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Iran, l’appello da Torino: «Sostenere il popolo, non la guerra»

Yoosef Lesani, vicepresidente dell’associazione Iran Libero e Democratico, chiede alla comunità internazionale un sostegno concreto alla resistenza iraniana: «Il cambiamento deve venire dall’interno, senza interventi militari»

Iran, l’appello da Torino: «Sostenere il popolo, non la guerra»

Yoosef Lesani

«La comunità internazionale avrebbe dovuto, anche oggi, stare più vicina al popolo iraniano».

È un appello netto quello che arriva da Yoosef Lesani, vicepresidente dell’associazione Iran Libero e Democratico, realtà con sede a Torino attiva dal 2009 nella promozione dei diritti umani e del sostegno all’opposizione democratica iraniana. Il capoluogo piemontese ospita una delle comunità iraniane più numerose del Nord Italia, composta da professionisti, studenti e famiglie arrivate nel corso degli ultimi decenni.

Lesani, farmacista di professione, vive in Italia da quasi quarant’anni. Da tempo è impegnato in iniziative pubbliche, presidi e momenti di sensibilizzazione sulla situazione politica e sociale in Iran. «Va rispettata la sovranità del popolo iraniano», afferma. «Il regime soffre di un grande isolamento internazionale e regionale e non ha la minima legittimità all’interno del Paese. Ha perso gran parte della propria influenza nell’area e oggi è più fragile di quanto appaia».

Secondo il vicepresidente di Iran Libero, le tensioni esplose negli ultimi anni erano in qualche modo prevedibili. «Uno scontro di questa portata era inevitabile», sostiene. «Come associazione abbiamo sempre sostenuto la linea proposta dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, guidato da Maryam Rajavi. Abbiamo appoggiato quella che definiamo la “terza via”: né intervento militare straniero né politica di appeasement nei confronti del regime, ma sostegno concreto al popolo iraniano e alla sua resistenza organizzata per un cambiamento profondo, anche non violento. Questo percorso è fattibile, è possibile».

Iran Libero e Democratico, che a Torino ha promosso negli anni manifestazioni, incontri pubblici e campagne di informazione, si muove proprio su questo doppio binario: denuncia delle violazioni dei diritti umani e richiesta di un sostegno internazionale alla società civile iraniana. «Gli iraniani», aggiunge Lesani, «hanno dimostrato, pagando anche con la vita, di essere pronti al cambiamento. Hanno inviato un messaggio chiarissimo al mondo: siamo in grado di rovesciare questo regime e instaurare una repubblica. Ma per farlo serve che la comunità internazionale non resti indifferente».

Per l’attivista torinese, la strada della guerra non rappresenta una soluzione. «La storia insegna che la guerra non ha mai portato democrazia né libertà», osserva. «Al contrario, un cambiamento guidato dagli stessi iraniani garantirebbe una base più solida per giustizia e libertà. Se il processo di transizione nasce dall’interno, con il sostegno della resistenza democratica, può offrire garanzie credibili e durature».

Le parole di Lesani si inseriscono in un dibattito che attraversa anche la comunità iraniana in Italia, divisa tra chi invoca pressioni più incisive sulla Repubblica islamica e chi teme le conseguenze di un’escalation militare nella regione. Da Torino, intanto, l’associazione rilancia il proprio messaggio: sostenere la società civile iraniana senza alimentare nuovi conflitti, puntando su un cambiamento politico che parta dal basso.

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