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Due portaerei, 150 aerei e F-22 in Israele: gli Stati Uniti preparano l’opzione militare contro l’Iran

La USS Gerald R. Ford lascia Creta, undici F-22 atterrano a Ovda, oltre 60 velivoli schierati in Giordania e decine di tanker tra Europa e Medio Oriente: il dispiegamento che cambia gli equilibri nella regione

L’armada che non dorme: come gli Stati Uniti stanno ridisegnando il cielo (e il mare) del Medio Oriente

Dalla partenza della portaerei Ford a Souda Bay agli F‑22 a Ovda, il mosaico di jet, navi e tanker che prepara lo scenario peggiore e mette Teheran sotto una lente d’ingrandimento

Una scia scura ha tagliato l’acqua davanti a Creta all’alba del 26 febbraio 2026. La USS Gerald R. Ford (CVN-78), la più grande portaerei al mondo, ha lasciato il molo di Souda Bay e ha puntato verso est. Le immagini scattate da terra e dai satelliti commerciali hanno documentato ogni fase della partenza. Non è stato solo un movimento navale: è stato un messaggio.

La Ford ha attraversato lo Stretto di Gibilterra il 20 febbraio e si è avvicinata al Mediterraneo orientale mentre la tensione tra Washington e Teheran è salita dopo il fallimento del nuovo round di colloqui sul nucleare iraniano del 17 febbraio. In quell’area era già operativa la USS Abraham Lincoln (CVN-72), schierata tra il Mar Arabico e l’Arabian Sea con il suo gruppo d’attacco. Due portaerei in due bacini collegati significano capacità di intervento su assi diversi e continuità operativa.

Attorno alle unità maggiori si è mossa una rete di cacciatorpediniere con missili guidati, tra cui le DDG-121, DDG-111e DDG-112, distribuite tra Mediterraneo, Mar Rosso e Golfo di Oman. Il quadro tracciato dall’U.S. Naval Institute (USNI) ha mostrato una presenza navale estesa, con funzioni di difesa aerea, attacco terrestre e protezione delle rotte commerciali nei principali choke-point.

F-22

Sul piano aereo, il dato più rilevante è stato l’arrivo di undici F-22 Raptor alla base israeliana di Ovda, nel Negev. Le immagini satellitari diffuse da MizarVision tra il 24 e il 25 febbraio hanno confermato la presenza dei caccia stealth statunitensi su una base che raramente ha ospitato assetti di questo tipo e mai in questo numero. I velivoli sono partiti da RAF Lakenheath, nel Regno Unito, con il supporto di aerocisterne KC-46 e KC-135, e hanno raggiunto Israele dopo più rifornimenti in volo. In alcune immagini sono comparsi anche elementi di una batteria Patriot. Il dispiegamento ha indicato una scelta precisa: rafforzare la superiorità aerea e integrare la difesa con l’Aeronautica israeliana.

A est, nella base giordana di Muwaffaq Salti, ad Al-Azraq, le fotografie di Planet Labs del 2 febbraio hanno mostrato un aumento progressivo degli aerei schierati. Le analisi della stampa statunitense hanno stimato oltre 60 velivoli tra F-35, F-15E, A-10, C-130 e piattaforme per guerra elettronica. La presenza è cresciuta grazie a voli cargo C-17 e C-5 e a un flusso costante di aerocisterne. La Giordania ha assunto il ruolo di piattaforma logistica avanzata, con profondità strategica e cooperazione consolidata con il United States Central Command (CENTCOM).

Il fattore decisivo non è stato il numero dei caccia ma quello dei tanker. Negli ultimi dieci giorni più di quaranta KC-46A e KC-135R sono stati ridislocati tra Europa e Medio Oriente secondo rilevazioni open source. Aviation Week ha ricordato che 103 KC-46 sono già stati consegnati all’U.S. Air Force e che il programma Next Generation Air-Refueling System (NGAS) è stato avviato. Senza rifornimento in volo, la profondità operativa si riduce. Con una rete di aerocisterne attiva, la capacità di sostenere missioni prolungate aumenta in modo significativo.

Nel frattempo alcuni F-16 sono stati trasferiti dall’Europa verso il Medio Oriente con configurazioni per missioni SEAD/DEAD (Suppression/Destruction of Enemy Air Defenses), note anche come Wild Weasel, dedicate alla soppressione e distruzione delle difese aeree nemiche. Altri assetti sono comparsi tra Diego Garcia e l’Oceano Indiano per proteggere le linee logistiche. Il dispositivo ha combinato velivoli stealth per l’apertura dei corridoi, caccia per la superiorità aerea e piattaforme specializzate per neutralizzare radar e missili terra-aria.

Secondo il Washington Post, più di 150 aeromobili statunitensi sono stati spostati verso Europa e Medio Oriente in pochi giorni dopo il fallimento dei colloqui sul nucleare. Il tempismo ha dato al dispiegamento un valore politico oltre che militare. Per Teheran il segnale è stato chiaro: gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter concentrare rapidamente forze in grado di colpire in profondità. Per Israele l’arrivo degli F-22 ha rappresentato una garanzia ulteriore in termini di difesa aerea integrata.

Le immagini e i dati di volo pubblici hanno avuto un ruolo centrale. Video amatoriali a Chania hanno ripreso F-35 in transito su Creta. I tracciamenti civili hanno seguito le rotte delle aerocisterne. La trasparenza prodotta da satelliti commerciali e piattaforme di flight tracking ha reso visibile un dispositivo che in passato sarebbe rimasto in parte opaco.

Restano incerti gli aspetti più sensibili: eventuali ordini operativi, regole d’ingaggio, accordi per l’uso dello spazio aereo di paesi terzi. Alcuni governi della regione hanno posto limiti espliciti all’impiego delle proprie basi per operazioni offensive. Parallelamente gli Stati Uniti hanno rafforzato le difese aeree in diversi scali alleati per ridurre il rischio di ritorsioni missilistiche o con droni.

La metrica più utile non è il totale degli aerei presenti in un dato momento, ma la capacità di generare sortite prolungate e ondate coordinate. Due gruppi portaerei, una rete di cacciatorpediniere armati di Tomahawk, caccia di quinta generazione e decine di aerocisterne indicano che Washington ha voluto mantenere aperte due opzioni: rafforzare la pressione diplomatica con una dimostrazione credibile di forza oppure disporre di un impianto pronto a sostenere una campagna aerea limitata. Per ora le unità si sono mostrate senza agire. In un contesto di deterrenza, anche questo ha un peso.

Fonti: U.S. Naval Institute (USNI); Aviation Week; Planet Labs; MizarVision; dati open source di flight tracking.

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