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Per chi suona la campana
01 Marzo 2026 - 07:24
Monsignor Salera, vescovo di Ivrea
Non si sono ancora spenti gli echi della polemica sui funerali religiosi per il boss mafioso, Domenico Belfiore, morto all'ospedale di Chivasso, e che il provvedimento del prefetto ha troncato con la proibizione di celebrarli pubblicamente. Chi ha correttamente puntualizzato la posizione della Chiesa rispetto all'argomento è stato il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera, che ha ricordato come il funerale cristiano è un atto di intercessione in cui si affida un'anima a Dio: esso non assolve dai reati commessi e il giudizio ultimo spetta a Dio.
C'è però un aspetto che il caso ha messo in luce e cioè il problema di cosa siano diventati oggi i funerali religiosi cattolici. Un tempo – e noi ne abbiamo ancora ricordo – tutto il rito delle esequie era incentrato sul Giudizio di Dio (quando iudex est venturus...). E allora paramenti neri, Dies Irae, Libera me Domine con continue richieste di perdono e di salvezza (voca me cum benedictis) e qualche barlume di speranza nel ricordo del ladrone pentito (...et latronem exaudisti, mihi quoque spem dedisti). Non si celebrava la Messa ma si impartiva una semplice benedizione al feretro e non c'era l'omelia; le preghiere e il salmo Miserere, con la sua sobrietà, affidavano il defunto alla misericordia divina.
Dopo il Concilio il quadro cambia e il rito si addolcisce mettendo in luce aspetti forse dimenticati; si sposta l'accento tutto sulla Misericordia di Dio Padre, si commentano brani evangelici adatti che parlano più di Resurrezione che di Giudizio; niente più nero ma violaceo, canti moderni, banali come tutti, ma efficaci per non renderci tristi e spaventati al pensiero di dover un giorno comparire davanti a Dio e dover rendere conto di qualcosa. Insomma una mezza garanzia e un lasciapassare, se non subito per il Paradiso, almeno per il Purgatorio.

Adesso però negli ultimi anni le cose sono degenerate, in sintonia con il narcisismo di massa della nostra società al quale anche la Chiesa si è adeguata. Ogni funerale non è più solo la celebrazione del defunto e delle sue virtù (anche quando tutti sanno che, come tutti, era un peccatore, magari pubblico e notorio) ma una vera canonizzazione: saluti a destra e a manca, ripetizione del nome del defunto, omelie incentrate su di lui, elogi sperticati a lui, sfilate interminabili di parenti, amici, amanti, concubini e concubine che salgono all'ambone e si dilungano ricordando le sue preclare virtù o i suoi hobby e passatempi, come sapeva cucinare bene il risotto, giocare a briscola, ballare il tango etc. Tutto questo sotto l'occhio impassibile del celebrante e con l'accompagnamento con chitarra di canti di una sdolcinatezza e di una banalità sconcertanti.
Se questo è il modello dominante, risulta chiaro che qualcuno si sia posto qualche problema nel riservare ad un noto boss mafioso una simile beatificazione. E allora viene spontaneo ricordare quanto fossero esemplari (e sublimi) le parole del Dies Irae che ricordavano a tutti – buoni, cattivi, anche ai malavitosi non pentiti – una verità dei Novissimi dimenticata: che al Giudizio finale tutto verrà alla luce, si saprà tutto di noi, le nostre azioni più minute, i nostri pensieri più reconditi, non potremo più nascondere nulla: Liber scriptus proferetur / in quo totum continetur / unde mundum iudicetur.
Un sacerdote della diocesi di Ivrea, nostro congiunto, ripeteva sempre l'adagio della Chiesa: Dio è Padre fino all'ultimo, poi sarà Giudice. Una verità questa che è di scandalo all'uomo moderno e che anche la Chiesa – questa è la cosa più grave – adeguandosi al mondo, ha deciso di non più proferire nei funerali.
Adesso si canta: Pace a te fratello mio / pace in automobile, nel mare ai pesci, nel cielo agli uccelli / pace tra voi fratelli.
* Frà Martino
Chi è Fra Martino? Un parroco? Un esperto di chiesa? Uno che origlia? Uno che si diverte è basta? Che si tratti di uno pseudonimo è chiaro, così com’è chiaro che ha deciso di fare suonare le campane tutte le domeniche... Ci racconta di vescovi, preti e cardinali fin dentro ai loro più reconditi segreti. E non è una santa messa ma di sicuro una gran bella messa, Amen
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