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11 Febbraio 2026 - 19:02
Santhià, stazione senza ascensori e senza risposte: no dell’Aula all’ordine del giorno Pd
L’accessibilità delle stazioni ferroviarie piemontesi torna al centro del dibattito politico in Consiglio regionale, ma questa volta con un esito che lascia l’amaro in bocca. Nei giorni scorsi l’Aula ha approvato il bilancio di previsione finanziario 2026-2028, tra una raffica di emendamenti e ordini del giorno. Tra questi, però, è stato bocciato l’ordine del giorno dal titolo “Difficoltà nell’accessibilità nelle stazioni ferroviarie piemontesi”, presentato dalla consigliera regionale del Partito Democratico Simona Paonessa e redatto insieme a Simone Macchioni, presidente del Forum Nazionale Disabilità, Diversità e Fragilità.
Un documento che, nelle intenzioni dei proponenti, voleva riportare al centro dell’agenda politica una questione che riguarda migliaia di cittadini. «Ho presentato alcune proposte di buon senso, scritte insieme a chi quelle criticità si ritrova a viverle ogni giorno», sottolinea Paonessa, spiegando come la richiesta principale fosse quella di un intervento concreto e deciso da parte della Regione per sollecitare RFI al ripristino e alla piena funzionalità delle stazioni già dotate di servizi per persone con disabilità ma oggi non operative o non accessibili a causa di carente o inadeguata manutenzione.
Non solo. L’ordine del giorno chiedeva anche la programmazione di un piano di potenziamento dell’accessibilità su tutto il territorio piemontese. Un’esigenza che, secondo la consigliera dem, trova riscontro nei dati: il report “Indagine sull’accessibilità del servizio di trasporto ferroviario per gli utenti con disabilità e a mobilità ridotta” evidenzia come in Piemonte la maggior parte delle stazioni presenti problematiche di accessibilità e come la piena copertura del servizio dedicato agli utenti con disabilità sia ancora molto bassa.
Un quadro che, secondo Paonessa, incide in modo diretto sulla qualità della vita. «Purtroppo sono problematiche impattanti sulla qualità della vita di molte persone e va prestata la massima attenzione», afferma. Tra le criticità segnalate c’è l’obbligo, per le persone con disabilità, di prenotare con largo anticipo l’assistenza necessaria per viaggiare. Per le stazioni classificate come “Standard”, che rappresentano la stragrande maggioranza di quelle piemontesi, è richiesta una prenotazione almeno 12 ore prima dell’orario di partenza o di arrivo del treno. Una tempistica che, osserva la consigliera, non sempre è compatibile con esigenze improvvise o con la quotidianità di chi si sposta per lavoro, studio o motivi personali.
Proprio da questa situazione nasceva la richiesta di sollecitare RFI a prevedere tempistiche più flessibili per l’attivazione del servizio di assistenza e una maggiore chiarezza nelle comunicazioni pubblicate sui siti istituzionali. Ma l’ordine del giorno andava oltre, chiedendo investimenti per nuove pedane e strutture di accesso, interventi più rapidi per l’adeguamento dei marciapiedi e una manutenzione ordinaria e straordinaria efficace degli ascensori di accesso ai binari. Strutture che, oltre alle persone con disabilità, risultano fondamentali anche per anziani, famiglie con bambini e viaggiatori con bagagli.
Le segnalazioni, secondo quanto riferito, continuano ad arrivare numerose. Tra i casi citati, quello della stazione di Santhià, snodo ferroviario strategico nel Vercellese: gli scavi per l’installazione degli ascensori sono iniziati anni fa, ma gli impianti non sono mai stati effettivamente posizionati. L’entrata in funzione, stando a quanto indicato, sarebbe calendarizzata da RFI per il 2027, dopo un lungo periodo di inattività e mancata manutenzione.
«La bocciatura dell’emendamento sull’accessibilità scritto insieme a Simone, Presidente del Forum Nazionale Disabilità, Diversità e Fragilità, rappresenta una delusione», conclude Paonessa, assicurando che l’attenzione resterà alta e che l’impegno a portare in Aula istanze di questo tipo continuerà.
La partita sull’accessibilità, insomma, resta aperta. Ma per chi ogni giorno si confronta con barriere architettoniche e procedure rigide, il voto in Consiglio rappresenta un segnale che pesa. E che riaccende il confronto su quanto il diritto alla mobilità, per tutti, sia ancora lontano dall’essere pienamente garantito.
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