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Videosorveglianza a Borgaro, il sindaco chiude il confronto all'opposizione: “Non posso rispondere alle vostre insoddisfazioni". Scoppia la bufera

Undici telecamere da sostituire, mesi di ritardi e una replica che sposta il piano dal politico al personale

Videosorveglianza a Borgaro, il sindaco chiude il confronto all'opposizione: “Non posso rispondere alle vostre insoddisfazioni". Scoppia la bufera

Videosorveglianza a Borgaro, il sindaco chiude il confronto all'opposizione: “Non posso rispondere alle vostre insoddisfazioni". Scoppia la bufera

Il Sindaco di Borgaro sceglie di non rispondere. Lo fa nero su bianco, il 1° febbraio 2026, davanti a un’interrogazione consiliare su un tema cruciale come la videosorveglianza comunale. La risposta è una frase sola, che chiude ogni confronto: «La palese incapacità di soddisfare la vostra insoddisfazione mi suggerisce di evitare ulteriori risposte, considerando più che sufficienti le risposte fornite».

Non è uno scivolone. È una scelta politica.

La vicenda inizia il 4 novembre 2025, quando i consiglieri di Uniti per Cambiare depositano un’interrogazione con risposta scritta sullo stato delle telecamere comunali: dispositivi non funzionanti, posizionamenti incongrui, coperture inefficaci. Una richiesta lineare, nata da segnalazioni dei cittadini, che chiede di sapere quali telecamere non funzionano, con cosa verranno sostituite, secondo quali criteri e in quali tempi.

Per oltre due mesi non arriva nulla. Serve un sollecito formale perché il Sindaco risponda, il 20 gennaio 2026. Una risposta tecnica, piena di specifiche, che certifica l’esistenza di undici dispositivi da sostituire o manutenere, ma lascia aperta la questione centrale: come si è arrivati a un sistema così degradato.

È su questo punto che l’opposizione torna a chiedere conto, con un’interrogazione integrativa depositata il 28 gennaio. Non una polemica, ma una richiesta di chiarezza su atti amministrativi, responsabilità, manutenzioni mancate, zone scoperte, cronoprogrammi. Perché, come viene scritto nero su bianco, «un ritardo di oltre due mesi non è compatibile con il ruolo di garanzia del Consiglio comunale né con i principi di trasparenza e correttezza istituzionale». E perché, viene ricordato, «non si tratta di un caso isolato, ma di una prassi che finisce per svilire il confronto democratico».

Elisa Cibrario Romanin

La risposta del Sindaco, però, non entra nel merito. Non chiarisce. Non documenta. Non risponde alle nuove domande. Si limita a liquidare l’interrogazione come un problema di “insoddisfazione”. Un passaggio che il gruppo consiliare definisce senza giri di parole «del tutto fuori luogo», perché «trasforma un atto di controllo politico-amministrativo in una valutazione personale, allontanandosi dal piano istituzionale sul quale deve svolgersi il confronto democratico».

Nel frattempo, i fatti si accumulano. Il 12 gennaio 2026 i Carabinieri sequestrano armi da fuoco e oltre tre chili di hashish in una cantina occupata abusivamente. Un episodio che si inserisce in una sequenza già pesante: l’assalto esplosivo alla UniCredit di piazza Europa, l’esplosione davanti a un tabaccaio in via Caselle, i furti e i vandalismi alla scuola Carlo Levi, l’intrusione nei locali del Municipio, i danneggiamenti alle auto in sosta.

Nel comunicato diffuso il 5 febbraio, Uniti per Cambiare mette in fila i fatti e chiarisce il punto politico: «Siamo perfettamente consapevoli che fenomeni come il traffico di armi o di droga non possono essere prevenuti esclusivamente con l’installazione di telecamere». Ma, aggiungono, «episodi di questo tipo restano segnali gravi di un disagio e di una presenza delinquenziale che non possono essere sottovalutati». E in questo contesto, «il tema della videosorveglianza comunale assume un ruolo centrale come strumento di prevenzione, deterrenza e supporto alle indagini».

Da qui la domanda, che resta senza risposta: «Se a interrogazioni puntuali su uno strumento fondamentale come la videosorveglianza si risponde con fastidio e silenzio, con quale credibilità si pensa di affrontare un’escalation di episodi che coinvolge armi, esplosivi, furti e vandalismi?».

Non è una questione di toni. È una questione di ruoli. Come viene ricordato nella replica inviata al Sindaco il 1° febbraio, «Lei è Sindaco di tutta la comunità, non solo della maggioranza che la sostiene» e «fornire risposte puntuali, complete e verificabili non costituisce una concessione, ma un preciso dovere istituzionale».

La politica, qui, non è lo scontro. È la responsabilità di spiegare. E quando chi governa smette di rispondere, il problema non è l’insoddisfazione di chi fa domande. È il vuoto che resta davanti ai cittadini.

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