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21 Febbraio 2026 - 00:10
Trump promette la verità sugli Ufo: declassificherà i dossier segreti o è solo propaganda?
Un post su Truth Social, alcune dichiarazioni a bordo dell’Air Force One e un attacco diretto a Barack Obama hanno riportato al centro del dibattito americano un tema che ciclicamente riemerge: la pubblicazione dei documenti governativi su Ufo e Uap (Unidentified Anomalous Phenomena, fenomeni anomali non identificati). Donald Trump ha annunciato che darà istruzioni al Segretario alla Difesa e ad altre agenzie federali per avviare il processo di “identificazione e divulgazione” dei file relativi alla vita extraterrestre e agli avvistamenti anomali.
L’annuncio è stato pubblicato tra il 19 e il 20 febbraio 2026, ora italiana, ed è stato ripreso da diverse testate statunitensi e italiane. Trump ha parlato di questioni “estremamente complesse” e di un “tremendo interesse” dell’opinione pubblica. Non ha indicato un calendario né un elenco di archivi specifici, ma ha promesso l’avvio di un processo formale.
Poche ore prima, rispondendo ai giornalisti sull’Air Force One, Trump aveva accusato Obama di aver commesso “un grosso errore” e di aver rivelato informazioni classificate sugli alieni. Non ha specificato quali. In seguito ha collegato l’accusa alla volontà di declassificare i documenti “pertinenti”. Il confronto politico si è così intrecciato con il tema della trasparenza sugli Uap.
Il punto di partenza della polemica è stato un podcast in cui Obama, incalzato da una domanda diretta, ha risposto che statisticamente l’universo è così vasto da rendere plausibile l’esistenza di vita altrove, ma ha aggiunto di non aver visto prove di contatti durante la sua presidenza. In un successivo messaggio su Instagram ha precisato che le distanze tra i sistemi solari rendono improbabili visite sulla Terra e ha ribadito di non aver avuto accesso a prove di presenze extraterrestri. Le sue parole, rilette integralmente, appaiono come una valutazione probabilistica e non come la divulgazione di un’informazione segreta.

Quando si parla di “divulgazione”, però, la dimensione politica si scontra con quella procedurale. Negli Stati Uniti la declassificazione dei documenti è regolata da norme precise. Coinvolge il Dipartimento della Difesa, la comunità dell’intelligence, le agenzie civili e spesso il Congresso. I documenti possono contenere riferimenti a fonti sensibili, capacità tecnologiche o sistemi radar che non hanno nulla a che fare con ipotesi extraterrestri ma che restano coperti da segreto per ragioni di sicurezza nazionale. In passato i rilasci sono stati graduali, con versioni pubbliche ridotte e allegati classificati.
Un precedente importante è il rapporto preliminare sugli Uap pubblicato il 25 giugno 2021 dall’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (Office of the Director of National Intelligence, ODNI). La parte pubblica era di nove pagine, accompagnata da un allegato classificato per il Congresso. Le conclusioni non indicavano prove di tecnologia extraterrestre. Quel documento ha aperto la strada a rapporti periodici e a una maggiore standardizzazione delle segnalazioni.
Dal 2022 il Pentagono ha istituito l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), ufficio incaricato di analizzare gli avvistamenti anomali in ambito aereo, marittimo, spaziale e terrestre. Nel marzo 2024 l’AARO ha pubblicato una “Historical Record Report” in cui ha esaminato quasi ottant’anni di dossier. La conclusione è stata netta: nessuna prova verificabile di tecnologia extraterrestre né di programmi governativi di recupero di materiali non terrestri. Il rapporto ha anche chiarito come interpretazioni errate, informazioni frammentarie e programmi militari mal compresi abbiano alimentato negli anni teorie di reverse engineering alieno.
Sul versante civile, nel settembre 2023 la NASA ha diffuso lo studio del proprio team indipendente sugli Uap e ha nominato un Direttore per la ricerca dedicata. L’agenzia ha sottolineato che il problema principale non è la mancanza di ipotesi, ma la qualità dei dati: osservazioni eterogenee, strumenti non calibrati, campioni limitati. Senza dataset completi e standardizzati non è possibile trarre conclusioni solide. Anche la NASA non ha rilevato evidenze di visite extraterrestri, ma ha indicato un percorso metodologico per migliorare l’analisi.
In questo contesto, la promessa di Trump assume un valore soprattutto politico. Gli Uap sono diventati negli ultimi anni un tema bipartisan legato alla sicurezza aerea e alla trasparenza istituzionale. Il Congresso ha inserito obblighi di reporting nelle leggi di bilancio della difesa, come il National Defense Authorization Act (NDAA), e ha promosso audizioni pubbliche. Rendere accessibili nuovi archivi potrebbe ridurre l’area di incertezza che alimenta sospetti e teorie infondate. Ma l’effetto dipenderà dal modo in cui i documenti verranno presentati: senza contesto tecnico, metadati e spiegazioni, la pubblicazione rischia di generare più interpretazioni che chiarimenti.
Alla luce dei rapporti ufficiali più recenti, è realistico aspettarsi la diffusione di segnalazioni riorganizzate per categorie, materiali radar o elettro-ottici parzialmente oscurati e note interne su procedure di sicurezza. È meno plausibile che emergano prove di recuperi di velivoli non umani o di materiali “off-world”, ipotesi già escluse nei rapporti dell’AARO e dell’ODNI.
Anche il linguaggio ha un peso. Il passaggio da “Ufo” a “Uap” segnala la volontà di adottare un lessico tecnico che comprenda fenomeni osservati in diversi ambienti e non solo nel cielo. Il problema resta la qualità dell’osservazione. Una parte consistente dei casi analizzati negli ultimi anni è stata ricondotta a droni, palloni, fenomeni atmosferici o errori di interpretazione strumentale. Una quota residua rimane non spiegata per insufficienza di dati, non per evidenza positiva di origine non umana.
Per i lettori la distinzione decisiva sarà tra annuncio politico e atto formale. Trump ha parlato di “iniziare il processo”, ma non ha ancora presentato un ordine esecutivo dettagliato né un cronoprogramma. Se la Casa Bianca avvierà effettivamente un iter di declassificazione coordinato con le agenzie competenti, il risultato potrà essere misurato in base alla completezza dei rilasci e alla chiarezza delle spiegazioni.
La discussione sugli Uap si muove su un terreno dove curiosità pubblica e sicurezza nazionale si intrecciano. La storia recente mostra che i documenti declassificati tendono a essere meno spettacolari delle aspettative, ma più utili per comprendere come funzionano i sistemi di osservazione e quali limiti hanno. Se la promessa del 19-20 febbraio 2026 produrrà un flusso ordinato di dati verificabili, il dibattito potrà spostarsi dalle ipotesi alle evidenze.
Fino a quel momento, resta la distanza tra le parole e i fatti. La disclosure, negli Stati Uniti, non è un gesto simbolico ma un procedimento amministrativo e legale. Sarà su quel terreno che si valuterà la portata dell’annuncio.
Fonti: Truth Social; dichiarazioni di Donald Trump a bordo dell’Air Force One; Office of the Director of National Intelligence (ODNI), Preliminary Assessment: Unidentified Aerial Phenomena, 25 giugno 2021; All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), Historical Record Report, marzo 2024; NASA, UAP Independent Study Report, settembre 2023; National Defense Authorization Act (NDAA); profilo Instagram di Barack Obama.
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