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22 Febbraio 2026 - 00:33
Abdulhamid Dbeibah
Una porta scorrevole, il riflesso blu dei monitor, l’odore di disinfettante che si mescola al brusio delle corsie. Nel primo pomeriggio di venerdì 21 febbraio 2026, all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, il corridoio della cardiologia ha visto entrare e uscire più volte personale sanitario e accompagnatori. Poco dopo è arrivato un messaggio: «Sto bene». A scriverlo è stato il premier libico Abdulhamid Dbeibah, il cui cognome è traslitterato anche come Dbeibeh o Dabaiba, che ha spiegato di essersi sottoposto a «controlli medici aggiuntivi» dopo un «trattamento cardiaco riuscito» eseguito a Misurata. Non sono stati diffusi referti né diagnosi. La comunicazione è arrivata dallo staff del capo del governo di Tripoli ed è stata ripresa da media italiani e libici. I fatti verificabili sono due: gli accertamenti si sono svolti a Milano e il premier ha dichiarato di stare bene.
Secondo quanto reso noto dallo staff, gli esami cardiologici al San Raffaele si sono conclusi «con successo», ma non è stata indicata la natura della patologia né la tipologia di procedure effettuate. Lo stesso Dbeibah, sui propri canali ufficiali, ha spiegato che il viaggio in Italia è avvenuto anche in concomitanza con un impegno già programmato e che gli accertamenti hanno «confermato il buon risultato del trattamento» ricevuto in Libia. In assenza di un bollettino clinico formale, il quadro diagnostico e l’eventuale terapia restano coperti dalla riservatezza sanitaria. La sequenza è chiara: prima il trattamento a Misurata, poi i controlli in Italia.
Il trattamento è stato eseguito presso il Misrata Heart Hospital, struttura specializzata che negli ultimi anni ha investito in cardiologia interventistica e cardiochirurgia. Il premier ha ringraziato pubblicamente il personale sanitario, presentando l’intervento come prova della capacità del sistema libico di gestire casi complessi senza ricorrere sistematicamente all’estero. Anche in questo caso non sono stati forniti dettagli tecnici sulla procedura. La comunicazione ha insistito sul risultato positivo e sull’efficacia delle cure ricevute in patria.

La scelta del San Raffaele, che fa parte del Gruppo San Donato, non è anomala. L’istituto è riconosciuto per le attività di cardiologia clinica, emodinamica e cardiochirurgia, con tecnologie avanzate per il trattamento delle patologie coronariche e valvolari e per la gestione dello scompenso cardiaco. L’ospedale ha una consolidata esperienza con pazienti internazionali e rappresenta un punto di riferimento per controlli specialistici e follow-up dopo interventi eseguiti altrove. Questo spiega perché figure istituzionali scelgano Milano per verifiche cliniche mirate.
Negli ultimi anni il Gruppo San Donato ha inoltre rafforzato la propria presenza in Libia con accordi per l’ammodernamento di strutture pubbliche, tra cui il Benghazi Medical Center, in progetti dal valore stimato in oltre due miliardi di dollari. Queste intese non riguardano direttamente il caso clinico del premier, ma descrivono un contesto di cooperazione sanitaria tra Italia e Libia che rende meno sorprendente il ricorso a una struttura milanese per controlli specialistici.
Il San Raffaele è stato oggetto, nel dicembre 2025, di un’inchiesta conoscitiva per criticità organizzative in un reparto ad alta intensità di cura. L’ospedale ha annunciato una revisione dei vertici e ha parlato di rafforzamento degli standard di sicurezza. L’episodio non è collegato alla presenza del premier libico, ma mostra come anche strutture considerate di eccellenza possano essere sottoposte a verifiche e correzioni.
Il messaggio «Sto bene» ha avuto un significato che va oltre l’aspetto sanitario. In Libia, dove la divisione istituzionale persiste dal 2014, la stabilità personale del capo del governo è un elemento politico. Il Governo di Unità Nazionaleguidato da Dbeibah a Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, convive con un’amministrazione parallela nell’est del Paese sostenuta dal generale Khalifa Haftar. In questo contesto, fornire rassicurazioni senza entrare nei dettagli clinici risponde a una logica precisa: confermare la continuità dell’azione di governo senza aprire spazi a speculazioni su possibili vuoti di potere.
Abdulhamid Dbeibah, architetto e imprenditore originario di Misurata, guida il Governo di Unità Nazionale (GNU, Government of National Unity) dal 15 marzo 2021, dopo il processo politico promosso dal Libyan Political Dialogue Forum sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il suo mandato era stato concepito come transitorio verso elezioni che non si sono ancora svolte. Dal 2022 la sua legittimità è stata contestata da governi rivali, con figure come Fathi Bashagha e successivamente Osama Hammad a Bengasi. In questo quadro, ogni informazione sulla salute del premier ha un peso che supera la dimensione personale.
I rapporti tra Italia e Libia non si limitano ai dossier energetici o migratori. Da anni esiste un flusso di pazienti libici verso strutture sanitarie italiane, soprattutto per cure specialistiche. Parallelamente sono stati avviati programmi di formazione e progetti di rafforzamento delle infrastrutture ospedaliere in Libia. La presenza del premier al San Raffaele si inserisce in questa dinamica, a metà tra scelta privata e segnale istituzionale.
Nei messaggi diffusi tra il 20 e il 21 febbraio 2026, Dbeibah ha ripetuto tre elementi: sta bene, gli esami all’estero erano di controllo, il trattamento eseguito in Libia è stato efficace. Non ha aggiunto altro e ha invitato a evitare speculazioni. È una modalità comunicativa coerente con la prassi internazionale: i leader tendono a rendere pubbliche solo le informazioni strettamente necessarie sulla propria salute.
In generale, dopo un trattamento cardiaco, i controlli possono includere esami strumentali per valutare la funzionalità ventricolare, ecocardiografie, analisi di laboratorio e visite di monitoraggio della terapia. Strutture come il San Raffaeleintegrano queste valutazioni con tecnologie avanzate di imaging e con équipe multidisciplinari. Senza conoscere la diagnosi specifica del premier, non è possibile andare oltre considerazioni generali.
I media libici hanno ricordato che il 6 gennaio 2026 il premier era stato ricoverato a Misurata per quella che era stata definita una «procedura minore», con dimissioni rapide. L’attuale sequenza di trattamento in Libia e controlli in Italia appare come la prosecuzione di quel percorso clinico.
La vicenda si colloca in un Paese che resta politicamente frammentato. A quindici anni dalla caduta di Muammar Gheddafi, la Libia è ancora divisa tra istituzioni concorrenti e centri di potere regionali. In questo contesto, l’annuncio che il capo del governo ha effettuato controlli medici e ha ripreso le proprie attività è anche un messaggio di continuità amministrativa.
Fonti: comunicati ufficiali dello staff di Abdulhamid Dbeibah; dichiarazioni pubblicate sui canali ufficiali del Governo di Unità Nazionale; informazioni istituzionali dell’IRCCS Ospedale San Raffaele; dati pubblici del Gruppo San Donato; ricostruzioni dei media libici e italiani sulle comunicazioni del 6 gennaio e del 21 febbraio 2026.
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