo chiaro: più ore, più impegno, compenso garantito. Quando questo patto si incrina, la motivazione rischia di vacillare.
Le prestazioni aggiuntive proseguiranno anche nel 2026, come previsto dalla programmazione regionale. La sfida è ambiziosa: ridurre in modo strutturale le liste d’attesa entro il 2027. Ma per centrare l’obiettivo servirà un clima di collaborazione e fiducia tra direzioni e personale sanitario.
Intanto, nelle stanze della Città della Salute, l’attenzione è puntata sul prossimo cedolino. Sarà quello il banco di prova. Perché dietro una voce mancante in busta paga non c’è solo un problema contabile: c’è il riconoscimento del lavoro di chi, tra turni ordinari e straordinari, tiene in piedi ogni giorno uno dei più grandi ospedali italiani.
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