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Angelo e Dario, il lavoro silenzioso che tiene insieme un paese

Cinque mesi in Comune con un progetto regionale, ma una storia che parte da lontano: esempio di inclusione, responsabilità e comunità

Angelo e Dario

Angelo e Dario, il lavoro silenzioso che tiene insieme un paese

Non cercano visibilità. Non parlano di sé. Ogni mattina arrivano, si mettono al lavoro e fanno ciò che serve. È così che Angelo e Dario, da cinque mesi, contribuiscono alla vita quotidiana del Comune di San Giusto Canavese grazie a un bando regionale condiviso con il Comune di Feletto, con San Giusto capofila. Venticinque ore alla settimana dedicate al paese.

La loro, però, non è una storia iniziata ieri. Da anni partecipano a progetti attivati dall’ente pubblico. Conoscono i luoghi, le abitudini, le esigenze operative. Hanno imparato che il lavoro non è soltanto un impegno orario, ma un’assunzione di responsabilità. Arrivare puntuali, affiancare i cantonieri, completare un compito fino in fondo.

Il loro contributo è concreto. Supportano le attività quotidiane, collaborano nella manutenzione e nella sistemazione degli spazi pubblici. Un aiuto che nel tempo è diventato fondamentale. Chi lavora accanto a loro sa di poter contare su presenza, affidabilità e spirito di squadra.

C’è anche un risultato tangibile: da anni il Comune non deve più sostenere costi importanti per la pulizia del mercato del giovedì. Un servizio che oggi viene garantito grazie all’impegno di ragazzi come Angelo e Dario – e prima di loro Carmelo – dimostrando che investire in percorsi di inclusione produce non solo valore sociale, ma anche efficienza e risparmio per la collettività.

Il progetto attuale è vicino alla conclusione. E l’idea di dover rinunciare a questa presenza pesa. Ma il percorso non si interrompe. Entro aprile si apriranno le richieste per i cantieri dedicati ai lavoratori socialmente utili. Nuove opportunità potranno prendere forma. L’Amministrazione conferma l’impegno a intercettare bandi e risorse per costruire occasioni di crescita e autonomia per persone come Angelo e Dario.

Perché il lavoro è prima di tutto uno strumento di dignità. Permette di sentirsi parte di un progetto comune, di contribuire al bene pubblico, di costruire relazioni. In piccoli centri come San Giusto Canavese, questo valore è ancora più evidente: ogni gesto si riflette sull’intera comunità.

Il funzionamento di un Comune non si misura solo nelle delibere o nei finanziamenti ottenuti. Si misura nella cura quotidiana degli spazi, nella continuità dei servizi, nella presenza di persone che si assumono un impegno. Angelo e Dario sono diventati parte di questo tessuto. Il loro esempio racconta che la comunità cresce quando nessuno resta ai margini.

Non è una storia fatta di grandi titoli. È una storia di costanza. Di mani che sistemano, puliscono, collaborano. Di ragazzi seri, volenterosi, che hanno trovato nel lavoro un’occasione di autonomia e di integrazione.

L’Amministrazione guarda avanti con una visione chiara: continuare a creare opportunità che facciano bene alle persone e, insieme, al paese. Perché quando si investe nel lavoro come strumento di coesione sociale, il beneficio non è individuale. È collettivo.

E mentre Angelo e Dario continuano a fare ciò che sanno fare meglio – lavorare in silenzio – San Giusto Canavese ricorda che la forza di un territorio sta anche in queste presenze discrete, ma essenziali.

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