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Ombre su Torino

Torino, 16 marzo 1950: l’assalto al Msi e il primo morto del dopoguerra

L’assalto alla sede del Msi, tremila operai in piazza, la città in rivolta e la morte dimenticata di Camillo Corino, primo caduto in una manifestazione nel dopoguerra

Torino, 16 marzo 1950: l’assalto al Msi e il primo morto del dopoguerra

Torino, 16 marzo 1950: l’assalto al Msi e il primo morto del dopoguerra

Nella Torino medaglia d'oro alla resistenza uscita da cinque anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, la guerra, per certi versi, non è ancora finita.

Il ricordo del ventennio appena passato è così vivido che basta una piccola scintilla per infiammare la prateria.

La sera del 16 marzo 1950, alcuni militanti del M.S.I. (i diretti eredi dei fascisti di Salò) notano dei passanti intenti a strappare alcuni manifesti del loro partito dall'inequivocabile contenuto nostalgico. Ne nasce uno scontro che manda all'ospedale due antifascisti.

La mattina dopo, tra le nove e mezza e le dieci, il centro della città ribolle. Le sirene delle fabbriche chiamano a raccolta gli operai, in centro arrivano in bicicletta, a piedi, alcuni ancora con la tuta unta d'olio. Un unico obbiettivo: la sede missina di via Garibaldi 9.

Tremila manifestanti da una parte, duecento poliziotti dall'altra. La pressione del corteo è troppo forte e, dopo un breve ma intenso scambio di lacrimogeni e sassi, le forze dell'ordine sono costrette a ritirarsi. Il portone della sezione neofascista cede quasi subito e alcuni "rossi" si arrampicano addirittura per entrare dalle finestre.

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Volano di sotto tavoli, quadri, suppellettili di ogni genere: finiranno in un falò appiccato per strada. Una bandiera della formazione partigiana SAP sventolante da un balcone segna simbolicamente la conquista del palazzo.

È a questo punto, quando sembra tutto finito, che arrivano i rinforzi tra i poliziotti. Scattano i primi arresti tra chi non è scappato dalla sede missina e ricominciano gli scontri: gli agenti verranno addirittura colpiti da tegole lanciate dai tetti.

La battaglia si allarga tra via XX Settembre, via Pietro Micca e piazza Castello. Proprio qui, intorno alle 11, un pensionato di 58 anni, Camillo Corino, rimarrà ucciso.

Alcuni diranno che si accasciò all'improvviso, altri attribuiranno la sua morte alle violenze del cosiddetto "battaglione mobile".

E' il primo morto durante una manifestazione dalla fine della Seconda guerra mondiale.Verrà presto e ingiustamente dimenticato.

La giornata si concluderà con altri 30 feriti e 70 arrestati. Solo l'antipasto di quanto vivrà Torino nei due decenni successivi.

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