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Nonni e nipoti sul palco. Marciapiedi scassati in città

A Settimo Torinese incontro partecipato sul valore della relazione tra generazioni con Edoardo Patriarca, Pino Velardo, Benedetta Landi e la sindaca Elena Piastra. Ma una città davvero a misura d’anziano comincia dagli scivoli, non dai convegni.

Nonni e nipoti sul palco. Marciapiedi rotti sotto casa

Nonni e nipoti sul palco. Marciapiedi rotti sotto casa

Si sono ritrovati a parlare del rapporto tra nonni e nipoti. Tema nobile, per carità. Commovente. Di quelli che scaldano il cuore e riempiono le sale. Applausi, sorrisi, foto di gruppo. A Settimo Torinese, però... E qui viene il bello.

Perché puoi organizzare tutti i convegni che vuoi sul “valore della relazione”, puoi invitare il presidente nazionale Edoardo Patriarca, il presidente regionale Pino Velardo, la pedagogista Benedetta Landi, puoi far sedere al tavolo la sindaca Elena Piastra e la presidente Unitre Emanuela Ferrero. Puoi parlare di legami intergenerazionali, di memoria, di affetto, di trasmissione dei valori. Tutto giusto. Tutto bellissimo.

Ma poi esci dalla sala.

E trovi marciapiedi sconnessi, radici che sollevano l’asfalto, scivoli che non ci sono o sono inclinati come piste da sci, attraversamenti che sembrano prove di sopravvivenza urbana. Una città che definire “a misura di anziano” richiede una certa fantasia. O una certa indifferenza.

Perché una città a misura di anziano non comincia dai convegni. Comincia dal cemento. Dalla pendenza di un marciapiede all'inizio e alla fine. Dalla larghezza di un passaggio. Dalla continuità di un pista pedonale. Dalla possibilità, banalissima, di fare duecento metri senza rischiare una caduta.

Non serve una pedagogista per capirlo. Serve un sopralluogo.

Il rapporto nonni-nipoti è una cosa seria. È fatto di mani che si tengono, di passeggiate lente, di panchine dove fermarsi. Ma se la passeggiata diventa un percorso a ostacoli, la relazione la metti in tasca, non nella vita vera.

La politica, specie quella "made in Piastra" ha questa curiosa tendenza a parlare di “valori” quando dovrebbe occuparsi di bulloni. Di “relazioni” quando mancano le rampe. Di “comunità” quando la comunità più fragile è costretta a fare slalom tra le barriere architettoniche.

Il punto non è negare l’importanza dell’incontro. Il punto è chiedersi se non sia un esercizio un po’ comodo parlare di nonni senza chiedersi dove camminano i nonni. Senza verificare se possono salire su un autobus senza umiliazioni. Se possono entrare in un negozio senza scalini. Se possono attraversare una strada senza dover correre.

Una città davvero intergenerazionale non si racconta in un comunicato. Si misura a livello del suolo. All’altezza di un bastone, di un deambulatore, di una carrozzina.

Il resto è retorica.

Se vuoi valorizzare il legame tra nonni e nipoti, rendi possibile che possano andare insieme al parco senza inciampare. Che possano raggiungere la scuola a piedi. Che possano muoversi senza chiedere aiuto ogni cinquanta metri.

Altrimenti resta l’impressione di una politica che si commuove a microfono acceso e poi, quando si spengono le luci, lascia accese solo le barriere.

E la relazione più autentica, quella tra generazioni, finisce per fare i conti con una città che predica inclusione ma pratica l’ostacolo.

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