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24 Febbraio 2026 - 15:33
Sottopasso del Lingotto, la storia infinita tra riaperture e nodi irrisolti
C’è un’immagine che accompagna da anni il sottopasso del Lingotto: quella di un’infrastruttura che sembra non smettere mai davvero di essere un cantiere. Anche quando le transenne vengono rimosse e il traffico riprende a scorrere, resta la sensazione di qualcosa di incompiuto. Dopo quasi tre anni di interventi di rinforzo strutturale e risanamento conservativo, la riapertura al traffico dello scorso settembre avrebbe dovuto segnare la fine di una lunga parentesi. Invece rimane un nodo cruciale ancora irrisolto.
Gli interventi realizzati non sono stati marginali. Il rinforzo delle strutture e il consolidamento di un’infrastruttura strategica per la mobilità torinese erano passaggi indispensabili. Non si è trattato di un maquillage, ma di lavori necessari per garantire sicurezza, durabilità e continuità di servizio. I quasi tre anni di cantiere raccontano la complessità tecnica dell’operazione e il peso dell’usura accumulata nel tempo. Un investimento sul futuro, certo, ma anche un sacrificio chiesto alla città in termini di disagi e tempi di percorrenza.
La riapertura di settembre è stata accolta come una boccata d’ossigeno. Per automobilisti, residenti e attività economiche della zona, il ritorno alla percorribilità ha rappresentato un passo concreto verso la normalità. Eppure la vicenda non si è chiusa lì. Il “nodo” ancora da sciogliere – al centro di annunci e rinvii – continua ad alimentare interrogativi. Non tanto per la sua natura tecnica, quanto per la gestione della comunicazione e delle aspettative.
Quando un’opera pubblica viene dichiarata riaperta ma resta associata a questioni sospese, si crea uno scarto tra ciò che viene annunciato e ciò che viene percepito. Ed è in quello scarto che si gioca la credibilità istituzionale. Un’infrastruttura non è solo una sequenza di carreggiate e pilastri: è anche un simbolo di affidabilità amministrativa, di capacità di programmazione, di rispetto dei tempi.
La vicenda del sottopasso suggerisce alcune riflessioni che vanno oltre il caso specifico. La prima riguarda la chiarezza: distinguere in modo netto tra una riapertura funzionale e la conclusione definitiva di tutti gli interventi. La seconda è legata ai cronoprogrammi pubblici, con scadenze realistiche e aggiornamenti trasparenti in caso di imprevisti. La terza tocca la rendicontazione, ovvero la necessità di documentare con precisione ogni fase completata, rendendo accessibili informazioni e passaggi tecnici.
Non si tratta di dettagli burocratici, ma di elementi essenziali per consolidare il rapporto di fiducia tra amministrazione e cittadini. In una città come Torino, dove la mobilità è un tema quotidiano e sensibile, la gestione delle grandi infrastrutture diventa un banco di prova della capacità di governo.
Oggi il sottopasso del Lingotto è percorribile, ma la sensazione diffusa è che la parola “fine” non sia ancora stata scritta. La sfida non è solo tecnica, ma narrativa e amministrativa: trasformare quella che molti hanno definito una “storia infinita” in un capitolo chiuso, con tempi certi e comunicazioni coerenti.
La prudenza ingegneristica è un valore, soprattutto quando si parla di sicurezza strutturale. L’incertezza gestionale, però, rischia di diventare un costo invisibile per la città. Sciogliere l’ultimo nodo, spiegare con precisione cosa resta da fare e quando sarà completato, è oggi il passaggio decisivo per restituire al sottopasso non solo la piena funzionalità, ma anche la piena fiducia dei torinesi.

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