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28 Febbraio 2026 - 16:03
Sergio Mattarella
Ancora una volta Sergio Mattarella riporta la Costituzione al centro del dibattito pubblico. Lo fa in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare, ma le sue parole risuonano con particolare forza in giorni segnati dal dolore e dalle polemiche, mentre la magistratura indaga sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver ricevuto un trapianto di cuore risultato danneggiato. Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e riacceso interrogativi sulla qualità e sull’equità del sistema sanitario nazionale.
Il richiamo del Capo dello Stato è netto, privo di ambiguità: pari diritti e pari opportunità terapeutiche per tutti i cittadini, da Nord a Sud. Perché le “disomogeneità territoriali” si traducono in “disparità non più accettabili”. E perché il diritto alla salute – scolpito nell’articolo 32 della Costituzione – non è una formula astratta, ma un principio fondamentale, inalienabile, universale, che tutela l’individuo e insieme rappresenta un interesse della collettività.
“Opportunamente, quest’anno, la Giornata mondiale delle malattie rare è dedicata all’equità nell’accesso alle cure”, sottolinea Sergio Mattarella. Il tema scelto per l’edizione 2026 accende i riflettori su una questione cruciale: garantire a ogni persona, indipendentemente dalla patologia da cui è affetta, le stesse possibilità di diagnosi, trattamento e assistenza. Un impegno che non si esaurisce nella disponibilità dei farmaci, ma si estende all’intero percorso di cura: terapie, trattamenti, servizi sociosanitari, presa in carico multidisciplinare, sostegno alle famiglie.
Il Presidente insiste su un punto dirimente: “Il diritto alla salute, costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero territorio nazionale”. Un’affermazione che richiama le responsabilità delle istituzioni, nazionali e regionali, chiamate a superare squilibri che penalizzano migliaia di cittadini in base al luogo di residenza.

I numeri parlano chiaro. Oggi solo il 5% delle oltre 8.000 malattie rare conosciute dispone di una terapia farmacologica specifica. Per la stragrande maggioranza dei pazienti, la strada è ancora fatta di diagnosi tardive, cure sperimentali, viaggi della speranza e lunghe attese. L’Italia, riconosce Sergio Mattarella, si distingue per l’impegno nel promuovere l’accesso ai farmaci orfani e nel ridurre i tempi che separano l’autorizzazione dall’effettiva disponibilità delle terapie. Ma questo sforzo non basta se, nella pratica, persistono differenze marcate tra regioni nella presa in carico, nell’erogazione delle prestazioni e nella tempestività delle cure.
È qui che il monito del Capo dello Stato si fa più incisivo: le disuguaglianze territoriali non sono più tollerabili. Non possono esserlo in un Paese che ha scelto, con la sua Carta fondamentale, di fondare la Repubblica sul riconoscimento dei diritti inviolabili della persona.
Nel suo messaggio, Sergio Mattarella rivolge anche un pensiero alle persone che convivono ogni giorno con una malattia rara, alle loro famiglie e alle associazioni che le affiancano con competenza, dedizione e passione. A loro va il “riconoscimento e il sostegno della Repubblica” per l’impegno nel promuovere politiche pubbliche più attente e nel diffondere una maggiore consapevolezza sociale su un fenomeno che riguarda milioni di cittadini in Europa e centinaia di migliaia in Italia.
Alla voce del Presidente della Repubblica si uniscono quelle dei presidenti di Senato e Camera. Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare, esprimono vicinanza a chi affronta quotidianamente queste patologie e ribadiscono il dovere delle istituzioni di garantire cure adeguate, sostegno concreto e un sistema sanitario capace di non lasciare indietro nessuno.
In un momento in cui il dolore per la perdita di un bambino come Domenico interroga le coscienze e chiama in causa responsabilità e controlli, il richiamo alla Costituzione assume un valore ancora più forte. Non è solo una dichiarazione di principio: è un invito a trasformare l’equità nell’accesso alle cure da obiettivo programmatico a realtà quotidiana. Perché il diritto alla salute, in Italia, non può conoscere confini geografici né disparità di trattamento.
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