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Uccide la madre nel sonno con una sparachiodi: chiesta la perizia psichiatrica

Il delitto nella notte tra il 23 e il 24 gennaio nella cascina di strada Torino a Caselle. Gli audio inviati poche ore prima: «Mia madre la ucciderei stasera»

Caselle Torinese

La vittima: Luciana Cat Berro, 65 anni

La Procura di Ivrea ha chiesto una perizia psichiatrica su Paolo Ferri, 40 anni, accusato di aver ucciso la madre Luciana Cat Berro, 65 anni, colpendola alla testa con una pistola sparachiodi mentre dormiva nella cascina di famiglia in strada Torino 90 a Caselle, nella notte tra il 23 e il 24 gennaio scorso. L’obiettivo dell’accertamento disposto dalla pm Fabiola D’Errico è stabilire se l’uomo fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto.

Il delitto si è consumato intorno alle tre del mattino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ferri ha atteso che la madre si addormentasse in un’ala dell’abitazione rurale, poi l’ha colpita alla testa con lo strumento normalmente utilizzato per l’abbattimento degli animali. Subito dopo ha chiamato il 112: «Sono Ferri Paolo… ho appena sparato a mia madre». La donna è stata trasportata in condizioni disperate all’ospedale Giovanni Bosco di Torino, dove è morta dopo giorni di ricovero. L’uomo è stato arrestato e si trova detenuto al Lorusso e Cutugno con l’accusa di omicidio.

La cascina dove è avvenuto l'omicidio e Paolo Ferri

Gli atti d’indagine delineano un quadro di tensioni familiari radicate. Il possibile movente viene ricondotto alla gestione dell’eredità aperta dopo la morte del padre, Carlo Ferri, avvenuta il 24 settembre 2017. La successione aveva assegnato alla moglie e ai due figli la cascina, le stalle e i terreni agricoli. Da allora, secondo quanto ricostruito, sarebbero iniziati contrasti sulla conduzione dell’azienda e sulla divisione delle quote.

Paolo Ferri avrebbe preteso la gestione esclusiva di parte dei beni e manifestato l’intenzione di rendere la propria quota “inaccessibile” alla madre e alla sorella. Nel tempo la situazione sarebbe degenerata: diffide, tentativi di mediazione, richieste economiche legate – secondo l’accusa – a presunti danni per la vendita degli animali. In alcuni messaggi vocali inviati a un’amica della madre due giorni prima dell’omicidio, Ferri affermava: «Devono morire. Punto» e ancora «Mia madre la ucciderei stasera». Audio ora acquisiti agli atti dell’inchiesta.

Poche ore prima del delitto, in un ulteriore messaggio, l’uomo parlava di abuso di alcol e sostanze e di un conflitto insanabile con i familiari. Elementi che la difesa potrebbe valorizzare nel percorso peritale, mentre per la parte civile – la sorella della vittima, assistita dall’avvocata Stefania Agagliate – il quadro sarebbe quello di una condotta lucida e motivata da rancore e interessi patrimoniali.

Parallelamente, durante i sopralluoghi successivi all’arresto, nella cascina sono state riscontrate condizioni di forte degrado, con la presenza di capre morte e animali in stato di abbandono, circostanze oggetto di ulteriori verifiche amministrative e sanitarie.

Ora sarà la consulenza psichiatrica a stabilire se, al momento dell’azione, Paolo Ferri fosse affetto da un disturbo tale da escludere o scemare la responsabilità penale. Un passaggio tecnico decisivo in un procedimento che, al momento, resta incardinato sull’ipotesi di omicidio volontario aggravato.

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