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Costume e società

Paolini, il disturbatore di Rivodora, è ricomparso. Di nuovo

Da Rivodora al Guinness, fino al carcere: trent’anni di irruzioni, scandali e condanne di Gabriele Paolini

Paolini, il disturbatore, è ricomparso. Di nuovo

Gabriele Paolini e Carlo Conti

E’ ricomparso. Di nuovo. Il disturbatore della Tv Gabriele Paolini lo ha fatto a pochi minuti dall’inizio del 76esimo Festival di Sanremo, durante il collegamento del Tg1 delle 20 con il giornalista Francesco Maesano da Palazzo Chigi, il disturbatore Gabriele Paolini si è messo a urlare: «Carlo Conti bisessuale».

Un’irruzione improvvisa che ha costretto lo studio a intervenire immediatamente. La conduttrice del telegiornale, Laura Chimenti, visibilmente contrariata, ha interrotto il collegamento.

«È il solito disturbatore che non ci fa fare il nostro lavoro». Zac! Un altro servizio, prima di ristabilire il collegamento con Francesco Maesano da Palazzo Chigi. 

GAbriele Paolini

Foto archivio

Ma chi è Paolini? Originario di Rivodora, frazione di Baldissero Torinese, nasce a Milano il 12 gennaio 1974 e fino a qualche anno fa, nelle colline dell’Oltrepo torinese, ci ritornava tutte le estati. Cresce a Roma, dove trascorre l’infanzia e l’adolescenza prima di trasformarsi in un personaggio televisivo permanente. È qui che il personaggio prende forma, tra la casa di famiglia e una comunità che lo ha conosciuto prima che diventasse un volto – spesso indesiderato – della televisione italiana.

La sua prorompenza venne fuori presto. Nel 1997 Paolini, una domenica di agosto si presenta nella chiesa di San Francesco di Sales al termine della Messa, come concordato con don Augusto Cogo, per fare un annuncio sulla pace. In realtà sale sull’altare con una collana di preservativi, fotografo al seguito, professandosi «guerrigliero pro-condom». L’episodio crea un terremoto in paese e un evidente imbarazzo con la Curia. È il primo vero strappo tra Paolini e la “sua” Rivodora.

Nel 2002 torna a far parlare di sé annunciando il proprio fidanzamento e chiedendo al sindaco Carlo Corinto di celebrare le sue nozze omosessuali, sempre a Rivodora, sempre a Ferragosto.

L’anno successivo dichiara di voler commemorare don Augusto, ma viene diffidato dal consiglio pastorale. Nel frattempo annuncia un “gay party” sostenendo di avere l’autorizzazione del sindaco: arrivano smentite ufficiali, minacce di querela e una nuova comparsata in Comune travestito da condom, uno dei travestimenti che diventeranno il suo marchio di fabbrica.

Nel 2004 annuncia la candidatura a sindaco di Baldissero con una proposta provocatoria: l’indipendenza di Rivodora da Baldissero, Castiglione e San Mauro. Ma alla fine non si presenta. Nel 2005 è di nuovo polemica, questa volta con il nuovo parroco don Gianni Carignano per una mancata confessione. Poi, negli anni, qualche ritorno in occasione della festa patronale, scuse elargite a chiunque gli passi accanto, e un rapporto con il paese sempre sospeso tra affetto e imbarazzo.

Intanto la notorietà televisiva cresce. Autodefinitosi “inquinatore televisivo”, già dal 1995 – dopo la morte di un amico per AIDS – decide di intraprendere una personale campagna per l’uso del preservativo.

È questa la motivazione che, a suo dire, giustifica le incursioni che lo rendono celebre. Dal 2012 entra nel Guinness dei Primati per le sue apparizioni di disturbo sul piccolo schermo, con la motivazione che “sabota regolarmente i collegamenti di giornalisti e presentatori su TV nazionali in Italia, incoraggiando l’uso del preservativo come parte della propria battaglia civile contro l’AIDS”.

L’Enciclopedia della televisione Garzanti lo definisce “l’uomo che ha fatto dell’apparizione catodica uno scopo primario dell’esistenza”, mentre in una guida di Roma Achille Corea lo indica come una sorta di “santo ispiratore” dei turisti che si infilano nelle inquadrature dei telegiornali per salutare.

Il suo metodo è sempre lo stesso: irrompe nei programmi in diretta all’aperto, generalmente telegiornali ma anche trasmissioni di attualità, si piazza alle spalle degli inviati, espone cartelli con messaggi provocatori di varia natura, fa gesti scurrili come le corna, rivolge insulti e frasi volgari a politici o personaggi dello spettacolo, costringendo spesso le regie a interrompere il collegamento o a mandare immagini di copertura. A volte resta semplicemente immobile dietro il cronista, ma anche in quel caso la sua presenza è sufficiente a destabilizzare la diretta.

Tra gli episodi più ricordati c’è quello dei Mondiali di calcio del 1998 a Marsiglia: durante un collegamento del Tg1, il giornalista Paolo Frajese, esasperato dalle continue intrusioni, lo prende a calci e lo ricopre di insulti in diretta, salvo poi scusarsi con il pubblico e proseguire il servizio. La sequenza viene rilanciata da Blob su Rai 3 e riproposta in decine di trasmissioni, anche internazionali come CNN e Channel 4, contribuendo a consacrare Paolini come simbolo delle irruzioni televisive.

Negli anni successivi compare alle spalle di inviati del Tg1, Tg2, Tg4, Studio Aperto, durante manifestazioni, processi, eventi sportivi e politici. In alcune occasioni riesce a infiltrarsi perfino in eventi istituzionali, aggirando i cordoni di sicurezza pur di finire nell’inquadratura. Non solo telegiornali: nel 2009 rivendica di aver organizzato il blitz di una pornostar sul palco dell’Ariston durante il Festival di Sanremo.

Parallelamente costruisce una controversa presenza nel mondo dell’intrattenimento per adulti: nel 2012 gira il film pornografico “Storie di un italiano vero” per la regia di Max Bellocchio; nel 2013 appare in “I soliti noti”, compilation di spezzoni pornografici presentata da Sara Tommasi, accanto a Rocco Siffredi, Franco Trentalance, Remo Nicolini, Fernando Vitale e Luca Tassinari.

La giustizia, però, presenta il conto. L’8 marzo 2006 una sentenza della Corte di Cassazione riconosce a suo carico il reato di molestie e stalking per un’azione durante un collegamento televisivo del 28 marzo 2002 da Palazzo Chigi, quando si era posto alle spalle di un giornalista con un cartello giudicato offensivo nei confronti del presentatore Pippo Baudo.

Confermando la condanna a tre mesi di reclusione, la Suprema Corte definisce le sue intrusioni un’azione “impertinente, indiscreta, invadente”, riconducibile alla nozione di petulanza e capace di alterare le normali condizioni di tranquillità di chi sta lavorando.

Nel dicembre 2006 la Polizia postale sequestra i siti da lui utilizzati per pubblicare materiale pornografico nell’ambito di un procedimento avviato dal critico cinematografico Robert Bernocchi. Nel 2010 il tribunale di Roma lo condanna a due anni e otto mesi di reclusione per tentata estorsione, calunnia, diffamazione e molestie ai danni di Robert Bernocchi. Nel 2012 arriva un’ulteriore condanna a sei mesi di carcere e 30 mila euro di risarcimento per molestie nei confronti di tre giornalisti Mediaset. Nel tempo riceve fogli di via triennali dai comuni di Fiumicino e Milano.

Il 10 novembre 2013 viene arrestato con l’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile. Il 28 novembre ottiene gli arresti domiciliari. Il 24 ottobre 2014 viene rinviato a giudizio con accuse di induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale. Nel luglio 2015 torna libero con obbligo di firma e dichiara di voler abbandonare le incursioni televisive per dedicarsi alla propria biografia, al cinema e alla pittura. Pochi giorni dopo viene rinviato a giudizio anche per violenza sessuale aggravata e interruzione di pubblico servizio per aver palpeggiato una giornalista durante una diretta.

Il 9 giugno 2017 viene condannato a cinque anni di reclusione per produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale su minore. Nel 2021 la Corte di Cassazione rende definitiva la condanna per induzione alla prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e tentata violenza sessuale su minori. Per cumulo di pene, pari a otto anni di detenzione, il 21 giugno 2021 viene condotto nel carcere di Rieti. Il 17 dicembre 2021 tenta il suicidio ingerendo psicofarmaci, salvato dal personale penitenziario. Nell’ottobre 2024 lascia definitivamente il carcere.

Nonostante arresti, condanne, fogli di via e promesse di ritiro, Gabriele Paolini continua a riemergere davanti a una telecamera accesa. Si definisce “Arlecchino della tv”, sostiene di aver collezionato centinaia di apparizioni e di detenere un primato per numero di sabotaggi televisivi. Per alcuni è un provocatore ossessivo, per altri un attivista sopra le righe che ha scelto la televisione come palcoscenico permanente.

A Baldissero, quando era un volto noto, le reazioni restano contrastanti. C’era chi sosteneva che “rovinasse la reputazione di un paese per bene” e chi lo ricordava come uno che tornava spesso, convinto che dietro le sue provocazioni ci fosse almeno in origine una battaglia personale contro l’Aids. “Si è fatto menare e denunciare, ma non ha mai mollato la presa”, raccontavano alcuni conoscenti.

E infatti non molla. Il copione è sempre lo stesso: una diretta, una telecamera accesa, pochi secondi per entrare nell’inquadratura. Poi il grido, lo stacco di regia, l’imbarazzo in studio. L’ultima irruzione al Tg1, a pochi minuti dall’inizio di Sanremo, è soltanto l’ennesimo capitolo di una storia che dura da quasi trent’anni.

E con Paolini, c’è da scommetterci, non sarà l’ultimo.

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