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Colonie feline, la Lega chiede più spazio ai volontari: la maggioranza boccia la mozione

Scontro in Consiglio comunale a Settimo Torinese sul modello di gestione delle colonie feline. Proposta di un elenco comunale per affiancare l’associazione convenzionata, ma la Giunta difende il sistema attuale: «C’è già un impianto che funziona»

Manolo Maugeri, consigliere della Lega di Settimo

Moreno Maugeri

Colonie feline, volontariato civico, convenzioni e responsabilità. A Settimo Torinese, l'altra sera, il Consiglio comunale ha acceso i riflettori su un tema che va oltre la semplice gestione amministrativa: riguarda il senso civico, il ruolo delle associazioni e il riconoscimento di chi, ogni giorno, si prende cura dei gatti randagi.

In aula si sono contrapposte due visioni precise. Da una parte la Lega, che ha proposto di strutturare e riconoscere anche i volontari che operano al di fuori dell’associazione convenzionata con il Comune. Dall’altra la maggioranza, che ha difeso l’impianto attuale respingendo la necessità di istituire un nuovo elenco comunale.

Ad aprire il dibattito è stato il gruppo leghista. Moreno Maugeri ha chiarito fin da subito l’obiettivo della mozione: non smontare il sistema esistente, ma rafforzarlo. Sul territorio cittadino sono presenti numerose colonie feline riconosciute e negli anni l’amministrazione ha attivato convenzioni sia per la gestione del randagismo sia per la loro cura. Un dato che lo stesso consigliere ha riconosciuto: “Questa mozione non nasce per sostituire o mettere in discussione quanto già esiste, ma al contrario è una mozione di indirizzo per rafforzare e rendere più efficace questo importante servizio.”

Il nodo, secondo la Lega, sta nelle dimensioni del territorio e nel numero delle colonie. Un quadro che renderebbe necessario un coinvolgimento più strutturato dei cittadini disponibili. “Molti settimesi svolgono questa attività per senso civico, sostenendo anche spese personali e dedicando tempo, energie senza alcuna forma di riconoscimento o di rimborso.”

gatti

Da qui la proposta: “fare ordine”, istituire un elenco comunale di volontari, garantire maggiore trasparenza e miglior coordinamento con polizia municipale, servizi veterinari e soggetti già convenzionati. Nel testo si richiama il principio di sussidiarietà orizzontale previsto dall’articolo 118 della Costituzione e si chiede l’attivazione di un procedimento amministrativo per creare un elenco di cittadini disponibili a occuparsi delle colonie feline riconosciute, in affiancamento al servizio già regolato dalle convenzioni.

Un punto è stato ribadito con forza: la mozione è vincolante nel fine ma non nei mezzi. Spetterebbe all’amministrazione scegliere come attuare l’indirizzo politico, eventualmente attraverso un avviso pubblico per raccogliere manifestazioni di interesse e definire criteri operativi condivisi con l’Asl, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e con una chiara separazione tra volontariato e competenze sanitarie o di cattura.

La maggioranza non ha negato la sensibilità del tema. La capogruppo Elena Ruzza ha aperto il suo intervento riconoscendo la sensibilità del collega: “Negli anni ho imparato a riconoscere sinceramente una sensibilità umana e politica del collega Maugeri.” E ha ribadito un principio condiviso: “Accettare che gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare emozioni complesse come gioia, paura, dolore e consapevolezza, proprio come gli umani.”

Ma sul piano amministrativo la linea è stata netta. “Noi crediamo che il senso civico dei volontari non basti. L’ordine da lei auspicato nella presentazione esiste già per questo ente.”

Il riferimento è alla convenzione attiva con l’associazione “In punta di coda”, che gestisce le colonie feline censite attraverso un sistema strutturato. “Se io voglio fare la volontaria, vado in Comune, mi dichiaro, mi danno il numero della presidente dell’associazione.”

La convenzione, nata da una manifestazione di interesse e da un progetto specifico, prevede il censimento delle colonie, l’individuazione di un tutor responsabile per ciascuna, la gestione delle sterilizzazioni con rimborso dell’80% delle spese sostenute e un costante raccordo con l’Asl attraverso il servizio ambiente. L’obiettivo dichiarato è evitare la proliferazione incontrollata e, nel tempo, arrivare alla chiusura delle colonie tramite la sterilizzazione sistematica.

“Per noi – ha insistito Ruzza – la convenzione tra il Comune e l’associazione specializzata nella gestione delle colonie feline è considerata il modo migliore per tutelare i gatti randagi.”

In sostanza, per la maggioranza il sistema esiste, funziona ed è già regolato.

Dall’opposizione sono arrivate però critiche puntuali. Il capogruppo Enzo Maiolino ha messo in dubbio che il quadro sia del tutto soddisfacente: “Non è così secondo me.” E ha posto una domanda destinata a pesare nel dibattito: “Chi controlla quanto questo poi venga fatto?”

Secondo Maiolino, non tutte le colonie sarebbero seguite direttamente dall’associazione convenzionata. Il tema, ha precisato, non è attaccare il soggetto gestore, ma interrogarsi sulla copertura effettiva del servizio e sulle responsabilità dell’ente. Da qui l’invito a valutare strumenti che possano sostenere anche i singoli cittadini che operano con spirito animalista, senza scavalcare la convenzione ma affiancandola.

A chiudere il fronte della maggioranza è intervenuto il vicesindaco Giancarlo Brino, che ha difeso l’operato degli uffici e le scelte compiute. Ha ricordato la manifestazione di interesse, la progettualità presentata dall’associazione e il lavoro quotidiano svolto sul territorio. Le colonie feline censite sono circa cinquanta, un numero significativo per una città come Settimo.

“È tutto in ordine? No, non lo è.” ha ammesso. Ma ha ribadito la fiducia nel sistema attuale e nella collaborazione tra uffici, polizia locale e associazione. “Tutti possono essere volontari.”

E sulla mozione è stato categorico: “Questo non fa altro che mettere un impianto su un impianto che già funziona.”

Nel finale Maugeri ha richiamato una precedente apertura sulla possibilità di prevedere forme di rimborso o sostegno ai volontari, lasciando aperto un fronte politico che potrebbe riemergere.

In aula non si è discusso soltanto di elenchi, convenzioni e percentuali di rimborso. Si è discusso di modello: centralizzare o allargare, affidarsi esclusivamente a una struttura convenzionata o riconoscere formalmente anche il volontariato diffuso.

La maggioranza ha difeso l’assetto esistente. L’opposizione ha chiesto un passo ulteriore. La mozione è stata bocciata.

Ma la questione resta sul tavolo. Perché le colonie feline non sono un capitolo astratto di bilancio: sono una cinquantina di realtà sparse sul territorio, con animali da sterilizzare, situazioni sanitarie da monitorare e cittadini che ogni giorno intervengono, spesso a proprie spese. E su questo, prima o poi, il Consiglio dovrà tornare a parlare.

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