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28 Febbraio 2026 - 14:48
Pecco smarrito a Buriram: “Il problema è mio”. E il Mondiale parte in salita
Il semaforo verde del 2026 si accende e per Francesco Bagnaia la luce è subito gialla, quasi rossa. A Buriram il tre volte campione del mondo inaugura la stagione con un fine settimana complicato, lontano dagli standard a cui aveva abituato il paddock. Le sensazioni incoraggianti dei test invernali evaporano in poche ore, spazzate via da una realtà fatta di difficoltà in qualifica, passo incerto e una Sprint chiusa soltanto al nono posto, dopo essere scattato tredicesimo. Un bottino magro, reso meno amaro solo dalla caduta di Marco Bezzecchi che gli consente di entrare in zona punti.
Il dato più evidente è la distanza dai migliori. Bagnaia resta fuori dalla top ten nelle pre-qualifiche, non supera il taglio della Q1 e si ritrova costretto a inseguire sin dalle prime curve della gara breve. Per un pilota che negli ultimi anni ha costruito i suoi successi sulla precisione chirurgica in qualifica e sulla gestione impeccabile del ritmo, è un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Eppure, nel momento più delicato, il numero 63 sceglie la strada della responsabilità. Nessuna accusa alla moto, nessun alibi legato al caldo thailandese o all’asfalto cambiato rispetto ai test. “Nelle qualifiche non ho fatto un buon giro. Ho avuto difficoltà con l’anteriore in entrata di curva”, ammette davanti ai giornalisti nel consueto incontro post-gara. Poi aggiunge un concetto chiaro, quasi spiazzante per franchezza: “Le condizioni rispetto ai test sono cambiate molto, ma è un mio problema, la moto è la stessa”.
Parole che pesano. Perché tolgono pressione alla Ducati ma la concentrano tutte sulle spalle del campione piemontese. Bagnaia non si nasconde dietro le circostanze, anzi. Analizza, spiega, prova a mettere ordine in un weekend che lo ha visto sempre rincorrere. Il nodo, secondo la sua lettura, è duplice: l’aderenza e la fase di frenata. “L’aderenza è inferiore rispetto ai test e KTM e Pedro Acosta hanno lavorato meglio per adattarsi alle nuove condizioni. Con le gomme nuove faccio fatica. Stiamo soffrendo un po’ in frenata rispetto a KTM e Aprilia”.
Il riferimento agli avversari è significativo. La KTM appare più pronta nell’interpretare una pista con grip ridotto, mentre Aprilia conferma la crescita già intravista nel finale del 2025. Ducati resta competitiva, ma meno dominante. E Bagnaia, che del pacchetto di Borgo Panigale è stato il punto di riferimento assoluto negli ultimi anni, sembra aver perso quel margine di controllo che faceva la differenza nei momenti chiave.
Il confronto con la scorsa stagione è inevitabile. Il 2025 si era chiuso con una seconda metà complicata, segnata da alti e bassi e da una fiducia non sempre granitica. Ora il rischio è che le scorie si trascinino anche nel nuovo campionato. Bagnaia però distingue le due situazioni: “Il problema è diverso. Facciamo fatica a fermare la moto con tutte le Ducati. Come ritmo avrei potuto finire più avanti, ma sono arrivato nono. C’è una linea molto sottile tra fermare bene la moto o non farlo affatto”.
È un’analisi tecnica ma anche psicologica. La frenata, per Bagnaia, è sempre stata un punto di forza: ingresso deciso, staccata profonda, inserimento pulito. Se manca la fiducia sull’anteriore, tutto il sistema si incrina. Il pilota frena prima, perde metri, si ritrova a forzare in uscita. Un equilibrio fragile, che a questi livelli può valere decimi preziosi. E i decimi, in MotoGP, fanno la differenza tra la prima fila e la quinta.
Nonostante tutto, il campione prova a guardare il bicchiere mezzo pieno. “Bisogna guardare le cose con prospettiva e oggi ho guadagnato più punti che nelle ultime cinque gare dello scorso anno, Malesia a parte. Rispetto alle Sprint dello scorso anno abbiamo fatto un passo avanti”. È un tentativo di riportare il discorso su un piano razionale, numerico. La stagione è lunga, il margine per recuperare c’è. Ma il segnale lanciato da Buriram resta forte.
Perché nel frattempo crescono gli altri. KTM si conferma in ascesa, Aprilia dimostra solidità, e in casa Ducati la concorrenza interna non manca. Il riferimento a Bezzecchi, caduto nella Sprint, apre anche scenari futuri: l’italiano è indicato come possibile compagno di squadra nel 2027. Intanto però la realtà dice che Bagnaia, per la prima volta dopo anni, non parte con il ruolo di uomo da battere.
La chiave ora sarà la reazione. Ducati ha dimostrato in passato una straordinaria capacità di sviluppo durante la stagione. Ma serve ritrovare rapidamente il feeling con l’anteriore e quella sicurezza in frenata che rappresenta la firma tecnica del numero 63. Il Mondiale è appena iniziato, ma in un calendario sempre più fitto ogni passo falso pesa.
Buriram consegna dunque un’immagine inedita: un Bagnaia vulnerabile ma lucido, in difficoltà ma determinato a non cercare scuse. “Il problema è mio”, ripete. Una frase che è insieme ammissione e promessa. Perché se davvero il nodo è nella sua guida e nell’adattamento, allora la soluzione può arrivare dall’uomo prima ancora che dalla moto. E i campioni, quando vengono messi all’angolo, spesso trovano proprio lì la scintilla per ripartire.

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