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Dazi illegittimi, ma Trump rilancia: tariffe fino al 15% per 150 giorni dopo la sentenza della Corte Suprema

La sentenza contro l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act cancella i dazi d’emergenza. L’amministrazione reagisce con il Trade Act del 1974: sovrapprezzo temporaneo di 150 giorni, imprese e mercati nell’incertezza

Dazi illegittimi, ma Trump rilancia: tariffe fino al 15% per 150 giorni dopo la sentenza della Corte Suprema

Dazi illegittimi, ma Trump rilancia: tariffe fino al 15% per 150 giorni dopo la sentenza della Corte Suprema

L’aria nello Studio Ovale ha avuto l’odore della vernice fresca e della tensione politica. Sul tavolo, una Proclamazione presidenziale datata 20 febbraio 2026 ha segnato un passaggio che ha inciso sulla politica commerciale degli Stati Uniti. Poche ore prima, la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva smontato la base giuridica dei cosiddetti “dazi d’emergenza”. La risposta di Donald Trump è stata immediata: su Truth Social ha annunciato l’aumento del “dazio globale” dal 10% al 15% e ha firmato un nuovo provvedimento che ha introdotto un sovrapprezzo temporaneo sulle importazioni, in vigore dalla mezzanotte del 24 febbraio 2026 e valido per 150 giorni, con una serie di esclusioni mirate. La vicenda ha aperto una fase nuova, più incerta dal punto di vista legale e più conflittuale sul piano politico.

Il cambio di scenario è arrivato con la sentenza nel caso Learning Resources, Inc. v. Trump. Con una maggioranza di 6 a 3, e con l’opinione principale firmata dal presidente della Corte John Roberts, i giudici hanno stabilito che l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), la legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali, non autorizza il Presidente a imporre dazi. La conseguenza è stata diretta: le tariffe “globali” introdotte sotto quella cornice sono risultate illegittime. Una quota rilevante di entrate, oltre 133 miliardi di dollari, è entrata in una zona grigia contabile. La Corte non ha disciplinato le modalità di eventuali rimborsi, lasciando la questione alle autorità competenti e ai tribunali inferiori.

Per evitare un vuoto operativo, la Casa Bianca ha scelto una base normativa diversa. Il nuovo riferimento è la Section 122 del Trade Act del 1974, una disposizione poco utilizzata che consente al Presidente di applicare un sovrapprezzo temporaneo fino al 15% per un massimo di 150 giorni, in presenza di “gravi squilibri nei pagamenti internazionali” o problemi legati alla bilancia dei pagamenti. Nella Proclamazione del 20 febbraio, l’amministrazione ha fissato l’aliquota iniziale al 10%, con entrata in vigore il 24 febbraio, riservandosi la possibilità di modulare esclusioni per categorie ritenute strategiche. Nelle comunicazioni pubbliche, Donald Trump ha indicato il 15% come livello massimo consentito dalla norma, trasformando il tetto legale in obiettivo politico.

Il sovrapprezzo ha natura ad valorem e si è sommato, in linea generale, ai dazi già esistenti, compresi quelli basati sulla Section 232 (sicurezza nazionale), sulla Section 301 (pratiche commerciali scorrette) e sulla Section 201 (misure di salvaguardia), oltre ai regimi antidumping e antisovvenzioni e alle tariffe MFN (Most Favoured Nation). La misura è temporanea e scadrà il 24 luglio 2026, salvo intervento del Congresso degli Stati Uniti.

La Proclamazione ha previsto esclusioni dettagliate negli allegati tecnici. Secondo le informazioni diffuse dall’amministrazione e ricostruite dalla stampa economica, tra i beni esclusi o parzialmente esentati figurano alcuni minerali critici, determinati prodotti farmaceutici e, in parte, merci coperte dall’USMCA (United States-Mexico-Canada Agreement). L’obiettivo dichiarato è stato limitare l’impatto su filiere considerate sensibili, ma l’impianto resta ampio e trasversale. Ulteriori chiarimenti amministrativi potrebbero ridefinire la portata delle esclusioni nelle prossime settimane.

Resta aperta la questione dei 133 miliardi di dollari già incassati sotto il regime IEEPA. Le aziende importatrici hanno avviato centinaia di cause e chiedono procedure rapide e automatiche per i rimborsi. Il Department of the Treasury e la Customs and Border Protection dovranno chiarire modalità e tempi. Per molte imprese, la possibilità di recuperare somme significative incide sui bilanci 2026, sulla gestione della liquidità e sulla pianificazione fiscale. In attesa di indicazioni ufficiali, consulenti e studi legali hanno consigliato di conservare tutta la documentazione doganale.

Sul piano politico, Donald Trump ha criticato la decisione della Corte Suprema, definendola un errore e attaccando pubblicamente alcuni giudici, inclusi due da lui nominati. Ha sostenuto che il nuovo strumento consentirà agli Stati Uniti di “incassare più di prima” e ha presentato il sovrapprezzo come una misura di difesa contro pratiche commerciali ritenute scorrette. L’opposizione democratica ha parlato di una tassa indiretta sui consumatori, mentre parte dell’elettorato conservatore ha sostenuto la linea dura come leva negoziale.

In Europa, la reazione si è articolata su coordinamento e cautela. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato un viaggio a Washington con una posizione comune dell’Unione europea, ricordando che la politica commerciale è competenza comunitaria. A Parigi, il ministro del Commercio ha richiamato strumenti come l’Anti-Coercion Instrument, il regolamento europeo contro le coercizioni economiche, e ha lasciato intendere la possibilità di contromisure proporzionate se le esportazioni europee saranno colpite in modo significativo. Le intese quadro raggiunte nel 2025, che avevano fissato dazi medi del 15% su alcuni beni industriali in ingresso negli Stati Uniti, potrebbero essere rimesse in discussione dall’attuale incertezza.

Dal punto di vista economico, un sovrapprezzo generalizzato tra il 10% e il 15% tende a riflettersi sui prezzi al consumo, anche se l’impatto varia a seconda dei settori e dei margini degli importatori. Le catene del valore internazionali, in comparti come automotive, macchinari, elettrotecnica e sanità, operano su forniture transfrontaliere e subiscono l’effetto cumulativo delle diverse tariffe. L’incertezza normativa, con il passaggio da una base giuridica all’altra e la prospettiva di nuove indagini ai sensi della Section 301, ha ridotto la visibilità per imprese e investitori.

Il limite dei 150 giorni rappresenta un vincolo. Se il Congresso non interverrà, il sovrapprezzo terminerà a luglio. L’amministrazione ha lasciato intendere la possibilità di avviare strumenti più strutturali, ma questi richiedono indagini formali e tempi più lunghi. Nel frattempo, le imprese hanno dovuto ricalcolare contratti, clausole di prezzo e strategie di approvvigionamento, monitorando anche eventuali ricorsi contro l’uso della Section 122.

A livello internazionale, Giappone, Corea del Sud, India, Cina, Regno Unito e Canada stanno valutando l’impatto delle nuove misure sui rispettivi scambi con Washington. Per molti governi, la priorità è preservare canali negoziali aperti senza rinunciare alla possibilità di reagire.

La decisione della Corte Suprema, la risposta della Casa Bianca e l’avvio del sovrapprezzo temporaneo hanno ridefinito il quadro in pochi giorni. La questione non riguarda solo aliquote e scadenze, ma il rapporto tra poteri dello Stato, la stabilità delle regole commerciali e la prevedibilità richiesta da mercati e imprese. Nei prossimi mesi, tribunali, Congresso e partner internazionali avranno un ruolo decisivo nel determinare se questa misura resterà un episodio temporaneo o l’inizio di una nuova fase della politica tariffaria americana.

Fonti: Corte Suprema degli Stati Uniti, sentenza Learning Resources, Inc. v. Trump; Proclamazione presidenziale del 20 febbraio 2026; International Emergency Economic Powers Act (1977); Trade Act del 1974, Section 122; comunicazioni ufficiali della Casa Bianca; documentazione del Department of the Treasury; comunicazioni della U.S. Customs and Border Protection; dichiarazioni pubbliche del cancelliere Friedrich Merz; atti e regolamenti dell’Unione europea relativi all’Anti-Coercion Instrument.

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