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Cronaca

Orrore nella cascina di Caselle dopo il delitto: trovate capre morte di stenti, altre sopravvissute in condizioni critiche

Caselle, il sopralluogo svela un quadro di abbandono estremo legato alla tragedia familiare

Orrore nella cascina

Orrore nella cascina di Caselle dopo il delitto: trovate capre morte di stenti, altre sopravvissute in condizioni critiche

Alla tragedia umana si aggiunge ora un quadro di degrado e sofferenza animale che rende ancora più drammatica la vicenda di Luciana Cat Berro, la donna di 65 anni morta ieri all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove era ricoverata in condizioni disperate dopo essere stata colpita alla testa con una pistola sparachiodi. Ieri mattina, mercoledì 28 gennaio 2026, un sopralluogo effettuato dalla Polizia Locale di Caselle insieme ai veterinari dell’Asl To4 ha portato alla scoperta di una situazione definita dagli operatori come estremamente grave all’interno della cascina di strada Torino, teatro del delitto.

Nel corso dei controlli, all’interno dei locali agricoli sono state trovate circa quindici capre morte e un numero simile di animali ancora vivi, ma in condizioni di salute precarie, debilitati e visibilmente provati. Una scena che ha richiesto un intervento immediato sia sotto il profilo sanitario sia sotto quello della sicurezza ambientale.

Secondo le prime valutazioni veterinarie, la morte degli animali sarebbe compatibile con una prolungata assenza di cibo e acqua, aggravata, in alcuni casi, da ferite riportate durante aggressioni reciproche. Un comportamento che, spiegano gli esperti, può verificarsi quando gli animali sono costretti a convivere in spazi ristretti senza alimentazione adeguata, in un contesto di abbandono totale o quasi.

Le capre risultano essere di proprietà di Paolo Ferri, il 40enne figlio della vittima, attualmente detenuto in carcere con l’accusa di aver aggredito mortalmente la madre. La gestione degli animali, già prima del fatto di sangue, sarebbe stata compromessa, ma l’assenza dell’uomo avrebbe fatto precipitare una situazione già fragile in uno scenario di abbandono estremo.

Durante il sopralluogo, agenti e veterinari hanno proceduto alla rimozione delle carcasse, alla bonifica e pulizia dell’area, e hanno fornito acqua e cibo agli animali sopravvissuti, cercando di stabilizzarne le condizioni. Un intervento complesso, reso ancora più delicato dallo stato di debilitazione degli animali e dalle condizioni igieniche della cascina.

Il destino delle capre ancora in vita è ora al vaglio delle autorità competenti. Nei prossimi giorni verranno effettuate ulteriori valutazioni sanitarie per stabilire se gli animali possano essere trasferiti in strutture idonee o affidati ad altri allevatori, qualora le condizioni lo consentano. Al momento, nessuna decisione definitiva è stata ancora presa.

La scoperta getta una luce inquietante su un contesto familiare e abitativo segnato da isolamento, incuria e degrado, che va ben oltre il gesto violento culminato nella morte della donna. Gli inquirenti stanno valutando se la situazione degli animali possa configurare ulteriori profili di responsabilità, mentre resta centrale l’indagine sull’omicidio e sulle condizioni psicologiche dell’uomo arrestato.

A Caselle, intanto, la comunità resta scossa. Alla morte di Luciana Cat Berro si aggiunge ora la consapevolezza di un dramma silenzioso che si consumava da tempo all’interno di quella cascina, lontano da sguardi e controlli. Una vicenda che intreccia violenza domestica, disagio e abbandono, lasciando dietro di sé un bilancio pesantissimo, fatto non solo di una vita spezzata, ma anche di sofferenze inflitte agli animali in un contesto ormai fuori controllo.

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