Cerca

Attualità

Sui treni della Valle d'Aosta le caprette "fanno ciao" e i pendolari restano a terra: disastro sulla Ivrea–Torino

Pendolari stipati, convogli corti e biglietti aumentati del 20%. L’interrogazione di Alberto Avetta inchioda la Regione: “Servizio indegno, rincari da sospendere”

Sui treni della Valle d'Aosta le caprette "fanno ciao" e i pendolari restano a terra: disastro sulla Ivrea–Torino

Treno bimodale...

Ennesima mattina da incubo. Binari affollati, banchine stipate, treni annunciati e poi ridotti all’osso. La linea Ivrea–Torino continua a offrire ai suoi pendolari uno spettacolo che ha ormai poco di straordinario e molto di strutturalmente disastroso. Convogli corti nelle ore di punta, carrozze piene fino all’inverosimile, persone lasciate a terra come pacchi fuori misura. E, quando va “bene”, l’invito gentile a scendere a Chivasso e arrangiarsi, magari salendo su un altro treno già in ritardo. Un delirio quotidiano che, tra gennaio e febbraio, ha raggiunto nuovi picchi di surrealtà.

Succede tutti i giorni. Succede con i treni 2714 e 2737, quelli delle fasce più sensibili per lavoratori e studenti, al mattino e alla sera. Succede anche di peggio. Il 22 gennaio, sul 2714 diretto a Torino, diversi passeggeri vengono fatti scendere a Chivasso per essere dirottati su un Milano–Torino che, ironia della sorte, era anche lui in ritardo. Un gioco dell’oca ferroviario che non fa ridere nessuno.

avetta

In questo scenario, sui tavoli del Consiglio regionale è atterrata la centocinquantesima interrogazione del consigliere Alberto Avetta. Cerca di mettere ordine alla rabbia dei pendolari e trasformandola in atto politico. L’oggetto è chiaro e diretto: “Linea Ivrea–Torino: emergenza continua e biglietti più cari”. Due problemi in uno, perché mentre il servizio peggiora, il costo per utilizzarlo aumenta.

Nel testo, Avetta ricostruisce una situazione che non nasce ieri. Da tempo i pendolari subiscono ritardi, cancellazioni, sovraffollamenti cronici. Ma la svolta in negativo - spiega  - è arrivata con l’introduzione dei treni bimodali, i cosiddetti “rossi” della Valle d’Aosta, quelli che quando sei sopra fan passare foto stile “Heidi le caprette ti fanno ciao..”. Convogli che hanno una caratteristica decisiva e devastante per una linea ad alta domanda come questa — non possono essere allungati, non consentono l’aggiunta di carrozze. Tradotto: se sono pieni, restano pieni. E chi resta fuori, resta fuori davvero.

Più volte la Regione Piemonte è stata sollecitata affinché Trenitalia garantisse il raddoppio dei convogli, soprattutto nelle ore di punta. Sollecitazioni rimaste lettera morta, mentre la quotidianità dei pendolari si faceva sempre più compressa, fisicamente e metaforicamente.

“Eppure - ricorda Avetta -  il collegamento ferroviario tra Ivrea e Torino non è un capriccio. È una dorsale essenziale per la tenuta del tessuto produttivo, professionale e dei servizi non solo della città, ma dell’intero Canavese. Un servizio che, nelle condizioni attuali, pregiudica in modo palese l’attrattività del territorio…”. 

“Ivrea – scrive il consigliere – per ciò che è oggi e per ciò che potrebbe essere, merita un collegamento metropolitano con Torino, non un servizio da linea secondaria maltrattata…”.

Il paradosso è tutto alla cassa. Toh, guarda, a fronte di treni sempre più inadeguati, il biglietto aumenta ancora. La tratta Ivrea–Torino passa da 6,90 a 7 euro. Un incremento che, confrontato con il 2021, quando lo stesso viaggio costava 5,90 euro, segna un rincaro del 20%. Formalmente, l’aumento è previsto dagli adeguamenti Istat del contratto di servizio. Politicamente, però, è una scelta. E Avetta lo ricorda senza giri di parole: “in passato, con la Giunta Chiamparino, quegli aumenti erano stati sospesi. Oggi, con la Giunta Cirio, vengono deliberati senza esitazioni…”.

Da qui la richiesta, netta, quasi di buon senso: “alla luce dei disservizi documentati e persistenti, sarebbe doveroso valutare la sospensione degli aumenti tariffari”. Un gesto piccolo, ma significativo, nei confronti di un sistema produttivo che resiste e di migliaia di pendolari che, nonostante tutto, continuano a scegliere il treno per muoversi nell’area metropolitana torinese.

Nell’interrogazione, il consigliere chiede alla Giunta e all’assessore competente, il solito Marco Gabusi, se e come si intenda intervenire per evitare il sovraffollamento sui treni bimodali e se si voglia finalmente prendere in considerazione la sospensione degli aumenti. Domande semplici….

Insomma, mentre sui binari si continua a viaggiare stretti, in piedi e più poveri, la politica regionale è chiamata a decidere se il trasporto pubblico debba essere trattato come un servizio essenziale o come una voce di bilancio da far quadrare sulla pelle di chi non ha alternative. Una risposta, questa volta, non può più arrivare in ritardo.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori