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Konecta chiude a Ivrea e Asti, il PCUP attacca: “Catastrofe sociale, basta macelleria”

Il Partito Comunista di Unità Popolare denuncia “l’ennesimo atto di arroganza padronale”: 180 esuberi con esodi volontari e trasferimenti a Torino. Appello alle istituzioni contro delocalizzazioni e trasferimenti coatti

Konecta chiude a Ivrea e Asti, il PCUP attacca: “Catastrofe sociale, basta macelleria”

Konecta chiude a Ivrea e Asti, il PCUP attacca: “Catastrofe sociale, basta macelleria”

Anche il Partito Comunista di Unità Popolare (PCUP) denuncia con forza quello che definisce “l’ennesimo atto di arroganza padronale”. Il dito è puntato contro la chiusura delle sedi Konecta di Ivrea e Asti. La presa di posizione arriva attraverso un comunicato stampa diffuso in queste ore.

“L’accordo raggiunto, che prevede l’espulsione dal ciclo produttivo di 180 lavoratori tramite ‘esodi volontari’ – scrivono – e il trasferimento punitivo di centinaia di altri verso Torino, rappresenta una catastrofe sociale che non possiamo e non vogliamo accettare. La nostra Sezione esprime una solidarietà militante e di classe a tutti i dipendenti colpiti. Non si tratta di una crisi inevitabile, ma di una scelta politica del capitale che sceglie di desertificare i territori periferici per centralizzare i profitti e scaricare i costi logistici sulle spalle dei salariati…”.

Il Partito Comunista definisce l’abbandono di Ivrea “un danno incalcolabile”. Nel documento si legge: “La scomparsa di una realtà delle dimensioni di Konecta da un polo come Ivrea, già gravemente in crisi, è un colpo mortale non solo per l’occupazione, ma per la tenuta stessa della nostra comunità. Quando il lavoro scompare dai centri periferici, inizia la spirale del declino…”.

Tra le conseguenze di quanto sta avvenendo vengono indicati lo spopolamento forzato, la desertificazione civile e il ricatto della mobilità. Spopolamento forzato: “Senza il reddito derivante da un impiego di prossimità, le giovani famiglie sono spinte all’emigrazione, privando Ivrea e il suo hinterland del proprio futuro”. Desertificazione civile: “La perdita di centinaia di lavoratori stanziali indebolisce il commercio locale, i servizi pubblici e la vita sociale, riducendo le nostre città a zone di transito verso il capoluogo”. Ricatto della mobilità: “Imporre il trasferimento a Torino a chi vive nel Canavese o comunque in quei territori che potremmo definire ‘la periferia del mondo produttivo’, di fatto rappresenta un taglio drastico al salario reale, che verrà consumato da ore di viaggio e costi di trasporto insostenibili per chi già vive nella morsa della precarietà…”.

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Il PCUP, sezione di Ivrea, ribadisce che la lotta dei lavoratori di Konecta “non è solo dei salariati, è la lotta di tutto un popolo che vive i patimenti della comunità” e, come tale, “non possiamo permettere che i luoghi della nostra esistenza vengano ridotti a terre di conquista da cui estrarre valore per poi essere abbandonate una volta esaurito il profitto immediato”.

Infine, la richiesta alle istituzioni locali di una presa di posizione che non sia soltanto cerimoniale: “servono misure drastiche contro le delocalizzazioni e i trasferimenti coatti affinché il lavoro resti dove vivono le persone…”.

Il Partito Comunista di Unità Popolare ricorda di essere nato da poco con questo scopo: “costruire insieme ai lavoratori e al popolo tutto gli strumenti necessari alla lotta. Non possiamo continuare a restare impassibili a guardare e ad accettare i soprusi di una politica incentrata sul profitto a tutti i costi”.

Il comunicato si chiude con un appello all’unità: “Siamo consci di non avere ancora la forza adeguata per poter intervenire come necessario, siamo altrettanto certi che serva essere uniti, lavoratori e classe popolare tutta per rimettere al centro dell’agenda politica la lotta per un futuro migliore. Basta macelleria sociale! Solidarietà di classe ai lavoratori Konecta! Per un’economia al servizio del popolo e non del profitto!”.

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