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Trump perde terreno sulla lucidità: il 61% degli americani lo giudica più imprevedibile con l’età

Sondaggio Reuters/Ipsos: cala al 45% la quota di chi considera Donald Trump mentalmente acuto. Crescono i dubbi tra gli indipendenti mentre il tema dell’età pesa sulla fiducia nella leadership

Trump

Trump e il ritorno al potere: promesse audaci e una leadership sempre sopra le righe.

La notifica è arrivata sui telefoni di Washington poco dopo il tramonto. Una riga secca, firmata Reuters/Ipsos: il 61% degli americani ha ritenuto Donald Trump “più imprevedibile con l’età”. Il dato è uscito alla vigilia dello State of the Union, mentre il presidente, 79 anni, ha rivendicato energia e determinazione. Ma il sondaggio ha indicato un’altra tendenza: la quota di chi lo ha giudicato “mentalmente acuto e capace di affrontare le sfide” è scesa al 45%, contro il 54% registrato a settembre 2023.

L’indagine è stata condotta tra il 18 e il 23 febbraio 2026 su 4.638 adulti, con un margine di errore di circa due punti percentuali. Il giudizio sull’imprevedibilità ha attraversato gli schieramenti: lo ha espresso l’89% dei democratici, il 64% degli indipendenti e il 30% dei repubblicani. Sulla prontezza mentale, l’81% degli elettori del Partito Repubblicano ha continuato a dirsi fiducioso, ma la percentuale è scesa al 36% tra gli indipendenti e al 19% tra i democratici. È proprio nell’area centrista che si è concentrata l’erosione più significativa.

Un altro numero ha colpito gli osservatori: il 79% degli intervistati ha ritenuto che gli eletti a Washington siano troppo anziani per rappresentare il Paese. Il giudizio ha riguardato non solo il presidente ma anche il Congresso, dove l’età media è di circa 64 anni al Senato e 58 alla Camera dei Rappresentanti. Il tema anagrafico ha assunto così una dimensione strutturale.

Il precedente più vicino risale al 2024. Un sondaggio AP-NORC (Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research) aveva mostrato che il 63% degli americani non si fidava della prontezza mentale di Joe Biden e il 57% nutriva dubbi su quella di Trump. Allora il dibattito aveva coinvolto due candidati anziani. Oggi Trump è in carica e la valutazione si è spostata sulla sua gestione quotidiana del potere.

La Casa Bianca ha risposto richiamando i referti medici. Nell’aprile 2025 il medico presidenziale ha dichiarato Trump “pienamente idoneo” dopo esami svolti al Walter Reed National Military Medical Center, compreso il MoCA (Montreal Cognitive Assessment), test cognitivo superato senza criticità. A dicembre 2025 un MRI (Magnetic Resonance Imaging, risonanza magnetica) ha generato speculazioni, ma una nota ufficiale ha parlato di risultati nella norma. Nonostante questo, diversi sondaggi hanno indicato che una parte consistente dell’opinione pubblica ha considerato insufficiente la trasparenza sulle condizioni di salute del presidente.

Altri istituti hanno registrato segnali simili. Il Pew Research Center ha rilevato a gennaio 2026 che il 52% degli americani non aveva fiducia nella prontezza mentale del presidente e il 50% in quella fisica. Un sondaggio CNN/SSRS(Cable News Network/Social Science Research Solutions) di febbraio ha mostrato un calo dell’approvazione tra gli indipendenti e una maggioranza critica sulla direzione del Paese. Una rilevazione YouGov di gennaio ha indicato che il 49% ha considerato Trump troppo anziano per la presidenza e percentuali analoghe hanno segnalato timori su un declino cognitivo o fisico. Metodologie diverse, ma una linea comune: l’età è tornata al centro della valutazione politica.

Il termine “imprevedibile” è diventato la parola chiave. Negli ultimi mesi hanno inciso gli attacchi verbali ai giudici, gli scontri istituzionali dopo la bocciatura di alcune tariffe e il riproporsi di misure economiche su nuove basi giuridiche. Per una parte dell’elettorato, la sequenza di decisioni e dichiarazioni ha alimentato l’idea di una leadership impulsiva. Per altri ha rappresentato fermezza. La differenza di lettura ha seguito le appartenenze politiche, ma tra gli indipendenti la distanza si è ampliata.

Il 45% che ha definito il presidente mentalmente acuto pesa più dell’indice di approvazione generale. La storia politica americana mostra che un presidente può governare con consensi oscillanti se viene percepito come lucido nelle crisi. Quando si incrina la fiducia sulla capacità di giudizio, ogni scelta diventa un banco di prova.

L’economia ha fatto da sfondo. Inflazione, costo della sanità e tensioni sull’immigrazione hanno aumentato la sensibilità dell’elettorato verso stabilità e affidabilità. In questo clima, l’età del presidente è stata letta come un fattore che può incidere sulla tenuta complessiva dell’esecutivo.

I sondaggi restano fotografie di un momento. Il campione di Reuters/Ipsos è ampio e online; CNN/SSRS utilizza un panel probabilistico; YouGov lavora su campioni pesati. Confrontare i valori assoluti può essere fuorviante, ma la convergenza dei trend indica un cambiamento nella percezione pubblica.

Quando Donald Trump ha parlato al Campidoglio per lo State of the Union, lo scrutinio non ha riguardato solo le politiche annunciate. Ogni passaggio è stato osservato anche come prova di prontezza e controllo. In un Paese che invecchia e discute l’età dei suoi leader, la questione anagrafica è diventata un elemento politico a tutti gli effetti.

Fonti: Reuters/Ipsos, Pew Research Center, CNN/SSRS, YouGov, AP-NORC Center for Public Affairs Research, comunicati ufficiali della Casa Bianca, Walter Reed National Military Medical Center.

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