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20 Febbraio 2026 - 15:25
Vanessa Vidano
C’è chi chiede l’anonimato “per evitare ripercussioni”, c'è chi ne vuole parlare in Radio Spazio Ivrea e chi, infine, rivendica trasparenza e correttezza. In mezzo, un tema che a Ivrea torna ciclicamente: il rapporto tra politica e associazionismo culturale, tra bandi pubblici e possibili conflitti d’interesse.
La “lamentela” arriva da un’associazione del territorio che si occupa di musica e cultura. Il tono è amaro. Si parla di “malcontento” diffuso tra le realtà associative cittadine e di un bando cultura che lo scorso settembre, nell’assegnazione dei fondi, ha lasciato fuori diverse realtà “per mancanza di budget”, mentre altre si sarebbero viste ridurre la sovvenzione richiesta.
La Commissione giudicatrice – guidata dal dirigente Gilberto Guerriero con la collaborazione di Paola Mantovani ed Elena Caterina Forte – si era riunita per due giorni, il 20 e 21 agosto scorsi, e con meticolosa contabilità di punteggi aveva prodotto la graduatoria finale.
A uscire trionfante era stata l’Associazione Culturale Il Timbro con 22.500 euro per il progetto “Ivrea: Classical Music and More”. Subito dietro, con punteggi praticamente identici, la Banda Musicale Città di Ivrea, con 3.600 euro, Radio Spazio Ivrea, con 3.780 euro per “Ivrea è… gentile”. E poi il Forum Democratico del Canavese (3.640 euro), Tecnologia Filosofica APS (quasi 20 mila euro), la cooperativa Zac! (8 mila euro), l’Associazione Lemus (2.400 euro), ICO Impresa Sociale srl (7 mila euro) e l’Associazione Città del Sole (3.381 euro). Non manca poi l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, che incassa 17.500 euro, Notabene APS con 4.795 euro. Infine e in ultima l’Associazione Fabrika, con il progetto “Pixel”. Avrebbe avuto diritto a 9.100 euro. Peccato che i soldi fossero già finiti. Così si era dovuta accontentare di 3.603,50 euro. Fuori dall’elenco Open Art House e la Cittadella della Musica e della Cultura di Ivrea. Entrambe avevano superato i 40 punti, quindi erano considerate idonee, ma non c’era più budget. Tradotto: idonee sì, finanziate no.
Fin qui, nulla di nuovo in tempi di risorse contingentate. Ma il punto sollevato oggi è un altro. Nel mirino c’è la rassegna Pixel, organizzata da Fabrika Production, associazione fondata – come si legge sul sito ufficiale – dalla consigliera di maggioranza Vanessa Vidano e dal suo compagno Fabrizio Zanotti.

Zanotti
La email cita un passaggio del bando cultura: “Sono inoltre esclusi dalla partecipazione enti e associazioni che abbiano tra i loro organi statutari Consiglieri e Assessori comunali di Ivrea in carica al momento della presentazione della domanda.” E ancora: “non essere soggetti partecipati o controllati dal Comune di Ivrea che già ricevono dallo stesso un sostegno economico sotto qualsiasi forma per la propria attività progettuale”.
Fabrika - scrive ancora l’anonimo - ha ricevuto finanziamenti “fuori bando” nel 2023 e nel 2024 per un laboratorio di songwriting sulla Pace, mentre ad altre associazioni – che avrebbero chiesto un supporto analogo per laboratori simili – il contributo è stato negato.
L’anonimo tira fuori dal cilindro anche un articolo pubblicato prima dell’uscita del bando, in cui si faceva riferimento alla rassegna Pixel e al lavoro della presidente della commissione cultura, Vanessa Vidano, alimentando il sospetto – espresso in modo esplicito – che “il bando sicuramente lo vincerà il compagno di vita della presidente della commissione”.
Accuse pesanti, che chiamano in causa non solo la correttezza formale, ma anche l’opportunità politica.
La risposta della consigliera Vanessa Vidano è netta. “Io mi sono dimessa dal consiglio direttivo di Fabrika quando sono stata eletta nel 2023 - chiarisce - Una scelta condivisa in maggioranza, analogamente a quanto fatto da altri consiglieri in situazioni simili. Penso a Barbara Manucci con il Forum Democratico. Essere socia non è un conflitto di interessi. Il conflitto d’interesse potrebbe esserci nel momento in cui tu fai parte del direttivo e magari vieni coinvolto nelle progettualità in essere delle associazioni.”
La consigliera parla di “confusione” e di un’interpretazione eccessivamente restrittiva del ruolo pubblico.
“Sembra che uno solo perché fa il consigliere non può più essere socio… Aggiungo una battuta: non è che perché faccio la consigliera comunale, lascio il mio compagno con cui sto da 15 anni e ben venga che faccia cose per la città.”
Infine: “Quello che mi fa specie è che le persone parlino senza essere informate dei fatti. Mi fa un po’ specie che si cerchi di rovistare nel torbido quando in realtà basterebbe parlarsi in maniera chiara. Insomma non mi fa piacere sapere che ci sono persone che scrivono in anonimato…”
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