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25 Febbraio 2026 - 22:01
Al centro Manuela, con i figli e la collaboratrice Alessandra
A Chiaves, frazione di Monastero di Lanzo a poco più di mille metri di altitudine, le attività commerciali si contano sulle dita di una mano. Anzi, su un dito solo. Qui resiste un unico esercizio costituito da un piccolo emporio con bar annesso, punto di riferimento per una cinquantina di residenti fissi e per i visitatori che salgono fin quassù. Non soltanto un negozio, ma un presidio sociale, uno spazio di incontro, un luogo dove si beve un caffè, si scambiano notizie, si chiedono informazioni e si tengono vivi i legami di comunità.
In un contesto segnato da stagionalità, flussi discontinui, spopolamento e costi di gestione sempre più gravosi, portare avanti un’attività in montagna richiede spirito di adattamento, creatività e una buona dose di coraggio. Lo sa bene Manuela, che da tre anni gestisce lo storico locale raccogliendo il testimone di Angela, a sua volta erede di una tradizione familiare avviata dalla mamma Carolina. Una continuità che è anche memoria collettiva.
“Qui bisogna sempre inventarsi qualcosa di nuovo – racconta Manuela sorridendo – I tempi non sono facili e ogni giorno dobbiamo cercare proposte piacevoli per intrattenere i clienti abituali e, speriamo, attirarne di nuovi”.
È proprio da questa necessità di rinnovarsi che è nato l’appuntamento di sabato 21 febbraio, quando il Bar Alimentari di Chiaves si è trasformato in un piccolo salotto letterario. Ospiti del pomeriggio tre giovani autrici del territorio: Serena Girivetto, Lisa Aiassa e Amanda Airola Rossa. Un incontro partecipato e sentito, capace di animare un tranquillo pomeriggio invernale e di dimostrare come anche nei centri più piccoli la cultura possa diventare motore di aggregazione.
A moderare il dibattito Maria Rosa Betta, che ha guidato il dialogo intrecciando i temi delle opere presentate. Tre libri diversi per genere, ma uniti da un filo sottile e potente, ossia il patrimonio storico e culturale dei territori, vicini e lontani, che ha visto protagonista un passato che continua a parlare al presente.
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Da sinistra Lisa Aiassa, Maria Rosa Betta, Amanda Airola Rossa e Serena Girivetto
Ad aprire l’incontro è stata Lisa Aiassa con il suo “Diario di volo di una Masca”, un cammino personale tra leggende, memorie e misteri delle Valli di Lanzo. Un’opera che intreccia ricerca e vissuto, restituendo voce a un’eredità invisibile profondamente radicata nel territorio. Il diario diventa una mappa narrativa che accompagna il lettore anche a Chiaves e nei suoi dintorni, invitandolo ad ascoltare l’eco di un passato ancora vivo.
È poi intervenuta Amanda Airola Rossa con “Storie di streghe”, raccolta di undici racconti dedicati a figure femminili del folklore e del mito di luoghi lontani. Attraverso paesaggi remoti e memorie antiche, emergono donne custodi di segreti, madri, streghe o anime in cerca di riscatto. Un libro che suggerisce percorsi di rinascita e mette in luce sorprendenti affinità tra le masche piemontesi e le protagoniste di altre tradizioni europee.
A chiudere la presentazione Serena Girivetto con il romanzo giallo “Morte al lago di Monastero”, ambientato proprio tra Chiaves e altri paesi delle Valli di Lanzo. L’ispirazione nasce dai siti archeologici della zona, come il Roc del Gal e il Colle di Perascritta, segnati da antichissime presenze umane e avvolti nel tempo da leggende. Elementi che diventano parte integrante dell’indagine condotta dal Maresciallo Cravero, chiamato a districarsi tra misteri, folklore e ombre dell’animo umano.
Il bilancio dell’incontro è stato più che positivo, sia per le autrici sia per il pubblico. Tra un bicchiere di vino e qualche specialità artigianale del territorio, il bar ha confermato la propria vocazione che va ben oltre l’essere solo esercizio commerciale, ma che si espande a spazio di relazione.
In montagna, dove i numeri sono piccoli ma le distanze fisiche e sociali possono essere grandi, iniziative come questa assumono un valore che va oltre il singolo evento. Rappresentano un segnale di vitalità, una risposta concreta allo spopolamento, un modo per ribadire che anche a mille metri di quota si può fare cultura, creare occasioni di incontro e guardare al futuro.
E mentre per la primavera e soprattutto per l’estate si annunciano nuove attività ancora da svelare, a Chiaves si continua a lavorare con discrezione e determinazione. Da queste parti tenere accesa una luce significa molto più che alzare una serranda, significa custodire un presidio di comunità.
Il pubblico presente all'incontro ospitato dal Bar-Alimentari Chiaves di Massa Manuela
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