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27 Febbraio 2026 - 15:20
Alberto Avetta e Marco Gabusi
Non è un disagio. È una disfatta. E per una volta lo slogan non è un’esagerazione da conferenza stampa.
La linea SFM1 Rivarolo–Torino–Chieri in dodici mesi ha collezionato 1.139 treni soppressi tra gennaio e dicembre 2025. Una media di 94,92 al mese. Tre al giorno. Uno ogni otto ore. Praticamente, mentre si consuma una giornata lavorativa, da qualche parte sulla SFM1 un treno sparisce.
Nel gennaio 2026 siamo già a 89 cancellazioni, 27 delle quali dovute a sciopero. E febbraio non sembra voler invertire la rotta: il treno delle 7.17 da Rivarolo con i passeggeri fatti scendere a Trofarello; quello delle 8.50 da Chieri semplicemente cancellato. Il servizio pubblico in modalità “arrangiarsi”.
A sollevare il caso è il consigliere regionale Alberto Avetta (PD). Ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale.
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«Il report pubblicato da Agenzia Mobilità Piemontese in relazione ai treni soppressi sulla linea ferroviaria SFM1 Rivarolo-Torino-Chieri merita più di una riflessione: in 12 mesi, da gennaio 2025 a dicembre 2025, le soppressioni sono state 1139. Nel gennaio 2026 le soppressioni sono state 89. Sono numeri che certificano le criticità di una linea ferroviaria importante che unisce il Canavese al Chierese e collega a Torino città grandi come Settimo T.se e Moncalieri».
I numeri del 2025 sono difficili da archiviare come semplici “criticità”: marzo 127 soppressioni, aprile 162, maggio 155. Un andamento costante che trasforma l’eccezione in regola.
Nel totale annuo rientrano anche 324 treni cancellati per sciopero. Ma si tratta di 324 corse, non di 324 giornate di protesta. Restano quindi 815 soppressioni legate ad altre cause.
«Se i dati relativi alle soppressioni per sciopero (324 nel 2025) sono chiari è doveroso capire in modo dettagliato le cause che hanno portato alle altre 815 cancellazioni. Guasti e inconvenienti tecnici? Problemi ai passaggi a livello? Maltempo? E perché la SFM1 risulta meno “affidabile” rispetto alle altre linee metropolitane? Anche gli utenti della SFM1 hanno diritto ad un servizio efficiente e di qualità a fronte di abbonamenti e biglietti sempre più cari», incalza Avetta.
Per mesi la spiegazione è stata quella dei lavori di potenziamento infrastrutturale. I pendolari hanno sopportato, confidando in un miglioramento una volta conclusi gli interventi. Ma quel miglioramento non si è visto.
«Evidentemente esiste una vulnerabilità strutturale e gestionale di queste linee che suggerirebbe un diverso atteggiamento da parte della Regione Piemonte nei confronti di RFI e di Trenitalia», conclude Alberto Avetta.
E qui la questione smette di essere tecnica e diventa politica.
La SFM1 non è una linea secondaria: collega territori strategici, attraversa centri densamente popolati, rappresenta un asse fondamentale per studenti e lavoratori. Se su questa tratta si accumulano oltre mille soppressioni in un anno, il problema non può essere liquidato come fisiologico.
La Regione Piemonte governa il trasporto ferroviario locale. I contratti di servizio con RFI e Trenitalia non sono dettagli amministrativi: sono strumenti di controllo e responsabilità. E l’assessore regionale ai Trasporti, Marco Gabusi, non è uno spettatore esterno.
Se una linea è meno affidabile di altre, qualcuno deve spiegare perché. Se esistono criticità strutturali, qualcuno deve intervenire. Perché mentre i treni vengono soppressi, gli abbonamenti no. Le tariffe non si fermano a Trofarello. I rincari non vengono cancellati per guasto tecnico.
Il trasporto pubblico non è un favore. È un diritto pagato in anticipo. E quando un servizio metropolitano accumula 1.139 soppressioni in dodici mesi, non siamo più nel campo degli imprevisti.
Siamo in quello delle responsabilità.
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