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Confini tracciati, ma il proprietario non vende: le Terre Ballerine restano fuori partita

Parte la posa delle 300 tabelle del Parco dei Cinque Laghi, ma sulla torbiera simbolo dell’Anfiteatro morenico la trattativa si ferma: la famiglia proprietaria non intende cedere l’area

Confini tracciati, ma il proprietario non vende: le Terre Ballerine restano fuori partita

Confini tracciati, ma il proprietario non vende: le Terre Ballerine restano fuori partita

Dopo sette anni di carte bollate, osservazioni, rilievi tecnici, conferenze di servizi e qualche inevitabile polemica, il Parco dei Cinque Laghi prova finalmente a uscire dagli uffici per entrare nel paesaggio. Non solo nelle delibere regionali. Non solo nelle relazioni tecniche. Ma lungo i sentieri, ai bordi delle strade, nei boschi dove ogni fine settimana passano famiglie, escursionisti, ciclisti.

La comunicazione è stringata, quasi burocratica: “La prossima settimana inizierà l’attività di apposizione delle tabelle a definizione del confine del Parco dei Cinque Laghi”. A comunicarlo è Alessandro Sicchiero, sindaco di Chieri e consigliere metropolitano delegato all’ambiente, ai parchi e alle aree protette, rivolgendosi ai sindaci di Ivrea, Borgofranco, Montalto Dora, Chiaverano e Cascinette.

Tradotto: arrivano i cartelli. Circa 300 nuove tabelle che verranno installate da un’impresa esterna sotto il coordinamento degli uffici della Città Metropolitana di Torino. Un’operazione tecnica, certo. Ma anche un passaggio politico e culturale. Perché per la prima volta il perimetro del Parco non sarà soltanto una linea su una mappa catastale, ma un confine fisico, riconoscibile, leggibile da chi vive e attraversa questi luoghi.

È un gesto simbolico, ma anche sostanziale. Il Parco dei Cinque Laghi arriva a questo punto dopo un iter durato sette anni, culminato con l’istituzione ufficiale da parte della Regione Piemonte nel giugno scorso. Sette anni di confronto tra enti, categorie, associazioni, proprietari, tecnici. Sette anni per dare forma normativa a un’area protetta di 1.559 ettari interamente compresa nell’Anfiteatro morenico di Ivrea.

Un territorio unico per storia geologica e valore ambientale. Il Parco coinvolge i Comuni di Ivrea, Borgofranco d’Ivrea, Cascinette, Montalto Dora e Chiaverano e comprende i laghi Nero, Pistono, Campagna, San Michele e Sirio. Cinque bacini di origine glaciale modellati dal ritiro dei ghiacciai, incastonati tra colline moreniche che rappresentano uno dei sistemi glaciali meglio conservati d’Europa.

Non si tratta soltanto di un paesaggio suggestivo. L’area ospita zone umide, torbiere, boschi misti, habitat delicati e specie di interesse comunitario. Alcune porzioni rientrano nella rete europea di tutela ambientale. Qui la biodiversità non è uno slogan da convegno, ma un equilibrio fragile che richiede gestione rigorosa e pianificazione strutturata.

Ed è proprio sulla gestione che oggi si concentra la partita più delicata. Il Parco è affidato alla gestione organizzativa ed economico-finanziaria della Città Metropolitana di Torino. Sono già state firmate le convenzioni con i cinque Comuni interessati ed è stata definita l’impalcatura economica: risorse metropolitane e una quota parte versata dai Comuni in base al numero dei residenti.

Il problema, però, emerge con chiarezza durante un incontro tecnico svoltosi a Torino: le risorse sono poche. Per tutte le dieci aree protette piemontesi ci sono a disposizione circa 350 mila euro complessivi. Una cifra che, suddivisa, lascia margini operativi ridottissimi e impone una selezione severa delle priorità.

Il sindaco di Montalto Dora, Renzo Galletto, lo dice senza giri di parole: il vero nodo per far decollare progetti e attività resta quello economico. Senza finanziamenti adeguati, il rischio è che il Parco resti una bella cornice normativa, incapace di incidere davvero su tutela, manutenzione, promozione e controllo.

Tra le questioni più complesse c’è quella delle Terre Ballerine. La torbiera dal suolo elastico che ondeggia sotto i piedi dei visitatori è uno dei luoghi simbolo dell’area. Suggestiva, fragile, oggi di proprietà privata. Non esiste una regolamentazione strutturata degli accessi e l’afflusso crescente di visitatori rende sempre più urgente una disciplina chiara. La Città Metropolitana si è detta disponibile a valutare l’acquisto dell’area, ma la famiglia proprietaria non intende, per ora, vendere. La trattativa resta aperta. E il tema dimostra quanto la gestione di un’area protetta non possa prescindere dalla definizione delle proprietà e delle modalità di fruizione.

Intanto procede il lavoro sul piano pluriennale strategico. È il documento che dovrà trasformare l’istituzione formale del Parco in una strategia operativa. I lavori sono suddivisi in quattro tavoli tematici avviati nel novembre scorso, con il coinvolgimento di organizzazioni agricole, associazioni ambientaliste come Legambiente, rappresentanti del mondo produttivo e Confindustria. Un confronto che mette attorno allo stesso tavolo tutela ambientale, agricoltura, sviluppo economico e turismo.

Solo dopo la definizione puntuale di obiettivi e azioni sarà possibile cercare in modo strutturato risorse regionali e nazionali. Alessandro Sicchiero ha sottolineato come la chiarezza progettuale sia la condizione indispensabile per intercettare nuovi finanziamenti. Senza una visione definita, i fondi non arrivano.

Nel documento di concept elaborato dall’economista Giampiero Lupatelli per conto di Caire Consorzio si evidenziano le potenzialità di sviluppo turistico sostenibile offerte dal Parco. La valorizzazione delle pratiche agronomiche e forestali viene letta non in contrapposizione alla tutela, ma come strumento di conservazione della biodiversità e promozione dei servizi ecosistemici garantiti dalle aree boschive.

In questa prospettiva il Parco non è solo uno spazio da proteggere, ma un possibile laboratorio di integrazione tra ambiente ed economia locale. Turismo lento sugli anelli dei laghi, percorsi naturalistici, valorizzazione delle produzioni agroalimentari del territorio, educazione ambientale, gestione forestale sostenibile. Una strategia che punta a coniugare fruizione e salvaguardia.

Il Lago Sirio, con la sua vocazione balneare estiva, convive con l’intimità del Lago Nero immerso nel bosco, con il Pistono dominato dal Castello di Montalto Dora, con il Campagna e il San Michele, ognuno portatore di caratteristiche paesaggistiche differenti. La complessità del sistema lacustre impone una gestione calibrata, capace di distinguere tra aree ad alta frequentazione e zone a protezione più rigorosa.

La posa delle 300 tabelle è dunque il primo segnale concreto di una fase nuova. Rendere visibile il confine significa anche rendere visibile la responsabilità. Per chi amministra e per chi frequenta questi luoghi.

Per Fausto Francisca e per gli altri amministratori coinvolti la sfida è ora duplice: consolidare la governance e trovare le risorse necessarie perché il Parco non resti un progetto ambizioso ma fragile. Perché un’area protetta non vive di annunci, ma di manutenzione, controllo, educazione, investimenti.

Il confine che verrà tracciato nelle prossime settimane non delimita soltanto uno spazio geografico. Segna il passaggio da un’idea a una gestione. E mette alla prova la capacità dell’Anfiteatro morenico eporediese di diventare davvero un esempio di equilibrio tra tutela ambientale e opportunità per le comunità che lo abitano.

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