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Chivasso vince il Premio “La Città per il Verde” con il Parco Fluviale del Sabiunè

Il riconoscimento nazionale alla gestione del verde urbano premia percorsi ciclopedonali, piantumazioni e fruizione sostenibile

Chivasso vince il Premio “La Città per il Verde” con il Parco Fluviale del Sabiunè

Chivasso vince il Premio “La Città per il Verde” con il Parco Fluviale del Sabiunè

Il Comune di Chivasso conquista un riconoscimento nazionale e porta a casa la 26ª edizione del Premio “La Città per il Verde” grazie al progetto di riqualificazione del Parco Fluviale del Sabiunè. Un premio che non arriva per caso e che certifica un percorso iniziato anni fa, quando l’attuale vicesindaco Pasquale Centin aveva la delega all’Ambiente e l’amministrazione aveva scelto di investire in modo strutturale sul verde pubblico.

Il progetto premiato – “Nuovi percorsi presso il Parco Fluviale del Sabiunè” – rientra nella categoria Verde Urbano e punta su un’idea precisa: rendere l’area naturale alla confluenza tra Orco e Po non solo più accessibile, ma più consapevolmente vissuta. Non un semplice maquillage paesaggistico, ma un intervento che combina percorsi ciclopedonali, nuove piantumazioni e riqualificazione ambientale con un obiettivo dichiarato: aumentare la biodiversità e ridurre la pressione antropica sulle zone più delicate.

A ritirare il premio, durante la manifestazione Myplant & Garden a Milano, è stato il sindaco Claudio Castello, accompagnato dal dirigente del Settore Governo del Territorio Fabio Mascara e dal funzionario Gregorio Spanò. Un riconoscimento che, al di là della fotografia istituzionale, riporta al centro una questione che a Chivasso divide e interroga da tempo: quale ruolo deve avere il verde pubblico nello sviluppo urbano?

In questi anni il Parco fluviale del Sabiunè è stato al centro di importanti investimenti ambientali, ha ricordato il sindaco durante la cerimonia. Abbiamo lavorato su 42 ettari alla confluenza tra Orco e Po, area inserita nella Rete Natura 2000, con l’obiettivo di favorire una fruizione più consapevole, ridurre le pressioni antropiche e proteggere le zone più sensibili.

Quarantadue ettari non sono un dettaglio. Significano pianificazione, manutenzione, progettazione a lungo termine. Significano anche scelte politiche. Perché intervenire in un’area inserita nella Rete Natura 2000 comporta vincoli, autorizzazioni, confronto con enti sovracomunali. Non è un terreno su cui si improvvisa.

Il progetto ha introdotto nuovi tracciati ciclopedonali che collegano la città al parco, creando una continuità fisica e simbolica tra centro urbano e paesaggio fluviale. Non più un’area percepita come marginale, ma uno spazio integrato nel tessuto cittadino. A questo si aggiungono nuove piantumazioni e interventi mirati per rafforzare gli habitat naturali, con particolare attenzione all’avifauna e alle specie tipiche delle zone umide.

Tra le novità più significative c’è la creazione di un punto di osservazione per il birdwatching e l’introduzione di itinerari sensoriali inclusivi, pensati per rendere l’esperienza del parco accessibile anche a persone con disabilità. Un elemento che amplia la prospettiva: il verde non come ornamento, ma come infrastruttura sociale.

Il sindaco Castello ritira il premio questa mattina

"L’obiettivo è favorire una fruizione più consapevole - ha sottolineato ancora Castello -. Non vogliamo un parco consumato, ma un parco rispettato".

La parola chiave è proprio questa: consapevolezza. Perché il Sabiunè, negli anni, è stato anche teatro di polemiche legate alla manutenzione, alla sicurezza, alla gestione degli accessi. Il premio nazionale racconta un capitolo positivo, ma si inserisce in una storia più complessa, fatta di criticità e di rilanci.

L’amministrazione rivendica un disegno più ampio. Il Sabiunè non è un intervento isolato, ma un tassello di una strategia che comprende le Strategie Urbane d’Area, le Infrastrutture Verdi e un finanziamento regionale FESR 2021–2027 da 2,1 milioni di euro destinato a un progetto di forestazione urbana basato sulle Nature Based Solutions. Un’espressione tecnica che, tradotta, significa usare la natura come alleata per affrontare le sfide del cambiamento climatico: assorbimento di CO₂, mitigazione delle isole di calore, gestione delle acque meteoriche.

Queste risorse confermano il ruolo centrale delle politiche ambientali nello sviluppo del territorio, ha dichiarato il sindaco. Stiamo portando avanti un percorso di trasformazione urbana e territoriale per affrontare in modo concreto le sfide poste dal cambiamento climatico.

Parole impegnative. E qui si gioca la partita più interessante. Perché parlare di clima in un Comune di medie dimensioni significa tradurre i grandi obiettivi europei in scelte quotidiane: alberi piantati, suolo permeabile, mobilità dolce, regolamenti edilizi aggiornati. Significa integrare criteri di resilienza nel Piano Regolatore e nel Masterplan della Corona Verde Chivassese, strumenti urbanistici che dovranno reggere la prova del tempo.

Il premio nazionale, dunque, è un punto di arrivo ma anche un banco di prova. Premia un progetto già realizzato, ma misura la capacità di dare continuità. Perché un parco non vive solo di inaugurazioni. Vive di manutenzione ordinaria, di controllo, di coinvolgimento dei cittadini.

Negli ultimi anni il Sabiunè è stato oggetto di un progressivo recupero della sua identità naturalistica. L’area, situata in un punto strategico tra i due fiumi, rappresenta un corridoio ecologico di rilievo. L’inserimento nella Rete Natura 2000 impone standard elevati di tutela, ma offre anche opportunità di finanziamento e di progettazione innovativa. È su questo equilibrio che l’amministrazione ha costruito la propria narrazione: tutela e fruizione non come poli opposti, ma come elementi da armonizzare.

Non mancano le voci critiche, che chiedono maggiore attenzione alla manutenzione ordinaria e una vigilanza più costante contro atti vandalici e abbandono di rifiuti. È il rovescio della medaglia di ogni spazio pubblico: più è accessibile, più richiede presidio. E qui la sfida diventa culturale prima ancora che amministrativa.

Il riconoscimento ottenuto a Milano offre comunque una legittimazione esterna. Non è un premio autoattribuito, ma il risultato di una selezione nazionale che valuta criteri tecnici, qualità progettuale, innovazione. In un contesto in cui molti Comuni competono per visibilità e finanziamenti, non è un dettaglio.

Chivasso, con il Sabiunè, prova a posizionarsi come laboratorio di verde urbano evoluto, dove la dimensione ambientale si intreccia con quella sociale e urbanistica. La scommessa è trasformare il parco in un riferimento stabile per la comunità, non solo in un simbolo da esibire.

La vera domanda, ora, è semplice: il premio sarà un punto di partenza o resterà una medaglia da appendere al muro? Le risorse europee e regionali sono già stanziate. I progetti sono sulla carta. Toccherà all’amministrazione tradurli in cantieri, manutenzione, risultati misurabili.

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