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17 Febbraio 2026 - 18:01
Piccoli Comuni, 9,6 milioni di italiani vivono nei paesi sotto i 5mila abitanti: meno personale, più fragilità (foto di repertorio)
Un italiano su sei vive in un piccolo Comune. Un dato che racconta un’Italia silenziosa, fatta di campanili, territori fragili e amministrazioni che reggono con risorse sempre più ridotte. Sono 9,6 milioni i cittadini residenti in 5.521 Comuni sotto i 5mila abitanti, pari al 16,4% della popolazione nazionale. È quanto emerge dal dossier Anci “Le persone che vivono nei piccoli comuni”, elaborato su dati Istat in occasione degli Stati generali dei piccoli Comuni in programma il 19 e il 20 febbraio a Roma.
Di questi quasi 10 milioni di abitanti, oltre la metà vive in realtà con meno di 3mila abitanti, mentre più di un milione risiede in paesi sotto i mille abitanti. Sono i territori che “rappresentano le condizioni di maggiore fragilità demografica e organizzativa”.
Ben 867 piccoli Comuni, pari al 15,7%, sono classificati con livelli massimi o molto alti di fragilità. Qui vivono oltre 1,4 milioni di persone, con una concentrazione “significativa” al Sud e in alcune aree del Centro Italia. A rendere ancora più complessa la situazione è il rischio idrogeologico: la superficie a rischio frane nei piccoli Comuni è in media del 10,3%, oltre il doppio rispetto ai Comuni più grandi.
Accanto alla fragilità territoriale, il dossier dedica un focus al personale. Nei Comuni fino a 5mila abitanti si contano oggi 53.228 dipendenti a tempo indeterminato, con una riduzione del 13,9% rispetto a dodici anni fa. Parallelamente è raddoppiata l’incidenza del part-time, passata dal 14,1% al 29%. Una tendenza che, sottolinea l’Anci, significa meno forza amministrativa reale: “Più part-time e meno personale complessivo equivalgono a una contrazione reale della forza amministrativa”.

L’età media dei lavoratori si aggira intorno ai 51 anni, segno di un ricambio generazionale che fatica ad arrivare. Particolarmente critica la situazione dei segretari comunali: nei Comuni fino a 3mila abitanti, su 1.902 sedi di segreteria, solo 341 risultano coperte, mentre l’82% è vacante.
Eppure, nonostante le difficoltà strutturali, i bilanci dei piccoli Comuni mostrano solidità. Il 94% è in equilibrio e l’avanzo disponibile aggregato raggiunge 1,8 miliardi di euro, con un saldo positivo complessivo di 1,6 miliardi. Un dato che l’Anci legge come segnale di responsabilità amministrativa.
I piccoli enti hanno inoltre sostenuto il 27% degli investimenti comunali del Pnrr, contribuendo in modo significativo alla realizzazione dei progetti finanziati con le risorse europee. Ma lo scenario futuro preoccupa: l’Anci segnala “la prospettiva di oltre 8 miliardi di euro di tagli ai contributi per investimenti comunali nel prossimo decennio”. Una riduzione che “rischia di colpire in modo particolare i piccoli enti”.
Tra fragilità demografiche, carenza di personale e rischi idrogeologici, i piccoli Comuni restano un pezzo fondamentale del Paese. Un’Italia diffusa che continua a garantire servizi e investimenti, ma che chiede attenzione e risorse per non essere lasciata sola.
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