Cerca

Attualità

Servizio sospeso, tariffe in salita: pendolari ostaggio della Ivrea-Chivasso

Da lunedì stop alla linea per 60 giorni. Il consigliere regionale Alberto Avetta chiede alla Giunta Cirio di sospendere gli aumenti tariffari: «Non si può far pagare di più un servizio che peggiora»

Servizio sospeso, tariffe in salita: pendolari ostaggio della Ivrea-Chivasso

Servizio sospeso, tariffe in salita: pendolari ostaggio della Ivrea-Chivasso

Sessanta giorni di autobus. Forse. Perché quando si parla della Ivrea-Chivasso-Torino, il calendario è un’opinione e i disagi una certezza. Da lunedì 23 febbraio la tratta Ivrea-Chivasso sarà sospesa e sostituita con bus. Due mesi annunciati di passione per i pendolari canavesani già costretti a fare i conti con convogli “corti” e carrozze degne di un carro bestiame nelle ore di punta.

E mentre il servizio peggiora, il prezzo sale.

A risollevare la questione (per l'ennesima volta) è il consigliere regionale del Pd Alberto Avetta. Ha depositato una nuova interrogazione per chiedere conto alla Giunta Cirio di quanto sta accadendo sulla linea e per sollecitare la sospensione degli aumenti tariffari. Una richiesta che si accompagna alla mozione presentata dal Gruppo Pd – prima firmataria la consigliera Nadia Conticelli – che mette nero su bianco una proposta politica precisa: fermare l’adeguamento Istat dei biglietti.

treni

«Da lunedì 23 febbraio la tratta Ivrea-Chivasso si farà in bus e i pendolari dovranno sopportare (almeno…) 60 giorni di disagi – attacca Avetta –. C’è da augurarsi che siano meno gravi di quelli che, nelle settimane scorse, gli utenti di altre tratte ferroviarie hanno subito con autobus insufficienti, sovraffollati e che, spesso, hanno lasciato a piedi le persone».

Tradotto: speriamo bene. Perché le cronache recenti raccontano di autobus che non bastano, di persone che restano in banchina e di coincidenze che saltano come birilli.

La verità è che sulla Ivrea-Chivasso-Torino le ultime settimane sono state un concentrato di tutto questo: ritardi, cancellazioni, treni pieni all’inverosimile, pendolari invitati a scendere e arrangiarsi.

Per esempio, nella settimana tra il 19 e il 23 gennaio 2026, nelle ore di punta, sia al mattino verso Torino sia alla sera al rientro in Canavese, si è registrato l’ennesimo sovraffollamento. Il 22 gennaio, sul regionale 2714 diretto a Torino, molti passeggeri sono stati fatti scendere a Chivasso per salire sul Milano-Torino. "Peccato che fosse in ritardo - ironizza Avetta ma neanche troppo - Un viaggio a staffetta, senza neppure la certezza di arrivare in orario al lavoro...".

Il problema? I convogli “corti”. «I treni in questione (2714 e 2737) erano bi-modali – spiega Avetta –. Questi treni “rossi” della Regione Valle d’Aosta, a cui non è possibile aggiungere carrozze, hanno contribuito a peggiorare drasticamente la situazione. Innumerevoli volte la Regione Piemonte è stata sollecitata affinché Trenitalia garantisse il raddoppio dei convogli bimodali, in particolare nelle ore di punta. Vogliamo capire che cosa è stato fatto finora da parte della Giunta Cirio».

Mezzi moderni, sì. Ma non ampliabili. E se nelle ore di punta la domanda supera l’offerta, il risultato è scontato: carrozze strapiene e persone a terra. Non per sciopero, ma per mancanza di spazio.

E in questo scenario, arriva l’aumento del biglietto. La tratta Ivrea-Torino è passata da 6,90 a 7 euro. Dieci centesimi, si dirà. Ma nel 2021 costava 5,90 euro. In cinque anni, un aumento del 20%.

«È vero che gli aumenti Istat sono previsti dal contratto di servizio – ricorda Avetta – ma non si tratta di un’applicazione automatica, bensì di una scelta politica fatta dalla Giunta Cirio, a differenza del passato. La Giunta Chiamparino sospese l’adeguamento Istat».

Qui sta il nodo politico. Per il Pd, non è un automatismo tecnico ma una decisione precisa. Si può scegliere di applicare l’adeguamento. Oppure no. E sospenderlo, proprio ora, sarebbe un segnale di rispetto verso chi continua a prendere il treno – o il bus sostitutivo – per andare a lavorare o studiare.

C’è poi un altro aspetto che pesa: l’attrattività del territorio. Una ferrovia inaffidabile non è solo un fastidio per i pendolari, ma un problema per il sistema produttivo canavesano. Aziende, professionisti, studenti: tutti fanno i conti con tempi incerti e collegamenti fragili. E in un’epoca in cui si parla di transizione ecologica e mobilità sostenibile, la linea Ivrea-Torino sembra raccontare un’altra storia.

Ora la palla torna in Consiglio regionale. L’interrogazione di Alberto Avetta chiede risposte chiare: perché non si è intervenuti sui convogli? Perché non si è previsto il raddoppio nelle ore di punta? E perché, con un servizio così traballante, si è deciso comunque di aumentare le tariffe?

Nel frattempo, i pendolari preparano l’abbonamento. Più caro. E si preparano anche al bus. Più lento. Con la speranza che i sessanta giorni non diventino l’ennesima promessa elastica.

Perché sulla Ivrea-Chivasso, ormai, l’unica cosa davvero puntuale sembra essere il rincaro.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Sovietico Eporediese

    20 Febbraio 2026 - 12:00

    Mi immagino i poveri santi Valdostani che se devono andare a Torino o peggio a Milano saranno viaggi da quarto mondo.

    Report

    Rispondi

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori