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Metro, sette milioni per non bagnarsi: Torino cerca benefattori per coprire le scale mobili

Pensiline d’autore per 42 accessi della Linea 1, ma i fondi non ci sono. Lo Russo parla di priorità e apre agli sponsor, Forza Italia attacca: «Altro che adozioni, bastano le multe»

Metro, sette milioni per non bagnarsi: Torino cerca benefattori per coprire le scale mobili

Metro, sette milioni per non bagnarsi: Torino cerca benefattori per coprire le scale mobili

Sette milioni. Non quaranta, non cento. Sette. È la cifra che separa Torino da una scoperta rivoluzionaria: coprire le scale mobili della metropolitana quando piove.

Il progetto è pronto, lucidato, quasi da mandare in gara. InfraTo sarebbe nelle condizioni di appaltare entro fine mese la copertura di 42 accessi esterni della Linea 1. Pensiline in vetro e acciaio, leggere, auto-pulenti, tondeggianti, integrate – parola d’ordine – nel contesto urbano. Strutture pensate per difendere le scale mobili da pioggia, smog, foglie secche e sale antigelo, cioè da tutto ciò che negli ultimi anni ha contribuito a trasformare alcuni ingressi in un museo permanente del “fuori servizio”.

La Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio ha dato il suo sostanziale via libera. Il Politecnico, con il coordinamento del professor Pier Paolo Peruccio, ha lavorato alle soluzioni progettuali. E il maestro Ugo Nespolo è pronto a mettere la firma artistica sulle volte degli ingressi, inventando un “alfabeto della metropolitana” capace di trasformare il nome delle fermate in segni distintivi.

«Caratteri grafici nuovi – ha spiegato su La Stampa Ugo Nespolo – che si adatteranno alla grafia delle stazioni. Una soluzione tecnicamente funzionale e graficamente simpatica, che può rendere ogni accesso riconoscibile e identitario».

Identitario, certo. A patto che la scala mobile, sotto quell’identità visiva, si muova.

Il sindaco Stefano Lo Russo, nella consueta diretta del martedì su To Radio, ha rivendicato di aver dato mandato di occuparsi del dossier come “assoluta priorità”.

«Ho dato mandato di occuparmi di questo dossier come assoluta priorità – ha detto – perché non possiamo permetterci di continuare a intervenire solo in emergenza. Proteggere gli impianti significa ridurre guasti e costi di manutenzione per le prossime generazioni».

E ancora: «Ora partirà l’operazione per recuperare risorse che non erano previste né nei nostri conti economici né in quelli di Gtt e InfraTo, ma i lavori sono indispensabili».

In un primo momento si era valutata la sostituzione integrale dei 50 impianti installati in media 17 anni fa: 15 milioni di euro. Poi la scelta di intervenire in modo più mirato, con coperture dal costo variabile tra i 130 e i 200 mila euro ciascuna, a seconda delle dimensioni delle rampe. Italia ’61 verrà inglobata nella promenade accanto a Palazzo Piemonte, mentre a Paradiso, a Collegno, la copertura è già realtà. Porta Nuova, invece, resta fuori per ragioni di tutela paesaggistica e per la complessità di uno snodo già congestionato.

Il problema è che quei 7 milioni, oggi, non sono a bilancio. E allora il sindaco non esclude il coinvolgimento di privati, sull’esempio di Milano.

«Se ci fosse qualche benefattore che vuole adottare questo progetto, noi ne saremmo ben contenti e gliene saremmo grati. In ogni caso cercheremo di recuperare le risorse gradualmente, intervenendo man mano».

L’idea dell’adozione non è piaciuta al centrodestra. Il senatore Roberto Rosso, segretario provinciale di Forza Italia Torino, insieme a Marco Fontana, segretario cittadino, parla di mancanza di programmazione.

«Se per coprire le scale mobili della Metro 1 il sindaco deve scherzare in radio chiedendo l’aiuto dei “benefattori”, allora il punto non è l’ironia: è la resa politica sulla gestione delle priorità».

E ancora: «Se è davvero una priorità, la si finanzia con scelte chiare, non con la questua elegante. Non stiamo parlando di abbellimenti, ma di un servizio essenziale con guasti e blocchi continui che esasperano chi usa la metropolitana».

Poi arrivano i conti.

«Il sindaco ha indicato un costo tra 130 e 200 mila euro per ogni copertura. Allora facciamo due conti: per le telecamere del controllo traffico Torino ha investito 1,5 milioni per 46 dispositivi. Con quella cifra si potevano già realizzare tra 7 e 11 coperture».

E ancora: «Le sanzioni legate alle telecamere sulle corsie riservate hanno generato circa 8,5 milioni di euro in un anno. Con un solo anno di quell’incasso si coprirebbero tra 42 e 65 scale. Altro che “adotta una pensilina”: basterebbe scegliere di destinare una quota a un’infrastruttura che serve ogni giorno migliaia di torinesi».

Infine l’affondo: «Nel 2025 il Comune ha incassato 56 milioni di euro di multe. Se anche solo una parte fosse stata messa in priorità su questo tema, oggi non staremmo parlando di mancanza di fondi. Il partenariato pubblico-privato è una cosa seria quando è pianificato. Qui invece sembra l’amministrazione del “ci pensi qualcuno”».

Dal fronte gestionale, intanto, si rivendicano i primi risultati. Con il nuovo amministratore delegato Guido Mulè, tra giugno e luglio sarebbero stati rimessi in funzione nove impianti in venti giorni, compreso quello di Pozzo Strada, fermo da tempo immemorabile.

«Stiamo lavorando per riportare efficienza e continuità – fanno sapere dall’azienda – ma è evidente che proteggere gli impianti dagli agenti atmosferici è una misura strutturale, non un vezzo estetico».

Sul piano finanziario generale, la Città può contare su 33,5 milioni di euro in più per il completamento della Linea 1 fino a Cascine Vica, come recepito dalla variazione di bilancio approvata dalla giunta: 25 milioni derivano dalle economie sulla tratta Lingotto-Bengasi, 8,5 milioni sono arrivati dallo Stato per fronteggiare il caro materiali. Resta aperto il nodo dei 12 nuovi treni, per un importo di 200 milioni di euro, per i quali è stata presentata domanda al Ministero delle Infrastrutture.

Il quadro è dunque paradossale: milioni per estendere la linea, centinaia di milioni richiesti per i nuovi convogli, ma sette milioni ancora da trovare per coprire scale che ogni giorno vengono utilizzate da migliaia di persone.

Torino discute di design, di alfabeti artistici, di sponsorizzazioni e di priorità. I torinesi, più pragmaticamente, discutono di gradini fermi e pioggia battente. E forse, prima ancora della grafica simpatica, chiedono una cosa molto meno creativa: una metropolitana che funzioni.

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