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Tullio De Piscopo compie 80 anni e torna a Sanremo: «Marò, so arrivato a 80 anni»

Dal taxi romano che ispirò “Andamento lento” al duetto con LDA e Aka Seven: la leggenda della batteria festeggia sul palco dell’Ariston

Tullio De Piscopo

Tullio De Piscopo

Gli 80 anni che Tullio De Piscopo compirà martedì diventano il nuovo sorprendente capitolo di una vita che sembra un romanzo. E lui, con quell’umorismo swingante che hanno solo i napoletani, commenta così: «Marò, so arrivato a 80 anni: ma chi se lo aspettava!. C'è un disegno pazzesco!».

Il “disegno” si compie proprio al Festival di Sanremo: martedì, primo giorno della kermesse, sarà il suo compleanno. Venerdì, invece, De Piscopo sarà special guest della serata dei duetti insieme a LDA e Aka Seven: canteranno “Andamento lento”, il brano presentato a Sanremo 38 anni fa, il 24 febbraio 1988, diventato poi la hit più celebre del più celebre batterista italiano.

«La canzone ha una storia formidabile - racconta De Piscopo all'ANSA - Tutto comincia quando nel novembre 1987 incontrai Marco Ravera all'aeroporto: lui organizzava il Festival e mi offrì di partecipare. Insieme a Willy David, (l'impresario e produttore fondamentale per la nascita del Neapolitan Power) cominciammo a cercare un brano fino a che trovammo questo pezzo scritto dai fratelli Capuano, Giosy e Mario. Come spesso succede non c'era un testo, solo un abbozzo in inglese maccheronico. Non riuscivamo a trovare un testo che ci convincesse, evidentemente mancava qualcuno che avesse ritmo. Arriviamo così a 36 ore dalla consegna del nastro, io ero a Roma a piazzale Clodio e avevo un appuntamento a casa dei Capuano a Casalpalocco vicino Ostia. Salgo su un taxi e resto bloccato nel traffico immobile. "E ora come faccio?" dico disperato al tassista e lui risponde: "dottò che ce vo fa, qui a Roma è tutto un andamento lento"».

Un’intuizione nata nel traffico che ha dato il titolo a un brano diventato iconico. E ora il ritorno all’Ariston: «sono felice di tornare con due ragazzi napoletani, napoletani come me».

Dopo Sanremo partirà il tour, che debutta il 27 marzo da Castelraimondo (MC) con un titolo programmatico: “80 Tullio - The Last Tour … Nun 'o saccio!”. Il 2 aprile sarà a Napoli, il 9 a Roma, il 17 a Bitritto (BA), il 18 a San Severo (FG), il 20 a Palermo, il 21 a Catania, il 15 maggio a Milano, il 16 ottobre a Torino. In primavera uscirà anche “80 Tullio”, un cofanetto di quattro vinili che racchiude la carriera di un musicista unico: grande batterista capace di ottenere successo come cantante pop mantenendo intatto il suo prestigio dietro le pelli.

In carriera Tullio De Piscopo ha firmato 3.800 registrazioni. «Non ho mai dormito» commenta, «d'altra parte io in vacanza mi annoio». Ha suonato e registrato con il Gotha della musica italiana – tra gli altri Mina, Lucio Dalla, Franco Battiato, Fabrizio De Andrè – e inciso accanto a Severino Gazzelloni, Astor Piazzolla, in un album con Quincy Jones, con giganti del jazz come John Lewis del Modern Jazz Quartet, Chet Baker e Gerry Mulligan.

Proprio accanto a Gerry Mulligan, il più grande sassofonista baritono della storia del jazz, visse uno storico concerto alla Basilica di Massenzio di Roma nel 1977. «Nel pomeriggio avevamo fatto le prove al Music Inn, lo storico club del principe Pepito Pignatelli e di sua moglie Picchi e ci è venuto a trovare Chet Baker. La sera invece al concerto vennero a vederci Pino Daniele, Rino Zurzolo e Rosario Iermano che stavano registrando 'Terra Mia'».

Nella sua carriera un posto speciale lo occupa Pino Daniele, l’amico di una vita. Con il supergruppo formato insieme a James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo, Joe Amoruso, ai tempi di “Vai mo’” e “Bella ’mbriana”, contribuì a rivoluzionare la musica italiana toccando l’apice creativo del Neapolitan Power. «E' stato Pino a dirmi: Tullio, tu devi mettere la voce nei tuoi tamburi. E così insieme abbiamo scritto 'Stop Bajon', (Primavera), la canzone che ha fatto il giro del mondo».

Ottant’anni senza mai dormire, con il ritmo nel sangue e una storia che continua a correre, tra jazz, pop e quella Napoli che gli ha insegnato a sorridere anche davanti al tempo che passa.

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