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Nel cuore della Via Lattea scoperta un’immensa nube di molecole: la foto più dettagliata mai ottenuta

Alma svela la chimica nascosta della galassia: metanolo, acetone ed etanolo in un’immagine che copre 650 anni luce

Le antenne che costituiscono il telescopio ALMA. Credits: ESO.

Le antenne che costituiscono il telescopio ALMA. Credits: ESO.

Un’immensa nube di gas freddi composta da un mix di molecole, dalle più semplici a quelle organiche più complesse come metanolo e acetone: è il primo ritratto dettagliato della chimica finora nascosta nel cuore della Via Lattea. A osservarla con un dettaglio senza precedenti è stato il potente radiotelescopio Alma dell’European Southern Observatory, installato sulle Ande cilene. I risultati della ricerca sono contenuti in cinque articoli scientifici, uno dei quali vede la partecipazione di Mattia Sormani dell’Università degli Studi dell’Insubria, già accettati per la pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Il centro della nostra galassia ospita un enorme buco nero e un’immensa nube di gas freddi, nota come Zona Molecolare Centrale (Cmz, dall’inglese Central Molecular Zone), la cui analisi è sempre stata estremamente complessa. «È un luogo di estremi, invisibile ai nostri occhi, ma ora svelato con un dettaglio straordinario», ha dichiarato Ashley Barnes, astronomo dell’Eso e parte del gruppo che ha ottenuto i nuovi dati nell’ambito della collaborazione Aces (Alma Cmz Exploration Survey).

L'immagine di ALMA finora più grande mostra la chimica nascosta nel cuore della Via Lattea (Crediti: ALMA(ESO/NAOJ/NRAO)/S. Longmore et al. Background: ESO/D. Minniti et al.)

Il risultato finale è un’immagine che si estende per oltre 650 anni luce e mostra nel dettaglio le dense nubi di gas e polvere: da quelle che si allungano per decine di anni luce fino alle piccole nubi di gas che circondano le singole stelle. Per la prima volta viene svelata in modo così dettagliato la composizione chimica di questa regione.

Sono state osservate decine di molecole diverse, da quelle semplici come il monossido di silicio a quelle organiche più complesse come metanolo, acetone ed etanolo. Molecole che fluiscono lungo filamenti capaci di alimentare gli accumuli di materia da cui nascono le stelle. Proprio questa regione centrale della Via Lattea ospita alcune delle stelle più grandi della galassia, molte delle quali vivono e muoiono rapidamente, concludendo la loro esistenza in potentissime esplosioni di supernova.

«La struttura del gas nel centro galattico è estremamente complessa, quasi frattale - ha detto l’italiano Sormani - e fenomeni di questo livello di complessità possono essere studiati solo con un approccio numerico», ha spiegato Mattia Sormani. Nel complesso si tratta di una grande mole di dati, frutto di decine di singole osservazioni unite come tessere di un mosaico, per realizzare lo scatto di una porzione di cielo grande quanto tre Lune piene affiancate.

«Studiando come nascono le stelle nella Zona Molecolare Centrale - ha aggiunto Steve Longmore, dell’università britannica John Moores di Liverpool - possiamo anche ottenere un quadro più chiaro di come sono cresciute ed evolute le galassie. Riteniamo che la regione condivida molte caratteristiche con le galassie dell’Universo primordiale, ove le stelle si formavano in ambienti caotici ed estremi», ha concluso Steve Longmore.

Osservazioni che in futuro potranno essere ulteriormente migliorate grazie all’aumento della sensibilità di Alma su alcune lunghezze d’onda e, a partire dal 2027, con l’arrivo dell’Extremely Large Telescope, il più grande telescopio al mondo con uno specchio primario di 39 metri di diametro.

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