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23 Febbraio 2026 - 12:35
Umberto Tozzi, l’ultimo tour e la vita dopo il palco: “Ho avuto un cancro, ora scelgo il tempo che resta”
Non è un addio malinconico. È una scelta. Lucida, condivisa, maturata dopo la paura. Umberto Tozzi lo ha detto con semplicità ieri sera in televisione, ospite di Fabio Fazio su Nove, ripercorrendo una carriera che attraversa quasi cinquant’anni di musica italiana e internazionale. Il “final show”, come lo ha chiamato, sarà davvero l’ultimo tour. Poi basta concerti.
“È un vero finale, sì. Ma senza lacrime. Tanti sorrisi, tanta gioia e tanta energia per questi ultimi concerti”, ha spiegato Tozzi in studio. La decisione, annunciata due anni fa all’Olympia di Parigi, non è stata dettata da stanchezza artistica. Dietro c’è un motivo preciso: la malattia.
“Abbiamo vissuto un momento molto difficile in famiglia, io ho avuto un cancro. Pensavo di non risalire più sul palco”. Una frase pronunciata senza enfasi, quasi a volerla alleggerire. E invece è il punto di svolta. “Abbiamo deciso di vivere il futuro che ci resta in maniera più concreta. Mettere in fila le priorità”.
Il tour mondiale, oltre cento date in quattro continenti, si chiuderà a maggio con una data a Londra. Non all’Albert Hall, come avrebbe voluto: “C’è una lista d’attesa di due anni”, ha sorriso. In Italia le ultime tappe toccheranno Eboli, Bari, Roma, Firenze, Milano, Torino, Padova. Con lui sul palco anche Raf e Marco Masini, amici di una vita.
“Questo tour è uno dei più belli che abbia mai fatto. Non perché è l’ultimo, ma perché sono riuscito a realizzare dal vivo tutto quello che desideravo”. Orchestra ampliata, archi, fiati, una produzione più ricca. E un pubblico che continua a cantare ogni parola, ovunque. “A Dubai hanno cantato dall’inizio alla fine. Non me lo aspettavo”.
Tozzi non nasconde l’emozione quando parla dei fan. “Quando sei ragazzo e sali sul palco non ti rendi conto. Adesso sento proprio il vento degli abbracci che arriva da sotto. Questo tour l’ho fatto anche per ringraziarli”.
La carriera è una sequenza di titoli che hanno segnato un’epoca: “Ti amo” nel 1977, “Tu” nel 1978, “Gloria” nel 1979, “Notte rosa” nel 1980. Una progressione impressionante. “In Francia sono diventato monsieur ‘Ti amo’”, ha ricordato. Fu il primo Paese europeo a credere davvero in lui. “Quando una casa discografica ci crede, per un artista giovane è una fortuna pazzesca”.
Eppure Tozzi non era nato cantante. “La mia voce non mi piaceva”, ha ammesso. Faceva il turnista, il chitarrista in studio. Seduto sui divani delle case discografiche ad aspettare il turno, insieme a nomi che poi sarebbero diventati giganti: Edoardo Bennato, Gianna Nannini. “Ho fatto un provino di sette giorni per ‘Il mio canto libero’ di Battisti. Poi hanno scelto uno più bravo di me. Ma ho avuto la fortuna di conoscere Lucio”.
Il successo internazionale di “Gloria” resta un capitolo a parte. Dal disco d’oro ritirato allo Studio 54 di New York all’uso nel film “The Wolf of Wall Street” di Martin Scorsese. “Scorsese ha voluto la mia versione, è stato un regalo enorme”.
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Ora “Gloria” diventerà anche un musical. È il progetto che accompagnerà Tozzi oltre il palco. “Si chiamerà proprio ‘Gloria’. Dentro ci saranno 21 miei brani. Racconta la storia di una ragazza che vuole diventare artista contro le aspettative della famiglia”. Tozzi sarà direttore artistico, sceglierà il cast. “Non sarò sul palco, ma la mia musica continuerà”.
È il modo che ha trovato per non recidere il legame con il pubblico senza tradire la scelta di fermarsi. “Non sto pensando a un ritorno. Voglio vivere questo finale così com’è”.
Nel corso della conversazione è emerso anche il lato più privato. Il rapporto con la moglie Monica, sposata cinque volte, sempre con la stessa persona. “Quando ami qualcuno è bello ritrovarsi di nuovo”, ha detto con ironia.
E poi l’episodio curioso dell’Ufo avvistato nel 1976, poco prima dei grandi successi. “Ne ho visti tre, palle arancioni sul mare, poi sono sparite dietro il Monte Conero”. Un ricordo raccontato con il sorriso, come a sdrammatizzare il peso del tempo che passa.
Il ritiro dalle scene, in un’epoca in cui molti artisti scelgono di restare in tournée finché il pubblico risponde, appare una decisione controcorrente. “Mi sembra una scelta saggia”, ha osservato Fazio. Tozzi ha annuito. “Mettere in fila valori e priorità significa tanto”.
Non è un addio alla musica, ma alla dimensione itinerante del palco. È la fine di un ciclo cominciato quasi per caso, quando un ragazzo torinese che non amava la propria voce decise di non aiutare chi gli chiedeva un altro singolo e scelse invece “Ti amo”.
Oggi quel ragazzo, diventato uno dei simboli della canzone italiana nel mondo, saluta le platee con la consapevolezza di chi ha attraversato mode, decenni, lingue diverse. E può permettersi di fermarsi.
“Grazie”, ha detto alla fine dell’intervista. Non era una formula di rito. Era la sintesi di una carriera.
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