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22 Febbraio 2026 - 09:32
Porta Palazzo, il Mercato ittico non riaprirà: chiude un’epoca lunga quasi due secoli
Non riaprirà più. Dopo quasi due secoli di attività, bombardamenti, rinascite e chiusure, lo storico Mercato ittico di Porta Palazzo esce definitivamente dalla mappa commerciale di Torino. La decisione è stata annunciata dall’assessore al Commercio Paolo Chiavarino: «Prendiamo atto che, dopo tre bandi andati deserti, non ci sono più le condizioni per vedere rinascere il Mercato ittico così com'era». Una frase che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova destinazione per uno degli edifici simbolo di piazza della Repubblica.
Il mercato era stato chiuso nel 2021 su disposizione dell’Asl per carenze igienico-sanitarie. Da allora, i banchi del pesce erano stati trasferiti in altre strutture sempre nell’area di Porta Palazzo, cuore popolare e multietnico del commercio torinese. L’idea iniziale era quella di rilanciare la struttura con nuovi gestori e un progetto di riqualificazione. Ma i tentativi dell’amministrazione comunale si sono scontrati con la realtà: tre bandi pubblici, nessuna offerta concreta in grado di garantire la ripartenza.
«Le logiche del commercio sono cambiate e gli espositori hanno trovato nuova casa in altri angoli di Porta Palazzo», ha spiegato Chiavarino. Una constatazione che va oltre il singolo edificio e fotografa la trasformazione del settore alimentare negli ultimi anni, tra grande distribuzione, vendita online e nuove abitudini di consumo. Il mercato ittico, così come era stato pensato nell’Ottocento e poi riorganizzato nel Novecento, non risponde più alle esigenze economiche attuali.

L’edificio affonda le sue radici nel 1836, anno della sua inaugurazione. Nel corso del tempo è stato più volte danneggiato, in particolare durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, e successivamente ricostruito. Per generazioni di torinesi è stato il luogo dove all’alba arrivavano cassette di pesce fresco, dove i ristoratori si rifornivano e dove si intrecciavano storie di lavoro e fatica.
La chiusura del 2021 aveva già rappresentato un colpo simbolico. Le verifiche sanitarie avevano evidenziato criticità strutturali che rendevano necessario un intervento radicale. Il Comune aveva allora annunciato l’intenzione di rilanciare lo spazio, ma tra carenze di offerte, difficoltà economiche e inchieste giudiziarie che hanno rallentato il percorso, il progetto non è mai decollato.
Ora l’orizzonte cambia completamente. L’amministrazione intende trasformare il Mercato ittico in un polo culturale, destinato a ospitare mostre d’arte ed eventi collegati alla vocazione di Torino come città di grandi manifestazioni. L’idea è quella di valorizzare uno spazio storico collocato in una delle aree più frequentate della città, intercettando il flusso di visitatori che già anima Porta Palazzo.
Il passaggio non sarà immediato. Serviranno progetti, investimenti e una ridefinizione funzionale degli spazi. Ma la linea è tracciata: il futuro non sarà più legato al commercio del pesce. Una scelta che divide. C’è chi vede nell’operazione un’opportunità di rilancio urbano e chi, invece, legge la decisione come l’ennesima perdita di un pezzo di identità popolare.
Porta Palazzo resta uno dei mercati all’aperto più grandi d’Europa, un luogo dove tradizione e trasformazione convivono ogni giorno. La scomparsa del Mercato ittico nella sua forma originaria segna un cambio di passo. Dal profumo salmastro delle cassette appena scaricate alle installazioni artistiche e agli eventi culturali: un salto netto, che racconta come Torino stia ripensando i propri spazi storici alla luce delle nuove dinamiche economiche e sociali.
Il sipario sul mercato del pesce è calato. Resta l’edificio, con la sua storia e le sue cicatrici, pronto a una nuova vita. Se saprà conservare la memoria del passato o se diventerà soltanto un contenitore neutro lo diranno i prossimi anni. Per ora resta una certezza: il Mercato ittico di Porta Palazzo, così come i torinesi lo hanno conosciuto per quasi due secoli, non tornerà più.
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