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Economia

Intelligenza artificiale, il Canavese la guarda con interesse… ma da una certa distanza

Presentati a Ivrea i risultati dell’indagine di Confindustria Canavese e Digital Innovation Hub Piemonte: aziende digitalizzate, ma servono dati, competenze e percorsi guidati per trasformare l’IA in un vero vantaggio competitivo

Intelligenza artificiale nelle imprese canavesane: interesse alto, ma l’adozione è ancora a metà strada

Marco Di Furia

Quanto e come le imprese del Canavese stanno davvero adottando l’Intelligenza Artificiale? Non quanto ne parlano, non quanto la citano nei piani industriali o nei convegni, ma quanto la stanno usando sul serio. È questa la domanda, tutt’altro che banale, a cui prova a dare una risposta l’indagine presentata nei giorni scorsi nella sede di Confindustria Canavese a Ivrea, frutto di un lavoro congiunto tra l’associazione datoriale e il Digital Innovation Hub Piemonte (DIHP).

Un’indagine che arriva in un momento preciso, quasi obbligato. Perché l’IA, piaccia o no, ha smesso di essere una suggestione futuristica da slide e keynote motivazionali ed è entrata a pieno titolo nel lessico della competitività industriale. Oggi non chiedersi se adottarla, ma come farlo, è già una presa di posizione. E non sempre una rassicurante.

L’obiettivo dichiarato della survey è infatti quello di comprendere il livello di adozione, la percezione e la cosiddetta “readiness” delle imprese del territorio rispetto alle tecnologie di Intelligenza Artificiale. In altre parole: capire se il sistema produttivo canavesano è pronto, culturalmente e organizzativamente, a fare un salto che non è solo tecnologico, ma di metodo, visione e responsabilità. Perché l’IA non è un macchinario da installare, ma un cambio di paradigma.

La ricerca è stata promossa dal Gruppo ICT e dal Gruppo Aziende Metalmeccaniche e Manifatturiere di Confindustria Canavese e ha coinvolto 54 imprese appartenenti a diversi settori manifatturieri e dei servizi, con una netta prevalenza di piccole e medie imprese. Un dato tutt’altro che secondario, perché è proprio nelle PMI che l’Intelligenza Artificiale rischia di diventare una promessa affascinante ma difficile da mantenere, stretta tra risorse limitate, carenza di competenze interne e una naturale prudenza negli investimenti.

Il campione analizzato restituisce una fotografia piuttosto realistica del tessuto economico canavesano: imprese che non partono da zero, che hanno già investito in digitalizzazione e che, almeno sul piano infrastrutturale, mostrano una maturità diffusa. Ma anche aziende che si muovono con cautela quando si passa dalla tecnologia “di base” all’uso strategico dei dati e dell’Intelligenza Artificiale.

Ad aprire l’incontro di presentazione dei risultati sono stati Simonetta Sada, presidente del Gruppo ICT di Confindustria Canavese, e Alessandro Gruner, presidente del GAM – Gruppo Aziende Metalmeccaniche. E già dagli interventi introduttivi è emersa una consapevolezza chiara: il report non è un traguardo, ma un punto di partenza.

Simonetta Sada lo ha detto senza giri di parole: «Oggi non ci limitiamo a presentare dei dati: vogliamo creare un percorso, una collaborazione stabile tra imprese, associazione e partner tecnologici per rendere l’IA accessibile, responsabile e utile al nostro territorio». Un passaggio che chiarisce bene il senso dell’operazione: non una fotografia fine a sé stessa, ma uno strumento per orientare scelte future. Non a caso, Sada ha sottolineato l’importanza delle testimonianze aziendali e ha voluto ringraziare in modo esplicito gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore Olivetti di Ivrea, che hanno contribuito attivamente alla raccolta dei dati attraverso le interviste alle imprese. «Un esempio concreto di come scuola, territorio e imprese possano fare innovazione insieme», ha evidenziato. Un dettaglio che racconta anche un altro tema, spesso sottovalutato: la costruzione delle competenze parte molto prima dell’adozione delle tecnologie.

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Valeria Liuni

Valeria Liuni

Daniele Koetting

Daniele Koetting

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 Luisa Spairani

Sada e Gruner

Simonetta Sada e Alessandro Gruner

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Nel suo intervento, Alessandro Gruner ha invece messo l’accento su ciò che emerge con maggiore chiarezza dal report: il bisogno. «Dal report emerge un bisogno chiaro: le imprese chiedono supporto, strumenti concreti, esempi pratici e percorsi guidati», ha spiegato. Una frase che, letta tra le righe, racconta molto più di quanto sembri. Perché dietro la parola “supporto” c’è la difficoltà di orientarsi; dietro “strumenti concreti” c’è la distanza tra teoria e pratica; dietro “percorsi guidati” c’è la consapevolezza che l’Intelligenza Artificiale non si improvvisa.

Gruner ha poi richiamato l’attenzione sui programmi finanziati messi a disposizione dal Digital Innovation Hub Piemonte per avviare assessment e progetti di implementazione dell’IA, oltre alle iniziative dedicate alle imprese dell’istituto AI4I. Un passaggio cruciale, perché segnala come la sfida non sia solo culturale, ma anche economica: senza strumenti di accompagnamento, il rischio è che l’IA resti appannaggio di pochi.

Il cuore dell’incontro è stato affidato all’intervento di Marco Di Furia, Operations & Finance di DIHP, che ha illustrato nel dettaglio il report “L’intelligenza artificiale come leva per la competitività e la collettività” e i servizi finanziati disponibili per accompagnare le imprese nell’avvio di progetti concreti di Intelligenza Artificiale. Ed è qui che i numeri iniziano a raccontare una storia più complessa, fatta di luci e ombre.

Da un lato, il tessuto imprenditoriale canavesano appare tecnologicamente maturo sul piano infrastrutturale. Oltre il 94% delle aziende dichiara un livello di digitalizzazione medio o alto, con una diffusione molto elevata di sistemi gestionali ERP (87%) e strumenti di collaborazione digitale (83%). Dati che confermano come la digitalizzazione “di base” sia ormai acquisita e non rappresenti più un fattore distintivo.

Dall’altro lato, però, quando si entra nel terreno dell’approccio realmente data-driven, le percentuali iniziano a scendere. Business Intelligence è utilizzata dal 59% delle imprese, i CRM dal 50% e il cloud computing dal 48%. In altre parole, i dati vengono prodotti, ma non sempre analizzati, incrociati e valorizzati in modo sistematico. Una differenza tutt’altro che marginale, perché senza una solida cultura del dato l’Intelligenza Artificiale resta poco più di una promessa.

Il report lo dice chiaramente: il vero fattore abilitante per l’adozione dell’IA non è tanto la tecnologia, quanto la capacità di valorizzare e governare il dato. Molte aziende generano dati gestionali e produttivi, ma solo una quota più ridotta raccoglie in modo strutturato dati di qualità, di manutenzione o provenienti da sensori IoT. Ed è proprio qui che si gioca la possibilità di sviluppare applicazioni avanzate come la manutenzione predittiva, il controllo qualità automatico o il miglioramento dell’efficienza energetica.

Ancora più significativo è il dato sulla governance dell’Intelligenza Artificiale. Il 74% delle imprese non ha ancora definito prassi o policy interne sull’uso dell’IA. Un numero che pesa, soprattutto se si considera il contesto normativo in rapido cambiamento. L’assenza di regole interne non è solo una questione formale, ma il segnale di una tecnologia percepita come utile, ma ancora “esterna” ai processi decisionali e alla cultura aziendale.

Eppure, lo sguardo delle imprese è tutt’altro che pessimista. Oltre il 70% degli intervistati prevede che l’Intelligenza Artificiale avrà un impatto elevato sul proprio settore entro i prossimi cinque anni. Le aspettative si concentrano su tre ambiti principali: miglioramento dell’efficienza produttiva, supporto ai processi decisionali e automazione dei servizi interni e verso i clienti. Il sentiment che emerge dal report è quello di un “realismo ottimista”: interesse e consapevolezza del potenziale, accompagnati dalla richiesta di percorsi graduali, concreti e misurabili.

In questo scenario, il ruolo di Confindustria Canavese e del suo Digital Innovation Hub appare tutt’altro che secondario. Non semplici promotori di studi o momenti di confronto, ma soggetti chiamati a colmare il divario tra intenzioni dichiarate e applicazioni reali, attraverso assessment, sperimentazioni pilota, formazione e iniziative di matchmaking. Perché il rischio, altrimenti, è che l’Intelligenza Artificiale resti confinata nei report.

A chiudere la presentazione è stato l’intervento di Valeria Liuni, SUK Business Manager di AI4I, che ha illustrato le iniziative dell’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale nell’Industria di Torino a supporto delle imprese. Un ulteriore tassello in un ecosistema che prova a strutturarsi, consapevole che la sfida non è tecnologica, ma di sistema.

La sessione finale ha dato spazio alle testimonianze di due aziende canavesane che hanno già avviato l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nelle loro attività: Sertec Engineering Consulting Srl, rappresentata da Daniele Koetting, responsabile Area Strutture, e Net Surfing Srl, con l’intervento di Luisa Spairani, amministratore delegato con delega all’innovazione. Due esempi concreti che mostrano come l’IA, anche nel Canavese, stia lentamente uscendo dai documenti di analisi per entrare nei processi quotidiani delle imprese.

L’Intelligenza Artificiale, insomma, è ormai una presenza riconosciuta e attesa. Ora resta da capire quante aziende sapranno davvero trasformarla in una leva competitiva e quante, invece, rischiano di fermarsi un passo prima. È lì, in quella distanza tra consapevolezza e azione, che si giocherà la partita dei prossimi anni.

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