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Disabilità, dal 1° marzo nuove regole in altre 40 province: l’Inps diventa unico accertatore

Stop alla doppia domanda, basterà il certificato medico telematico

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Disabilità, dal 1° marzo nuove regole in altre 40 province: l’Inps diventa unico accertatore

Dal 1° marzo cambia il percorso per l’accertamento della disabilità in altre 40 province italiane. È un altro tassello della riforma che punta a semplificare e uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale, affidando all’Inps il ruolo di unico accertatore della condizione di disabilità. Dopo le prime 20 province già coinvolte nella sperimentazione, la terza fase amplia in modo significativo il perimetro, includendo anche realtà complesse come Roma e Milano.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: superare la frammentazione tra commissioni Asl e Inps, ridurre i tempi, eliminare duplicazioni e alleggerire il carico burocratico a carico dei cittadini. La riforma entrerà a regime sull’intero territorio nazionale dal 1° gennaio 2027, ma già oggi il cambiamento è concreto per milioni di persone.

La novità principale riguarda l’avvio del procedimento. Come ricorda l’Inps in un messaggio ufficiale, “una delle novità della riforma è rappresentata dalla nuova modalità di avvio del procedimento valutativo di base, che prevede l’invio telematico all’Inps del nuovo certificato medico introduttivo”. Questo certificato diventa il fulcro dell’intera procedura.

In altre parole, non sarà più necessario presentare una seconda istanza amministrativa. Il messaggio dell’Istituto chiarisce che il certificato “rappresenta l’unica procedura per la presentazione dell’istanza volta all’accertamento della disabilità, che non deve essere più completata con l’invio della domanda amministrativa da parte del cittadino o degli Istituti di patronato o intermediari autorizzati”.

Si tratta di un passaggio che segna una svolta rispetto al sistema precedente, nel quale il percorso si articolava in due fasi: prima il certificato medico, poi la domanda amministrativa vera e propria. Una doppia incombenza che spesso generava confusione, ritardi o errori formali. Con la riforma, almeno nelle province coinvolte dalla sperimentazione, il procedimento parte direttamente con il certificato inviato dal medico in modalità telematica all’Inps.

Attenzione però alle scadenze. L’Inps specifica che tutti i “certificati medici introduttivi redatti fino al 28 febbraio 2026 secondo le pregresse modalità nelle 40 province interessate” devono essere completati con la trasmissione della domanda amministrativa entro la stessa data. In sostanza, chi ha avviato la procedura con le vecchie regole dovrà comunque chiuderla secondo il sistema precedente, rispettando il termine del 28 febbraio 2026.

Per la trasmissione della domanda, laddove ancora necessaria, il cittadino può rivolgersi ai patronati o agli intermediari autorizzati. Un aspetto non secondario, perché la riforma punta alla semplificazione ma richiede comunque una fase di transizione delicata, in cui convivranno per un periodo le vecchie e le nuove modalità.

Il cambiamento non è solo tecnico. L’idea di fondo è quella di costruire un sistema più coerente con il principio di valutazione unitaria della persona, evitando sovrapposizioni tra enti diversi e rendendo più lineare il riconoscimento dei diritti connessi alla disabilità: dall’invalidità civile all’handicap, fino alla disabilità ai fini lavorativi. Centralizzare in capo all’Inps l’intero procedimento significa anche puntare a criteri omogenei su scala nazionale.

Resta però il nodo dei tempi. Negli anni, uno dei problemi più sentiti dai cittadini è stato proprio quello delle attese per la visita e per la definizione dell’esito. La riforma promette maggiore efficienza, ma la sfida sarà organizzativa: l’Inps dovrà gestire in modo diretto e uniforme un numero elevatissimo di pratiche, garantendo tempi certi e trasparenza.

L’inclusione di province come Roma e Milano rappresenta un banco di prova significativo. Si tratta di territori ad alta densità abitativa, con un numero consistente di domande ogni anno. Se la sperimentazione reggerà in questi contesti, la strada verso l’estensione nazionale dal 2027 sarà più solida.

Il percorso di riforma si inserisce in un quadro più ampio di revisione delle politiche sulla disabilità, orientato a una maggiore integrazione tra aspetti sanitari, sociali e lavorativi. L’accertamento non è solo un atto formale: è la porta di accesso a prestazioni economiche, servizi, agevolazioni fiscali e percorsi di inclusione. Rendere questa porta più semplice da aprire è un obiettivo che incide direttamente sulla vita quotidiana di centinaia di migliaia di famiglie.

Dal 1° marzo, dunque, per molti cittadini cambierà il modo di avviare la pratica. Meno passaggi, almeno sulla carta, e un interlocutore unico. La riforma della disabilità entra in una fase decisiva. Il traguardo del 2027 è già fissato: entro quella data l’intero Paese dovrà parlare un solo linguaggio amministrativo in materia di accertamento. La partita ora si gioca sulla capacità del sistema di trasformare la semplificazione promessa in una reale riduzione dei tempi e degli ostacoli burocratici.

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