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Argentina, via libera alla riforma del lavoro di Milei: turni fino a 12 ore, addio straordinari pagati, stretta sullo sciopero

La Camera ha approvato la “modernizzazione” del mercato del lavoro voluta da Javier Milei: banca ore al posto delle maggiorazioni, ferie spezzate, servizi essenziali garantiti al 75%. Ora il testo torna al Senato tra scioperi e tensioni sociali

Argentina, via libera alla riforma del lavoro di Milei: turni fino a 12 ore, addio straordinari pagati, stretta sullo sciopero

Javier Milei

Alle 23:58 un badge ha lampeggiato in una fabbrica alla periferia di Buenos Aires. Il tornello è scattato, la sirena non è suonata. Il turno è durato dodici ore e il giorno dopo non è comparso come straordinario in busta paga, ma come credito in una “banca ore”. Quel tempo, sulla carta, potrà essere recuperato più avanti, se e quando l’azienda lo autorizzerà. È un’immagine che riassume la direzione presa dal mercato del lavoro argentino dopo la riforma voluta dal presidente Javier Milei, approvata alla Camera dei deputati con 135 voti favorevoli e 115 contrari, senza astensioni, e ora in attesa dell’ultima votazione del Senato. Il governo l’ha presentata come una modernizzazione necessaria; i sindacati l’hanno definita un arretramento delle tutele.

La novità più visibile riguarda l’estensione della giornata lavorativa fino a un massimo di dodici ore. Non significa che ogni turno durerà dodici ore, ma che la soglia legale si è alzata. I promotori sostengono che l’ampliamento consentirà di gestire i picchi produttivi senza ricorrere a costi aggiuntivi e che potrà favorire nuove assunzioni. I critici osservano che una cornice più larga rischia di diventare prassi, soprattutto nei settori dove la forza contrattuale dei lavoratori è debole. La legge mantiene i limiti minimi di riposo giornaliero e settimanale, ma demanda alla contrattazione collettiva la regolazione concreta di turni e pause.

Il secondo pilastro è la “banca ore”. Finora lo straordinario veniva pagato con maggiorazioni che potevano arrivare al 50 o al 100 per cento nei giorni festivi, secondo i contratti. Con la riforma, le ore in eccesso potranno essere accantonate e compensate con riposi successivi. Non si tratta di un meccanismo automatico: saranno i contratti collettivi a stabilire quante ore potranno essere accumulate, entro quali termini dovranno essere utilizzate e quando scatterà l’eventuale pagamento in denaro. Il passaggio è rilevante perché trasforma una componente salariale immediata in un beneficio differito. Per chi integrava il reddito con lo straordinario, il cambiamento può incidere sul bilancio familiare. Per le imprese significa rendere più prevedibili i costi.

La riforma interviene anche sulle ferie. Il periodo annuale potrà essere suddiviso in blocchi non inferiori a sette giorni consecutivi. La scelta dovrà essere concordata, ma l’organizzazione resta in larga parte nelle mani dell’azienda e dei contratti di settore. In un Paese dove molte famiglie si spostano per lunghe distanze durante l’estate, la possibilità di frazionare le ferie modifica la programmazione personale. Alcune versioni preliminari del testo prevedevano la garanzia di poter usufruire almeno una volta ogni tre anni del periodo estivo; la formulazione definitiva sarà chiarita dopo l’ultimo passaggio parlamentare.

Oltre a orari e riposi, la legge tocca l’indennità di licenziamento. Nelle versioni approvate si apre alla possibilità di sostituire il sistema tradizionale con fondi alimentati da contributi mensili del datore di lavoro. L’obiettivo dichiarato è distribuire nel tempo il costo della cessazione del rapporto. I sostenitori parlano di incentivo all’assunzione stabile; i sindacati temono una riduzione della funzione deterrente dell’indennità.

Un capitolo delicato riguarda il diritto di sciopero nei servizi definiti essenziali. Le bozze parlamentari hanno fissato un livello minimo di operatività fino al 75 per cento. Il governo lo ha giustificato come tutela dell’utenza; le centrali sindacali lo hanno interpretato come una restrizione significativa della protesta. È probabile che questo punto generi ricorsi e interpretazioni giudiziarie una volta che la norma entrerà in vigore.

Il voto è arrivato dopo una seduta notturna. Alla vigilia, la Confederación General del Trabajo (CGT, Confederazione generale del lavoro) e altre organizzazioni hanno proclamato uno sciopero generale di 24 ore il 19 febbraio 2026. Trasporti, scuole, sanità pubblica e banche si sono fermati in molte città. A Buenos Aires si sono registrate tensioni nei pressi del Congresso. La mobilitazione ha mostrato quanto la riforma divida l’opinione pubblica.

Il contesto economico ha pesato sul dibattito. L’Argentina convive con un’elevata quota di lavoro informale, stimata intorno al 43 per cento, e con una lunga sequenza di crisi che hanno eroso il potere d’acquisto. Il governo ha sostenuto che una normativa più flessibile possa favorire l’emersione del lavoro nero e attrarre investimenti. I critici hanno risposto che la flessibilità non garantisce di per sé nuova occupazione se la domanda interna resta debole.

Molti dettagli saranno definiti nei decreti attuativi e nei contratti collettivi. La gestione della banca ore richiederà registri trasparenti e controlli efficaci per evitare abusi. L’estensione dei turni dovrà essere accompagnata da verifiche sulla sicurezza, perché orari prolungati possono aumentare il rischio di infortuni. La reale portata della riforma dipenderà dall’applicazione concreta nei diversi settori.

Il presidente Javier Milei ha definito la legge un passaggio storico e l’ha collegata alla promessa di rendere l’economia più competitiva. L’opposizione ha parlato di sbilanciamento a favore delle imprese. Nei prossimi mesi i dati su occupazione, salari reali e produttività offriranno una prima misura degli effetti. Per ora resta una cornice normativa che amplia i margini organizzativi delle aziende e rimette alla contrattazione una parte decisiva dell’equilibrio tra tempo di lavoro e retribuzione. Sarà l’attuazione a chiarire se la riforma avrà modificato il mercato del lavoro argentino in modo strutturale o se avrà semplicemente spostato il peso dell’incertezza sui lavoratori.

Fonti: Camera dei deputati della Nazione Argentina, Senato della Nazione Argentina, Presidenza della Nazione Argentina, Confederación General del Trabajo, principali quotidiani argentini tra cui La Nación, Clarín, Página/12.

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