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Trasporti nel caos, nel Torinese saltano fino a 78 corse al giorno: pendolari lasciati a piedi

Il consigliere regionale Alberto Unia (M5S) incalza la Giunta Cirio a Palazzo Lascaris: “Le giustificazioni non bastano”. Nel mirino i disservizi su aeroporto, Chivasso, Ivrea, Pinerolo e valli

Trasporti nel caos, nel Torinese saltano fino a 78 corse al giorno: pendolari lasciati a piedi

Autobus che non arrivano, corse cancellate all’ultimo minuto, tabelloni che si svuotano come per magia. E poi la spiegazione di turno, buona per tutte le stagioni. Ma intanto studenti e lavoratori restano a piedi. È il quadro del trasporto pubblico extraurbano nel Torinese, finito nuovamente sotto i riflettori del Consiglio regionale.

A portare il caso a Palazzo Lascaris è Alberto Unia, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, che ha interrogato la Giunta Cirio denunciando una situazione che definisce senza mezzi termini “grave”.

Nel mirino non c’è una singola tratta, ma un intero sistema che mostra crepe evidenti: dai collegamenti con l’aeroporto – biglietto da visita del territorio – fino alle linee che servono Chivasso, Ivrea, Pinerolo, Fenestrelle e Torre Pellice. Zone già penalizzate da infrastrutture carenti e da collegamenti non sempre all’altezza, che ora devono fare i conti con un servizio a intermittenza.

I numeri forniti da Unia sono quelli che fanno rumore. Cinquantasette corse soppresse in una giornata. Settantotto in un’altra. Sessantanove in quella successiva. Non un episodio isolato, ma una sequenza che descrive una normalità diventata anomala. Una fotografia che pesa soprattutto su studenti e pendolari, cioè su chi non prende il bus per svago ma per necessità. Per chi timbra un cartellino, per chi deve essere in aula alle otto in punto, per chi non può permettersi di “arrivare quando arriva”.

In Aula, Unia ha chiesto alla Regione quali misure concrete intenda mettere in campo per garantire la continuità del servizio e prevenire ulteriori disagi. Non un generico impegno, ma risposte operative. A replicare è stato l’assessore Vignale, intervenuto per conto del collega Gabusi. La spiegazione fornita dalla Giunta punta il dito sulle assenze del personale viaggiante, legate – è stato detto – all’inasprirsi del confronto sindacale. Una tensione che si rifletterebbe direttamente sulla regolarità delle corse.

L’Agenzia della mobilità piemontese, dopo le segnalazioni ricevute, ha inviato una nota di richiamo agli obblighi contrattuali al consorzio Extrato, concessionario del servizio, e alla società Arriva, chiedendo misure urgenti per ripristinare la regolarità. Un passaggio formale, necessario. Ma che per ora non cambia la sostanza: le corse saltano e i disagi restano.

Arriva

L’assessore ha inoltre sottolineato come il tema di un clima lavorativo sereno e dell’assenza di vertenze aperte venga considerato prioritario nelle future gare. Un impegno che guarda avanti. Ma nel frattempo c’è un presente che chiede risposte immediate. Perché il trasporto pubblico non è un servizio accessorio: è un diritto, soprattutto in territori dove l’auto privata non è sempre un’alternativa possibile.

Secondo Alberto Unia, le giustificazioni non possono bastare. E la critica non è solo politica, ma concreta: ogni corsa soppressa significa tempo perso, lezioni saltate, ore di lavoro compromesse, coincidenze mancate. Significa aumentare il divario tra centro e periferia, tra chi vive in aree meglio collegate e chi abita in zone che rischiano di restare sempre più isolate.

La questione dei trasporti pubblici piemontesi si inserisce in un contesto già complesso, fatto di linee ferroviarie in difficoltà, di tratte sostituite da bus, di ritardi cronici. Un sistema che fatica a garantire standard adeguati e che, quando si inceppa, mostra tutta la sua fragilità. E se le motivazioni possono essere molte – carenza di personale, tensioni sindacali, organizzazione interna – per gli utenti il risultato è uno solo: un servizio inadeguato.

Il rischio, sottolineato dall’esponente pentastellato, è che si finisca per normalizzare l’emergenza. Che le cancellazioni diventino la regola e non l’eccezione. Che il pendolare debba partire con largo anticipo non per prudenza, ma per rassegnazione.

Ora la partita si gioca su due fronti: da un lato la Regione, chiamata a vigilare e a pretendere il rispetto dei contratti; dall’altro i gestori del servizio, che devono garantire standard minimi di affidabilità. Perché il trasporto pubblico extraurbano non può essere lasciato alla logica delle pezze e dei richiami formali.

Sul tavolo resta una domanda semplice: quanto ancora possono reggere studenti e lavoratori prima che la fiducia nel servizio venga meno del tutto? Insomma, al di là delle note ufficiali e delle spiegazioni istituzionali, ciò che serve è un cambio di passo reale. Non annunci, ma corse che partono e arrivano. Sempre.

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