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26 Febbraio 2026 - 21:47
Il grande sogno di Settimo: venti parcheggi e un marciapiede nuovo
A Settimo Torinese funziona così: si sistema un marciapiede, si tirano due righe bianche sull’asfalto e parte la narrazione della rinascita urbana. L’Amministrazione comunale corre sui social con l’entusiasmo delle grandi occasioni e spaccia l’ordinaria amministrazione per svolta storica. Succede ogni volta. Per una panchina, per una fioriera, per un rattoppo. Figurarsi per via Schiapparelli: marciapiede nuovo, una ventina di parcheggi bianchi, recinzione Olon arretrata di qualche metro. Praticamente la rivoluzione industriale 2.0. Mancavano solo le Frecce Tricolori sopra Borgo Nuovo e un plastico in sala consiliare.
Nel comunicato ufficiale è “un tassello significativo della riqualificazione”. Nei commenti dei cittadini è, più o meno, un “tutto qui?”. Perché mentre l’Amministrazione si emoziona davanti a venti posti auto gratuiti “a servizio del nuovo Comando della Polizia locale”, il settimese medio continua a fare lo slalom tra buche sull'asfalto e marciapiedi sconnessi dove inciampi anche se guardi a terra. E allora è complicato chiedere applausi.
Sui social il clima non è quello dell’ovazione ma della sopportazione. C’è chi chiede perché la via non sia tornata a doppio senso, chi definisce “deprimente” la scelta di mantenerla così, chi fa notare che con il senso unico devi fare il giro largo per arrivare ai nuovi parcheggi. Altri osservano che quei posti saranno “ovviamente quasi sempre occupati”. Qualcuno liquida l’intervento con un secco “una bella cavolata”. Tradotto: grazie per le strisce bianche, ma magari prima sistemiamo il resto.
Il problema non sono i parcheggi in sé. È il contesto. Perché mentre si celebra la recinzione arretrata, c’è chi ricorda il “cratere” in via Gioberti, chi parla di marciapiedi fuori norma per i disabili, chi segnala degrado in via Verdi, chi si chiede se per parcheggiare la sera serva un miracolo. La sensazione è di una città con le priorità capovolte: grande enfasi per il dettaglio, silenzio imbarazzato sul quadro generale.
In mezzo a questo teatro digitale c'è anche l’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Raso, pronto a intervenire per chiarire che i parcheggi “sono liberi, può parcheggiare chiunque” e che la formula “a servizio del nuovo comando” significa solo che saranno utili a chi deve andare dai vigili. Una precisazione doverosa...
Raso, quello che d’estate “non rasa” per non disturbare gli impollinatori, accoglie le critiche con tono pacato e prova a spostare l’attenzione sul medio-lungo periodo: la casa delle associazioni al posto della mensa Olon, il futuro parco, la visione strategica per Borgo Nuovo. Parole importanti, scenari ampi. E pazienza se il cittadino continua a camminare guardando a terra per non finire lungo disteso su un tombino "canterino".
Il punto è tutto qui. Se la città fosse complessivamente in ordine, se le strade fossero lisce e i marciapiedi dignitosi, probabilmente anche un intervento circoscritto verrebbe accolto con un “bravi”, che poi i "bravi" ci sono ma sono delle truppe cammellate che tutti conoscono e non contano più un fico secco...
La verità è che in città la manutenzione ordinaria è percepita come insufficiente e ogni annuncio trionfale suona stonato. Non è cattiveria, è esasperazione.
Via Schiapparelli simbolo involontario di una distanza sempre più evidente. Da una parte l’Amministrazione che comunica ogni metro sistemato come una tappa fondamentale di una trasformazione epocale. Dall’altra cittadini che non chiedono la luna, ma semplicemente di non vivere in una città del terzo mondo.
E allora sì, i parcheggi sono gratuiti. Il marciapiede è più largo. La recinzione è stata arretrata. Tutto vero. Ma se intorno restano buche, marciapiedi scassati e traffico ingestibile, è difficile pretendere entusiasmo. Perché quando le aspettative sono finite sotto l’asfalto, non basta una striscia bianca in più per farle riaffiorare.
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