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Da Cavagnolo ad Alcoy: il legame che il tempo non ha spezzato

Il 3 febbraio la comunità si è ritrovata nel segno del Ven. Casimiro Barello

Da Cavagnolo ad Alcoy: il legame che il tempo non ha spezzato

Da Cavagnolo ad Alcoy: il legame che il tempo non ha spezzato

Il 3 febbraio, a Cavagnolo, non si è celebrata solo una ricorrenza. Si è misurata la tenuta di una memoria che, a distanza di quasi centosettant’anni dalla nascita, continua a generare legami. Attorno al Ven. Casimiro Barello la sala parrocchiale si è riempita di volti, storie, collegamenti da lontano. Non una commemorazione formale, ma una comunità che si riconosce.

La data non era casuale. Il 31 gennaio 1857 nasceva a Cavagnolo Casimiro Barello. A pochi giorni da quell’anniversario, il paese ha scelto di ritrovarsi. In presenza e online. Dalla Spagna, da Alcoy, e da altre città italiane si sono collegati amici e devoti. Da Roma è intervenuto don Pierluigi Cameroni, postulatore della causa di beatificazione. Un ponte tra territorio e Chiesa universale, tra passato e presente.

Le immagini proiettate hanno ripercorso un 2025 denso di appuntamenti, segnato dal venticinquesimo anniversario della Dichiarazione di Venerabilità (1 luglio 2000). Un anno che aveva già trovato slancio nell’autunno precedente, durante la visita pastorale di mons. Sacchi e nella serata di San Secondo dedicata alla santità locale, dove la figura di Casimiro era stata accostata a quella di mons. Moietta e mons. Sismondo. Non un santino isolato, ma una storia inserita in un tessuto più ampio.

Marzo è stato il mese più intenso: Via Crucis itinerante verso San Secondo, Messa solenne, seconda Camminata sui luoghi dei santi locali. Poi il fine settimana del 22 e 23 marzo, con la presenza di don Cameroni per l’incontro pubblico e le celebrazioni. Momenti partecipati, che hanno confermato come la devozione non sia rimasta confinata alla nostalgia.

Il pubblico presente all'incontro del 3 febbraio

A maggio, il viaggio ad Alcoy, sulla tomba di Casimiro. Un gruppo di cavagnolesi, con il sindaco Andrea Gavazza e rappresentanti dell’amministrazione, ha attraversato i confini per ritrovare una parte della propria storia. Martedì sera, quegli stessi amici spagnoli sono riapparsi sugli schermi, testimoni di un’accoglienza che aveva saputo trasformare un pellegrinaggio in un gemellaggio umano e istituzionale.

L’estate ha concentrato gli eventi più simbolici del venticinquesimo: la serata teatrale nel parco di Villa Martini durante il Confluenze Festival, la Messa a San Secondo, la passeggiata musicale fino alla casa natale a Casa Ostino, la presentazione dell’opuscolo “Santità in cammino”, pubblicato dal Comune. In autunno, il passaggio del pellegrinaggio giubilare diocesano delle aggregazioni laicali ha aggiunto un altro tassello, con una tappa dedicata proprio a Casimiro.

Ma la serata del 3 febbraio non si è limitata a scorrere fotografie. Alcuni presenti hanno preso la parola per raccontare cosa significhi, oggi, confrontarsi con quella figura. Sono intervenuti il parroco don Armand Amuaku, il sindaco Gavazza e, in collegamento dalla Spagna, Candelas Escoda Valero. Non interventi rituali, ma testimonianze personali.

Nel suo intervento conclusivo, don Cameroni ha offerto una chiave di lettura netta: l’uomo è per natura un homo viator, un uomo che cammina; una vita che si ferma non è una vera vita. E ancora: non si tratta di custodire un ricordo immobile, ma di lasciare che la memoria diventi spinta per il futuro. Parole che hanno riportato la figura di Casimiro fuori dalla teca, dentro il presente.

Perché è questo il punto. Una comunità che si ritrova attorno a una storia non lo fa per ripiegarsi su se stessa. Lo fa per chiedersi cosa resta vivo, cosa interpella, cosa chiede coerenza. Il prossimo appuntamento sarà il 7 e 8 marzo, quando don Cameroni sarà di persona a Cavagnolo. Intanto, martedì sera, dopo i saluti agli amici collegati online, la comunità ha scelto un gesto semplice: fermarsi ancora un po’, condividere, parlare. Segno che, almeno qui, la memoria non è un esercizio formale, ma una strada che continua.

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