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San Maurizio gremita per i Martiri delle Foibe: Ivrea prega e ricorda

Celebrata il 19 febbraio la Santa Messa promossa dall’Unione degli Istriani. Un momento di raccoglimento per le vittime del Confine Orientale e per gli esuli: “Ivrea non dimentica”

San Maurizio gremita per i Martiri delle Foibe: Ivrea prega e ricorda

San Maurizio gremita per i Martiri delle Foibe: Ivrea prega e ricorda

Il 10 febbraio, a Ivrea, si è consumata quella che l’Unione degli Istriani definisce senza mezzi termini la “sceneggiata della targa”. Un’espressione dura, che fotografa tutta l’amarezza di chi, in occasione del Giorno del Ricordo, ha scelto di non partecipare alla cerimonia istituzionale organizzata dal sindaco e dalla Giunta comunale.

Secondo l’associazione, la commemorazione ufficiale avrebbe finito per “confondere e nascondere” il significato autentico della ricorrenza, sovrapponendo alla memoria dei Martiri delle Foibe elementi ritenuti estranei al doveroso tributo verso le vittime della tragedia del Confine Orientale. Un’accusa pesante, che chiama in causa non solo l’impostazione della cerimonia ma anche, più in generale, l’approccio politico e culturale con cui viene affrontato uno dei capitoli più dolorosi del Novecento italiano.

L’Unione degli Istriani rivendica con forza la propria assenza. Non una semplice scelta organizzativa, ma una presa di posizione netta. L’associazione dichiara di non voler essere coinvolta in quelli che definisce “goffi tentativi di nascondere la verità storica e giustificare crimini commessi da partigiani comunisti o da delinquenti comuni”. Parole che riaprono una ferita ancora viva e che sottolineano come, a distanza di decenni, la memoria delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata resti terreno di tensione e scontro.

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Nel mirino anche il presunto mancato rispetto della legge dello Stato che istituisce il Giorno del Ricordo, celebrato ogni anno il 10 febbraio per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.

Proprio per “degnamente ricordare chi ha perso la vita o dovuto subire gravi offese e danni materiali”, l’associazione ha scelto una strada diversa, più raccolta e spirituale. Un momento di preghiera, lontano dalle polemiche istituzionali, per rendere omaggio ai Martiri delle Foibe.

L’iniziativa si è concretizzata il 19 febbraio con una Santa Messa nella chiesa di San Maurizio a Ivrea. A promuoverla è stata l'ex assessora, oggi segretaria cittadina della Lega, Giorgia Povolo, insieme ad altri cittadini che hanno partecipato alla funzione. "Un appuntamento sentito -  dice l'Unione degli Istriani - che ha voluto riportare al centro la memoria dei morti e della tragedia del Confine Orientale..."

Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Don Romano Salvarani, anch’egli esule istriano, che per motivi di salute non ha potuto celebrare la Messa. Al suo posto ha officiato Padre Andrea Plichero, che - si legge in un comunicato "durante l’omelia ha ricostruito gli accadimenti di quegli anni e ricordato i crimini commessi dai partigiani comunisti nei confronti della popolazione civile, definita “incolpevole”...".

Nel corso della celebrazione è stato anche ricordato il destino di molti sacerdoti umiliati e trucidati in Istria, a Fiume e in Dalmazia durante quei tragici momenti del dopoguerra. Un passaggio che ha ulteriormente sottolineato la dimensione religiosa e comunitaria di una memoria che, per molti, non è solo storia ma esperienza familiare, identitaria, personale.

Il messaggio finale, affidato alle parole di Valerio Cignetti, rappresentante dell’Unione degli Istriani per Piemonte e Valle d’Aosta, è chiaro: "nonostante chi provvisoriamente la governa, Ivrea non dimentica". Una frase che suona come una dichiarazione d’intenti e che ribadisce la volontà dell’associazione di continuare a custodire e tramandare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo, al di là delle scelte e delle impostazioni dell’amministrazione comunale.

La distanza tra istituzioni e una parte della comunità resta evidente. Ma altrettanto evidente è che, a Ivrea, il 10 febbraio non è una data neutra. È un giorno che divide, interroga e, soprattutto, continua a chiedere rispetto e verità.

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