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Addio ad Angelo Monaco, uno degli ultimi artigiani per vocazione

Figura storica di Torrazza, capace di riparare non solo ciò che si rompeva, ma anche ciò che nella vita sembrava smarrito

Torrazza Piemonte

Addio ad Angelo Monaco, 84 anni

“Aggiustatore”. Una parola che oggi si sente sempre meno. Un mestiere antico, ma soprattutto una mentalità. Un modo di stare al mondo. 

Un aggiustatore non buttava via, non cercava scorciatoie: guardava il problema, si rimboccava le maniche e trovava una soluzione. Con pazienza, ingegno e dignità. Angelo Monaco era così. 

Nativo di Torrazza, è mancato all’Ospedale di Chivasso martedì 17 febbraio 2026, aveva un tumore alla gola scoperta dopo una visita a cui ha dovuto aspettare 6 mesi per poterla fare, circondato dall’affetto dei suoi cari. Un affetto che, in realtà, andava ben oltre la famiglia. Con lui la comunità perde un punto fermo, di quelli che tengono insieme un paese senza bisogno di clamore. 

Cresciuto nel dopoguerra, ha conosciuto presto la responsabilità. Dopo il grave incidente che costò la vita al padre, si fece carico di un fratello più piccolo di dieci anni e di una madre rimasta in sedia a rotelle. Diventò uomo quando era ancora ragazzo. 

Ha lavorato fino ai sessant’anni come tornitore aggiustatore alla Rivoira. Prima ancora era partito per la Germania, a Bielefeld, come Gastarbeiter: una valigia, il coraggio e la speranza di costruire un futuro migliore. Anni dopo, proprio in quella stessa città, sua figlia avrebbe studiato all’università, come se i sacrifici di ieri avessero tracciato la strada per il domani. “Mi raccontava spesso della Germania,” dice la figlia Cristina, “e di come quel sacrificio abbia poi aperto strade anche a noi.”

Rientrato in Italia, si è dedicato completamente alla famiglia. Cinquant’anni accanto alla sua Antonietta, in un amore solido e silenzioso. Negli ultimi due anni, quando l’Alzheimer ha colpito la moglie, Angelo non ha mai smesso di esserci: ogni giorno si recava nella struttura di Torrazza per farle visita. Non solo per lei, ma per tutti. Portava parole gentili, sorrisi, normalità. Operatori e ospiti lo aspettavano: era diventato un riferimento costante, una figura capace di scaldare anche nei momenti più fragili.

Non si è mai tirato indietro davanti a nessuno. Per un aiuto pratico, un sostegno economico, un consiglio: la sua porta era sempre aperta.

Non era più attivo tra gli Alpini da tempo, ma il suo cappello lo custodiva come un onore, perché certi legami non si sciolgono con gli anni, grande tifoso granata, amava le discussioni sportive — soprattutto quelle con il cognato juventino — vissute con passione e ironia. Alla bocciofila trascorreva pomeriggi interi a giocare a scopa, fino all’ultima carta. “Le carte bisogna saperle giocare”, diceva. "Sempre solare con tutti, con il suo bicchiere di Barbera in mano, pronto a sorridere, ma guai a toccargli le carte: lui sapeva sempre come giocare e non sopportava la mossa sbagliata. E poi, quante serate in balera, quante mazurche ballate insieme…", ricorda la figlia, momenti semplici che restano nel cuore. E così ha fatto anche con la vita: con attenzione, carattere e onestà.

Amava le cose semplici e autentiche: il mercato, “il formaggio quello buono” perché al supermercato la toma vera non c’è, il suo bicchiere di Barbera, le mazurche in balera. Ha accompagnato le figlie all’altare con orgoglio e si è goduto ogni istante con i nipoti, per i quali era un nonno presente e premuroso.

Tra i giorni più belli della sua vita, oltre alla nascita dei nipoti, c’è stato quello della laurea della figlia più piccola, 110 su 110. Un traguardo che sentiva profondamente suo, simbolo di anni di sacrifici affrontati senza mai lamentarsi.

Angelo aggiustava biciclette, serrature e motori. Ma sapeva anche aggiustare silenzi, preoccupazioni e giornate storte. Non cercava riconoscimenti: gli bastava essere utile.

Il Santo Rosario sarà recitato mercoledì 18 febbraio alle ore 20 nella Chiesa Parrocchiale di Torrazza. Il funerale si terrà giovedì 19 febbraio alle ore 10.30, con partenza poco prima dall’Ospedale di Chivasso per la Chiesa Parrocchiale di Torrazza. Successivamente sarà accompagnato al Tempio Crematorio di Mappano e le sue ceneri riposeranno nel cimitero del paese.

La sua è la storia di una generazione che ha ricostruito l’Italia con fatica e dignità. Uomini che hanno avuto poco e hanno dato tutto.

Gli aggiustatori non fanno rumore. Ma quando se ne vanno, si senteE oggi, a Torrazza, quel silenzio pesa.

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